Roma, 18 gen – “I positivi non possono votare“: il presidente della Camera Roberto Fico entra a gamba tesa nella partita per il Quirinale e scoppia la polemica. Intanto i costituzionalisti dicono che i grandi elettori devono poter votare per il prossimo presidente della Repubblica a prescindere dal Covid. Ma il compagno Fico dice che “a norma di legge non si può” e che è in corso un’istruttoria per venirne a capo. Lo scontro è ovviamente politico: il centrodestra chiede che votino anche i positivi. Il centrosinistra, che parte svantaggiato perché ha meno grandi elettori, invece la butta sulla salute, tanto per cambiare.

Fico: “A norma di legge, positivi non votano per il Quirinale. Aperta istruttoria”

Alla quarta votazione, quando sapremo se Berlusconi avrà i 505 voti necessari per andare al Colle (sempre se non avrà rinunciato prima, indicando il candidato del centrodestra), potrebbero mancare all’appello i grandi elettori positivi al tampone e in quarantena. E’ questo il nodo da sciogliere. L’istruttoria dovrà valutare se i grandi elettori con febbre, ma negativi al tampone, potranno votare per l’elezione del capo dello Stato. Gli uffici di Montecitorio sono all’opera. Ma allo stato attuale non è sicuro che quei voti potranno essere conteggiati, come chiede il centrodestra, preoccupato di raggiungere il quorum nel caso di candidatura di Berlusconi. Dal canto suo, il leader di Forza Italia quantifica in 35 i voti a suo favore mancanti in caso di accesso negato a chi ha la febbre.

Centrodestra e Iv contrari: “Positivi devono votare”

Schierata con il centrodestra anche Italia Viva. Obiettivo: evitare di mandare sprecate quelle circa 40 schede di positivi o in quarantena. Tra le ipotesi al vaglio, un centro Covid trasformato in seggio elettorale oppure il voto porta a porta, peraltro previsto per le elezioni “normali”. Fico però ha messo le mani avanti per possibili criticità costituzionali e regolamentari del voto non in presenza e sui limiti delle norme sanitarie. Pd, M5S e LeU – i giallofucsia, per intenderci – si dicono (che strano…) preoccupati che “l’elezione del capo dello Stato possa trasformarsi in un focolaio di contagio del Covid”.

Per i costituzionalisti Fico sbaglia: “Grandi elettori devono poter votare, altrimenti è vulnus per la democrazia”

Mentre imperversa la polemica, i costituzionalisti dal canto loro non hanno dubbi: tutti i grandi elettori devono essere messi in condizione di votare. Stiamo parlando di tre presidenti emeriti della Consulta – Morelli, Mirabelli, Baldassarre – e un illustre costituzionalista come Giovanni Guzzetta. Tutti loro ipotizzano, nel caso prevalesse la linea del compagno Fico, un ricorso alla Corte Costituzionale. “Sarebbe opportuno far votare anche i parlamentari positivi al Covid. Il regolamento della Camera dovrebbe prevedere giuridicamente delle modalità che lo consentano”, altrimenti saremmo in presenza di “un vulnus per la democrazia“, avverte Mario Rosario Morelli.

Morelli: “Nessun problema per modificare regolamento”

“Ricordo che quando ho presieduto la Corte Costituzionale – aggiunge il successore della Cartabia alla guida della Consulta – abbiamo in pochi giorni messo a punto un sistema di udienze, parte in presenza e parte da remoto, sia per i giudici che avessero problemi di Covid, sia per gli avvocati. Giuridicamente per la Camera non c’è nessun problema per consentire una modalità di voto di questo tipo, modificando il regolamento“. Altra questione, i ricorsi di chi non ha potuto votare per il capo dello Stato. In merito Morelli fa presente che “il parlamentare a cui viene impedito di votare potrebbe agire in tal senso. Ecco perché sicuramente è meglio risolvere il problema alla fonte, la democrazia ne uscirebbe vincitrice”.

Guzzetta: “Serve un decreto ad hoc per far votare i positivi”

Per Giovanni Guzzetta, professore di Diritto pubblico all’Università Tor Vergata, la soluzione c’è: un decreto ad hoc (se i tempi tecnici lo consentono). “Un decreto ad hoc per permettere al grande elettore positivo di uscire dall’isolamento, e poi una disciplina parlamentare, perché questa è competenza del parlamento, per consentirgli di votare in sicurezza, sua e degli altri”.

Mirabelli: “Non devono esserci impedimenti a volontà elettore”

Al contrario, Cesare Mirabelli si chiede: “Cosa succederebbe se, nonostante il divieto, un parlamentare in quarantena si recasse alla sede del Parlamento per partecipare alle operazioni. Gli sarebbe impedito in qualche modo l’ingresso? Mi chiedo, allora, se non sia opportuno riflettere su quali possano essere le modalità che consentano l’esercizio di questo diritto-dovere. Libero ovviamente poi il parlamentare, le cui condizioni di salute gli impediscono di muoversi, di non partecipare. Ma allora è una scelta propria del parlamentare, come può avvenire liberamente, e non un impedimento esterno alla sua volontà“, precisa Mirabelli, presidente della Consulta nel 2000.

Baldassarre: “Fico non all’altezza del suo compito”

Chi condanna senza appello il presidente della Camera è infine Antonio Baldassarre, presidente della Consulta nel 1995. “Non c’è dubbio” che se si andasse al voto per il nuovo presidente della Repubblica senza la partecipazione dei parlamentari positivi, “si potrebbe prevedere un ricorso davanti alla Consulta. Anche se è auspicabile di no, però è possibile. Qui si dicono – fa presente Baldassarre – delle cose per complicare la situazione anziché semplificarla“. Poi l’attacco a Fico: “E’ una dimostrazione di incapacità, la dimostrazione che ci sono leader politici non all’altezza del loro compito. Sono brutale e forte in queste espressioni ma è assai imprudente quello che ha detto il presidente della Camera”.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Il presidente della camera è un primus inter pares, quindi o lo zittiscono, o lo cacciano oppure la maggioranza dei parlamentari la pensa come lui. Non a caso da anni quel ruolo è ricoperto da uno peggio dell’ altro e i non risultati si vedono…

  2. . “……La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato»

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