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Terremoto in Vaticano, il cardinale Becciu si è dimesso. L’ombra di speculazioni con i soldi della Santa Sede

by Ludovica Colli
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Città del Vaticano, 25 set – Un terremoto scuote il Vaticano. Il cardinale Angelo Becciu si è dimesso e ha rinunciato al cardinalato. Lo comunica la Sala stampa della Santa Sede. “Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu”, si legge nella nota. L’ormai ex cardinale profondamente amareggiato non rilascia dichiarazioni. Rispondendo all’AdnKronos dopo le dimissioni afferma con la voce rotta dall’emozione: “Preferisco il silenzio“.

Lo scandalo dell’immobile di lusso comprato a Londra

La notizia è clamorosa, anche perché nessuno per adesso conosce le motivazioni di un provvedimento così duro, maturato – secondo quanto riporta l’Ansa – nel corso di una “udienza choc” con papa Francesco. Quello che si sa è che di recente il nome di Becciu era stato fatto in merito allo scandalo della compravendita, da parte della Segreteria di Stato vaticana, di un immobile al centro di Londra. Sula vicenda è in corso una inchiesta della magistratura vaticana, in cui però il porporato non risulta indagato, sebbene all’epoca dei fatti fosse in carica come sostituto delle Segreteria di Stato. Becciu in proposito più volte ha difeso pubblicamente il proprio operato: “Ho la coscienza a posto e so di aver agito sempre nell’interesse della Santa Sede e mai mio personale. Chi mi conosce da vicino lo può attestare”, aveva dichiarato, respingendo ogni accusa.

Speculazioni negli anni con i soldi dello Ior e dell’Obolo di San Pietro

La magistratura vaticana sta indagando anche sull’ipotesi – respinta da Becciu – che si fosse deciso di finanziare in parte Athena Capital Global Opportunities Fund del noto finanziere Raffaele Mincione proprietario dell’immobile a Londra con i soldi dello Ior e dell’Obolo di San Pietro, destinando dunque a operazioni speculative somme possedute con vincolo di scopo per il sostegno delle attività caritatevoli. L’immobile di lusso è stato acquistato dalla Santa Sede per circa 200 milioni di euro. Becciu ha sempre difeso l’operazione, sottolineando come il palazzo si fosse “molto rivalutato dopo la Brexit”, rivelandosi un buon investimento per il Vaticano. Ci sono inoltre altre ricostruzioni – come quella dell’Espresso – secondo cui il porporato avrebbe negli anni dirottato i soldi dell’Obolo e della Cei non solo in operazioni speculative ma anche a favore di cooperative in Sardegna gestite dai suoi fratelli.

Quel conto della Santa Sede che ha fatto cadere tante teste

Certo è che con il provvedimento di Bergoglio, che lascia presumere che agli occhi del Pontefice Becciu sia colpevole, forse non si conoscerà mai la verità in merito alle responsabilità effettive del porporato. Nel conto in questione confluivano soldi da più parti e ne uscivano altrettanti. Da quando il Papa ha voluto che si indagasse sui movimenti sono cadute già altre teste. Come monsignor Mauro Carlino, suo ex segretario, “emissario” della Segreteria di Stato nella trattativa con il broker Gianluigi Torzi, indagato per estorsione in concorso con Torzi, Enrico Crasso e Fabrizio Tirabassi. Ma c’è anche monsignor Alberto Perlasca, responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato, indagato per peculato in concorso con Torzi, Tirabassi, Crasso e Mincione. Oltre ovviamente a Crasso, l’uomo a cui Becciu ha affidato per intero le casse vaticane. Perlasca, Tirabassi, Carlino e un altro stretto collaboratore di Becciu, Vincenzo Mauriello, oltre al direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza, sono stati licenziati dal Papa il 1 maggio 2020, a seguito della perquisizione negli Uffici della Segreteria di Stato. E ora è caduta la testa più importante.

Il precedente con papa Pio XI

Un caso analogo a quello del cardinale Becciu risale all’epoca del pontificato di Papa Pio XI (1922-1939) che fece dimettere il cardinale francese Louis Bouyer. Lo ricorda all’AdnKronos don Davide Scito, docente di Diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce. “In quel caso – osserva – fu per motivi dottrinali. In questo caso, in attesa di ulteriori notizie, si può presumere si tratti delle implicazioni legate all’affare del palazzo londinese”. Per il canonista il dato di rilievo è che “ora si colpiscono anche i pesci grossi. Segno che non si salva nemmeno chi sta in alto”. La lista delle epurazioni di Bergoglio in effetti si allunga sempre più.

Becciu resta cardinale, ma senza i diritti connessi alla carica. Ciò significa che non potrà più entrare in un eventuale conclave ed eleggere il Papa, né essere membro dei dicasteri della Curia romana.

Ludovica Colli

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