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Roma 18 feb – La Pa ha ora la sua neolingua orwelliana. Il governo ha infatti varato le nuove linee guida sui “termini appropriati” da utilizzare nei documenti pubblici della Pubblica amministrazione. E, come si poteva immaginare, è un trionfo di ridicolaggini politicamente corrette. Del resto l’attacco al linguaggio è una delle armi più rodate del pensiero unico.

Secondo quanto riportato da La Verità, l’esecutivo giallorosso lamentava l’esubero di termini “razzisti e sessisti” nel linguaggio burocratico. Inammissibile, una vera e propria piaga di cui era prioritario occuparsi. Detto, fatto: la soluzione è stata affidata alla task force composta dal ministro (o ministra? ministressa?) Fabiana Dadone e dall’Accademia della Crusca – che del femminismo linguistico ha fatto ormai da anni la sua bandiera – che hanno stretto un accordo “per favorire il buon uso della lingua italiana nella comunicazione con i cittadini” e archiviare il medioevo maschilista e xenofobo in cui giaceva il burocratese.

I curatori dei contenuti dei siti o dei servizi digitali pubblici devono seguire le seguenti indicazioni: “Declina i termini al femminile quando la persona che ricopre l’ incarico è donna, tranne quando i termini sono adatti sia al maschile che al femminile (es. presidente)”. Se un ministro è donna, bisogna scrivere “ministra”, e lo stesso vale per “la sindaca, la architetta, la giudice, la ambasciatrice, la presidente, la dirigente”. Una cacofonia inaccettabile, ma almeno la parità dei diritti è salva.

Vi è poi un paragrafo curiosamente relativo all’”identità culturale”. C’è quasi da sobbalzare sulla sedia: l’esecutivo giallofucsia che parla di “identità”? Che droga hanno preso? Ma basta leggere la prima riga per capire che è tutto nella norma: si tratta dell’identità degli immigrati, mica la nostra, non scherziamo: “Usa i termini più appropriati per distinguere correttamente tra persone richiedenti asilo politico, rifugiati, migranti irregolari. Evita ogni forma di generalizzazione legata a origine, etnia, religione e cultura”. Il vademecum porta il seguente esempio pratico: “Nella notte sono sbarcate circa 30 persone“. Non usare: “Nella notte sono sbarcati circa 30 clandestini”.

Ultimo ma non meno importante, Segue la raccomandazione sull’utilizzo di un “linguaggio inclusivo” orientato verso le persone “a prescindere dal genere, l’ orientamento sessuale, la nazionalità o le origini, la religione o altre caratteristiche fisiche o psicologiche”. E poi: “Quando crei contenuti (per es. immagini o testi) che riguardano le persone, evita di banalizzare la complessità e non usare stereotipi. Quando fornisci degli esempi a un testo, evita di preferire un genere a un altro”. Non vorremmo mai essere nei panni di quei poveretti che si troveranno a calpestare questo campo minato lessicale. 

Cristina Gauri

5 Commenti

  1. E li paghiamo per questo?! Non sanno neppure il significato etimologico dei termini e ci insegnano a noi come parlare mentre loro pensano in tutt’ altro modo?! Evita di definire etnia, religione e cultura?! Mi ricordano gli Svizzeri che quando capivano che uno era mussulmano, non trascrivevano, ma bocciavano. Loro, ovviamente, fanno il contrario ma il modus operandi è il medesimo.

  2. Casomai “sindachessa” , ma meglio signora sindaco , l’ ITALIANO NON è un’ opinione …..

    il “petaloso” (etimologia da peto ? scorreggia ??) rifugiato …. non cambia il fatto che siano
    CLANDESTINI NON IDENTIFICATI !!!!!!

    cari GrulloCattoKom se chiami la merda in un altro modo ….. non cambia i suo STATUS ,
    sempre MERDA rimane …… puzza sempre e non è commestibile …..

    Manco siete originali ….. ricordate l’ Inghilterra Vittoriana . Ipocritamente portata all’ eufemismo .

    per gli IGNORANTI sinistrati , eufemismo :

    La sostituzione di un’espressione propria e abituale con una attenuata o alterata, suggerita da scrupolo morale o religioso o da riguardosità: per es. alienato per pazzo ; andarsene per morire ; gli legano i polsi con certi ordigni, per quell’ipocrita figura d’eufemismo, chiamati manichini (Manzoni).

    •Anche, la parola o locuzione adoperata in luogo di quella propria.

    anche SINISTRO …. non è NULLA di BUONO !!!!
    😂😂😂🤣

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