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Roma, 18 gen – Erano centinaia gli studenti romani che stamattina si sono dati appuntamento sotto il ministero della Pubblica Istruzione per protestare contro le nuove decisioni del governo sulla riapertura delle scuole. Una manifestazione senza colori e senza bandiere – se non il tricolore – indetta contro un esecutivo che da oltre un anno sembra più impegnato a negare il diritto all’istruzione e dare il «colpo di grazia» ad una scuola già morente, che non a trovare soluzioni per riaprire definitivamente e in sicurezza. Ad aderire alla protesta anche una moltitudine di ragazzi del Blocco Studentesco.

Un ritorno in classe a metà

Proprio nella giornata di oggi era previsto il ritorno tra i banchi per solo il 50% degli studenti del Lazio: il 60% di questi è entrato alle 8, il 40% alle 10. Con lezioni di circa 45, 50 minuti. La classica toppa peggiore del buco, troppo poco per chi è costretto alla didattica a distanza dal 5 novembre scorso. E del resto, vi sono forti dubbi che le misure adottate dal ministero per riaprire in sicurezza siano efficaci: è ancora tutto da risolvere il nodo trasporti, principale indiziati nella diffusione del contagio, «mitigato» con misure-tampone e corse aggiuntive che per gli studenti non sembrano essere sufficienti. 

Studenti stremati

Stamattina a urlare a squarciagola «il futuro dell’Italia siamo noi» c’era, come detto, il Blocco Studentesco. «La vostra incompetenza è la nostra guerra. Studente respira!», recitava lo striscione esposto tra decine di tricolori. Era tanta la rabbia dei ragazzi che stamattina urlavano il loro bisogno di tornare alla normalità. A fargli da pubblico uno stuolo di fotografi e un imponente – a tratti esagerato – schieramento di forze dell’ordine assiepate di fronte all’ingresso del Miur. Non ci stanno più, questi adolescenti, ad essere dipinti come il capro espiatorio della pandemia, i vettori silenziosi del virus, i killer di vecchietti. Sono stremati e alienati da un metodo che li priva di ogni contatto sociale, e che secondo alcuni studi provocherà danni incalcolabili all’istruzione e alla capacità di apprendimento degli studenti, danni che si riverbereranno in maniera tragica sul loro futuro, sociale e lavorativo. E di conseguenza, sul futuro del nostro Paese.

Blocco Studentesco accusa il Miur: la vostra incompetenza è la nostra guerra

«La misura è colma – inizia la nota diffusa dal Blocco Studentesco – colma da mesi di incapacità e deficienza del governo sul caso scuola e che finalmente ha richiamato gli studenti romani alla protesta. Di fronte al colpo di grazia dato dal Ministro Lucia Azzolina alla scuola pubblica con la recente decisione di mandare il 50% degli studenti a scuola e lasciare l’altra metà a casa».

La didattica a distanza è una mostruosità «che nega il concetto stesso di scuola ed apprendimento, ed è inaccettabile che sia usato come ripiego invece di muoversi sulla riapertura totale ed omnicomprensiva degli Istituti, investendo su edilizia scolastica e trasporti pubblici». Gli studenti esigono risposte chiare: «sono stanchi di essere usati come capro espiatorio di una pandemia e cavie di questa nuova didattica». «Ancora una volta – conclude la nota del Blocco studentesco – siamo al fianco degli studenti, dei ragazzi, dei giovani romani con il motto ‘Respira’: lo stesso che sta guidando in tutta Italia le proteste contro questo regime sanitario, lo stesso che ci guiderà fuori da questa situazione irreale».

La protesta del Blocco Studentesco





Centinaia di studenti protestano davanti al Miur

Cristina Gauri

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