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Roma, 25 set – Dopo il deputato di FdI Andrea Delmastro anche Vittorio Sgarbi prende posizione contro la Convenzione di Faro definendola «una schifezza del convenzionalismo politicamente corretto». Così il critico commenta ai microfoni di Adnkronos il via libera definitivo al ddl di ratifica della Convenzione, che introduce il pericoloso concetto della necessità di porre limitazioni alla fruizione del nostro patrimonio artistico e culturale per non offendere altrui culture. «Stare lì a contare se Pasolini ha detto delle cose che sono politicamente corrette o scandalose è una cabina di monitoraggio, un’idea della censura della libertà di pensiero e della creatività, per cui è sbagliato il principio, seppur in nome di valori condivisi», puntualizza il sindaco di Sutri.

Un suicidio culturale

Sgarbi porta l’esempio del sindaco di Firenze Dario Nardella, che fece modificare il finale della Carmen al Maggio Fiorentino: «Prova ne é che il povero Nardella in ordine al tema del femminicidio fece cambiare il finale della Carmen. Questo è il rischio: la contaminazione per cui si censura che so, Don Rodrigo. Io sono assolutamente contro la convenzione». Ieri ha suscitato grande preoccupazione e sdegno il concetto espresso dall’articolo 7 della Convenzione, in cui è scritto che sarà necessario «stabilire procedimenti di conciliazione per gestire equamente situazioni dove valori fra loro contraddittori siano attribuiti allo stesso da comunità diverse». Un vero e proprio suicidio culturale, che ci rende ostaggi sottomessi alle sensibilità della cultura allogena di turno e spazza via la nostra identità artistica.

Superfluo e pericoloso

Si tratta in definitiva di uno strumento non solo superfluo, ma davvero pericoloso perché sembra aprire la strada a ipotesi nemmeno tanto velate di sottomissione, tanto ai dogmi del politicamente corretto quanto alle lamentele delle solite «minoranze oppresse»: «Basta la consapevolezza del patrimonio, bastano i valori condivisi dell’Unesco, che la legge italiana tutela e che ci garantisce». Una legge sovranazionale «che stabilisce quello che è bene per tutti, è chiaro che ha delle controindicazioni. Se io ho una commedia in cui c’è un cameriere nero, cosa faccio, la censuro? Se ho un affresco di Giovanni da Modena in cui c’è Maometto, lo cancello? Il rischio è alto», conclude.

Cristina Gauri

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