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Palermo, 23 mar – Tanto tuonò che piovve! Non poteva restare senza conseguenze la scellerata gestione degli sbarchi. Le braccia aperte ed accoglienti nuociono a un’Italia in ginocchio a causa del Covid-19 e delle mille restrizioni alla parte produttiva e sana della nostra Nazione. Ma a piangere le conseguenze è soprattutto la Sicilia, terra di primo approdo e a quanto pare terra disposta a mettere in gioco le proprie libertà per agevolare questo mercato degli schiavi 3.0.



Sicilia, i numeri sugli sbarchi e il Covid

La considerazione a monte non è peregrina perché se andiamo a vedere dove questi soggetti si collocano nella scala sociale e delle opportunità italiane, non possiamo che trovarli nella manovalanza dell’agricoltura dei caporalati, della delinquenza o di nuove forme di malavita autogestita. Adesso, proprio per non farci mancare nulla, l’emergenza non è solo della criminalità e di reati che aumentano, ma è sanitaria a causa del Covid. Forse a qualcuno è sfuggito che quando ogni venerdì si tirano i conti per vedere come procede la curva dei contagi, dei decessi, dei ricoveri e così via, nei numeri della Sicilia pesano, eccome, quelli dei clandestini venuti dal mare. I numeri, quei segni apparentemente freddi, ma dietro cui, invece iniziano a celarsi disperazione e rassegnazione dei siciliani perbene che a pandemia finita non potranno riaprire veramente le loro attività, e non per imposizione di Conte o di Draghi, ma per fallimento.

Un immigrato su 5 è positivo al Covid

Ecco dove monta la rabbia e la protesta che nello scorso fine settimana ha visto il volantinaggio delle Mascherine Tricolori Sicilia nelle città di Palermo e Siracusa, e che proseguirà nei prossimi giorni, toccando tutti gli angoli della Trinacria. La riflessione è nata proprio dalle cifre, pubbliche ed ufficiali ma che in molti non credono sia opportuno divulgare. Partiamo dal primo dato in nostro possesso: gli sbarchi in Sicilia. Dall’1 gennaio al 22 marzo 2021 sono 6068 ( nello stesso periodo nel 2020 furono 2750, addirittura nel 2019 invece 398) e già questo basterebbe a far drizzare i capelli; ma la cosa più grave e che da un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Libero, 1 su 5 è positivo al Covid-19. E qui ci fermiamo per fare una prima considerazione tornando alle cifre: in Sicilia, dato aggiornato al 28 febbraio 2021, sul totale di 6659 immigrati “ospiti”, 321 si trovano negli Hotspot ( Lampedusa, Pozzallo e Messina ), 2657 nei Centri di accoglienza (Caltanissetta e Messina), 3681 nei SAI ( Sistema d’Accoglienza e Integrazione) che coinvolge piccole e grandi strutture reperite dalle Prefetture lungo tutta la Trinacria.

Contagi e varianti

Il numero ovviamente oscilla perchè esistono anche i trasferimenti di alcune unità ed ovviamente quei clandestini che sono arrivati lo scorso anno e che ancora si trovano sul nostro suolo. Quindi con un facile calcolo sarebbero 7000 circa ( solo a marzo ci sono stati 1019 nuovi clandestini sbarcati ) che prendendo per buona la ricerca di Libero, sarebbero 1400 positivi al Covid, sottratti agli attuali positivi in Sicilia che sono 16.192, fa 14.792. Ora facciamo un altro calcolo che meglio ci spiega questa grave situazione, potenzialmente molto esplosiva e che forse in pochi stanno attenzionando; se i residenti positivi li mettiamo a confronto con il numero della popolazione siciliana, 5 milioni, la percentuale di attuali positivi è dello 0,29%.

Le difficoltà del sistema sanitario

E la percentuale di positività al Covid degli immigrati? Il 20% tondo tondo. E a questo punto ci facciamo una domanda: se nel 2020 il mese con più sbarchi fu luglio ( 7062 ), e quest’anno solo marzo ne ha visti arrivare 6068 (quasi tre volte in più del 2020), e siamo ancora a giorno 23 ( a proposito la Ocean Viking con 116 clandestini a bordo e già 5 positivi al covid acclarati, è già al largo di Siracusa, direzione Augusta dove approderà a breve); ci dobbiamo aspettare per luglio 2021 di superare i ventimila arrivi in un sol mese, con conseguente dato sui positivi al Covid-19? Possiamo reggerlo? Il nostro sistema sanitario fa già molta fatica in tempi di pace, perché dobbiamo prendere in carico quest’altro, grave problema? E non è mica finita qui; non meno importante è la nazionalità di queste persone.

Fughe dai centri di accoglienza e paura

Lo Stato più rappresentato sull’ipotetico podio è la Costa D’Avorio con 960 immigrati, seguito a ruota dalla Tunisia con 819, che certo non possiamo definire profughi, e la Guinea con 650. Già la Guinea, proprio il Paese da dove arriva il positivo alla variante nigeriana; ospite in una struttura messinese è fuggito con un altro ma, fortunatamente, sono stati rintracciati e sottoposti al tampone, da qui la scoperta nel laboratorio di diagnostica molecolare del Policlinico di Messina. Su questo dovremmo aprire altri due capitoli, uno riguardante le fughe dai centri di accoglienza in Sicilia e di cui non stiamo a sottolinearne la gravità, Messina, come Siculiana, come Casteltermini, come Pozzallo (per citare solo le più recenti), come chi si è lanciato pure dalle navi quarantena; altro capitolo è proprio la questione delle varianti del Covid. Con una premessa che troviamo sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità: “per poter distinguere se un’infezione è determinata da una variante, è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto “sequenziamento”, tramite il quale si determina la composizione esatta del genoma del virus.

Il sequenziamento non è un’analisi a disposizione del pubblico, ma è un tipo di test che viene effettuato solo in centri specializzati per motivi di sanità pubblica”. E’ un azzardo ipotizzare che ce ne siano tanti altri in Sicilia? Quello che si conosce di questa variante, delle fasce d’età che colpisce maggiormente, e della efficacia o meno dei vaccini in uso, nulla ancora è noto, ma non vorremmo che la Sicilia diventasse avamposto anche di questo!

Emanuela Volcan

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