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Roma, 3 feb – Non si sono ancora spenti gli echi della tragica vicenda della piccola Antonella, morta a dieci anni per una sfida su TikTok, che già si parla di un altro gioco social dalle conseguenze potenzialmente mortali: si chiama Planking Challenge, spopola tra i ragazzini e consiste nel lanciarsi contro un’auto in corsa mentre gli amici riprendono la scena con il cellulare. I filmati vengono poi condivisi sui social.

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Il Planking challenge approda in Italia 

Da poco approdata in Italia, gli ultimi episodi di questa sfida di cui si ha notizia sono avvenuti a Gallipoli, provincia di Lecce. I partecipanti della Planking challenge devono cogliere di sorpresa gli automobilisti e gettarsi contro i veicoli in marcia. A lanciare l’allarme, secondo quanto riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia – sono stati alcuni utenti Facebook, tramite segnalazioni sul gruppo cittadino. «Vorrei segnalare agli automobilisti – scrive Debora – che in Viale Europa ci sono ragazzini tra i 10 e i 12 anni che si nascondono dietro le auto parcheggiate e appena vedono i fari di un’auto si buttano letteralmente in mezzo alla strada». Il tutto accade un paio di ore prima del coprifuoco, tra le ore 20 e le 21.

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A questo proposito interviene Alessandro Leone, comandante della polizia locale: «Non abbiamo ricevuto denunce, ma è bene tenere alta l’attenzione. Non abbiamo molti elementi e ciò che possiamo fare è un’azione di prevenzione. Invitiamo i cittadini ad allertare immediatamente le forze dell’ordine se dovessero assistere a questi episodi e non solo a scriverlo in rete. Solo così potremmo intervenire in fretta e capire di cosa si tratta». I fatti di Gallipoli non sono episodi inediti. Già nell’ottobre scorso alcuni teenager napoletani si erano cimentati con il Planking challenge, postando dei video su TikTok.

Parla la psicologa 

«In questo tempo di isolamento e solitudine i ragazzi si sono ritrovati da un eccesso di attività e impegni, a troppo tempo da riempire», spiega la psicologa Gabriella Nenna. «In queste condizioni la definizione del sé sociale avviene tramite i social che sono diventati il bar o la strada in cui prima ci si incontrava. Questo strumento è utilizzato per respingere la solitudine e dimostrare qualcosa agli altri, per competere», prosegue. «Ma il limite spesso non viene compreso dai ragazzini e quella che è una vera e propria prova di pericolo per loro è un gioco. Bisogna interrogarsi sulle dinamiche che scatenano questo percorso».

Cristina Gauri 

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