Roma, 18 gen — Si è spenta ieri mattina per un’improvvisa crisi respiratoria Silvana, la mamma di Stefano Recchioni, uno dei martiri della strage di Acca Larenzia ammazzati nel 1978 per mano dei terroristi rossi e di un carabiniere in borghese.

E’ morta la mamma di Stefano Recchioni

Silvana Pierangelini Recchioni, 91 anni compiuti sabato scorso, era una donna schiva e un’artista raffinata specializzata nella raffigurazione di angeli. E’ autrice di un bassorilievo in bronzo posto sulla tomba che custodisce le spoglie di Stefano e di suo padre, al cimitero capitolino del Verano. Non ha mai messo il proprio dramma in mostra e ha convissuto con il suo dolore della perdita di un figlio per 44 anni. Una morte sconcertante per cui non ebbe mai giustizia, come non ebbero giustizia tante altre madri che in quegli anni si ritrovarono a seppellire i propri figli caduti vittime dell’odio comunista.

La strage

Stefano Recchioni fu la terza vittima della strage di Acca Larenzia. Morì a 17 anni, ammazzato da un colpo alla testa partito dall’arma di un carabiniere che sparò ad altezza d’uomo, incapace di gestire la folla di militanti romani accorsi dopo l’omicidio di Bigonzetti e Ciavatta, falciati qualche ora prima da un commando comunista. Stavano uscendo dalla sede missina di via Acca Larenzia quando furono freddati da una mitraglietta Scorpion. L’agguato fu in seguito rivendicato dai Nuclei Armati per il contropotere territoriale. Alla notizia della strage Stefano Recchioni, giovanissimo militante del fronte della Gioventù di Colle Oppio, era accorso sul luogo del martirio. Con lui tutta la moltitudine dei militanti capitolini, in preda allo sgomento e alla disperazione. Stefano entrò in coma e morì 24 ore dopo.

Ieri Silvana ha raggiunto il suo Stefano. I funerali si terranno a Roma, mercoledì 19 gennaio alle ore 12 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, in piazza Esedra.

Rampelli: fare giustizia

Nell’apprendere la notizia commenta così il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia): «L’auspicio è che quella giustizia negata possa ancora essere conquistata e assicurata almeno alla storia d’Italia, visto che ormai molti genitori affranti per la perdita dei loro figli negli anni ‘70 sono scomparsi e non l’hanno potuta conoscere. Faccio appello a tutti i partiti affinché venga istituita finalmente la commissione d’inchiesta sulla violenza politica negli anni di piombo, perché se la giustizia ormai sembra un’irraggiungibile chimera, almeno si conosca la verità. E una commissione d’inchiesta può aspirare a svelare la verità su quegli anni di sangue e di dolore».

Cristina Gauri

 

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