Roma, 22 lug — La scritta «Tito», a caratteri cubitali e a sfregio dei martiri delle Foibe ha fatto la sua comparsa nei giorni scorsi sopra il borgo di Rifembergo, una località di Nova Gorica, in Slovenia, a poco più di dieci km da Gorizia e dal confine italiano. La «manina» autrice dello scempio (con il — fatto gravissimo — benestare dell’amministrazione comunale) è quella di un gruppo di giovani nostalgici e cultori del maresciallo-macellaio che ordinò gli eccidi di migliaia di italiani. La scritta è stata realizzata ancorando dei massi al suolo e disboscando una vasta area di terreno.

L’oscena scritta “Tito” a pochi km da Gorizia 

A renderlo noto su Facebook è l‘Unione degli Istriani, dopo aver raccolto la segnalazione di un gruppo di italiani in vacanza in Slovenia. «Cari Amici», denuncia l’associazione, «Ci giunge la segnalazione della comparsa, con tanto di disboscamento preliminare, di una nuovissima scritta inneggiante al Maresciallo Tito sopra il borgo di Rifembergo. A metà strada tra Trieste e Gorizia. A realizzarla, con il compiacimento ed il benestare della locale amministrazione comunale, un gruppo di giovani nostalgici del capo di tutti i criminali di guerra jugoslavi». Per comporre la scritta, fa notare l’Unione, gli autori non si sono fatti scrupolo di rovinare «l’ameno paesaggio costituito anche dal sottostante, omonimo castello medievale».

L’indecente sostegno dell’amministrazione comunale 

Lo stesso castello venne «bruciato dai partigiani seguaci del citato criminale comunista. Che prima lo diedero alle fiamme dopo averlo depredato; e poi lo espropriarono ai nobili Lantieri, che lo possedevano da oltre 400 anni». Uno dei sopravvissuti all’incendio appiccato dai partigiani di Tito era proprio Massimo Lacota, oggi presidente dell’Unione istriani. L’Unione sottolinea l’indecenza del «sostegno delle autorità locali» alla realizzazione della scritta «Tito». Le stesse «che poi sostengono anche il progetto di Gorizia/Nova Gorica Capitale europea della Cultura 2025». A triste riprova del fatto che «oltreconfine, la figura del Satrapo di Belgrado è ancora attuale».

Non è un caso isolato

Eppure, ricorda Lacota al Giornale, «Ricordo sommessamente che appena due anni fa il presidente sloveno Borut Pahor teneva per mano Mattarella davanti alla foiba di Basovizza. Se quel gesto rispecchiasse davvero il sentimenti e le intenzioni delle autorità di Lubiana, uno scempio del genere non verrebbe tollerato». L’iniziativa dei piccoli «titini in erba» non è purtroppo un caso isolato: Lacota informa che «lungo il confine sloveno esistono già due scritte analoghe a questa: una sul monte Sabotino e una sul monte Cocusso. Sono decenni che ne chiediamo la rimozione. Ovviamente nessuno ha mai provveduto». Per i martiri del maresciallo ancora non c’è pace.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteCovid, ci mancavano solo i tamponi cutanei
Articolo successivoPelù e Lapo Elkann, i vip piagnucoloni che amano Draghi
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

Commenta