Roma, 23 mag – Cos’è una fake news? Concetto sulfureo, di difficile se non impossibile definizione. Ma sempre utile per giustificare, non senza una buona dose di autoreferenzialità, il fatto di sentire sempre meno la terra sotto i propri piedi. E così, come una bestia ferita, anche Il Sole 24 Ore si getta nell’agone della lotta alla loro diffusione.

La sedicente “ricerca”

Lo spunto è uno studio condotto da The Computational Propaganda Project, istituto di ricerca britannico che ha monitorato l’attività sui social (specialmente Twitter) nel corso delle ultime settimane di campagna elettorale.


Primo risultato: i presunti hacker russi non sembrano così in forma come un tempo, tanto da essere seguiti solo da un’irrilevante e sparuto gruppo di utenti. Curioso, dato che non più tardi di tre anni fa avrebbero giocato un ruolo fondamentale nell’elezione di Trump mentre adesso non riescono neanche a scalfire la superficie della propaganda per le prossime europee. Delle due l’una: o sono davvero il potente braccio armato del Cremlino oppure rappresentano l’ennesima giustificazione per chi non sa (o non vuole) spiegare una realtà che non segue più la fiacca propaganda mainstream.

Il secondo risultato è invece una sorta di lista di proscrizione dei siti accusati di diffondere bufale che il quotidiano confindustriale sposa appieno. Ebbene, in questo elenco – che comprende fra gli altri anche scenarieconomici.it, dell’economista Antonio Rinaldi dove scriveva anche l’ex ministro Paolo Savona – compare anche la nostra testata.

Fake news a firma Sole 24 Ore

La domanda sorge dunque spontanea. Come siamo messi dalle parti di via Monte Rosa a livello di affidabilità dell’informazione? Maluccio.

Anche volendo prescindere dalle bufale che fanno capolino in prima pagina, lo storico lenzuolo salmonato dovrebbe forse guardare in casa propria prima di spandere giudizi urbi et orbi. Non più tardi dello scorso 30 aprile, infatti, l’assemblea dei soci ha deciso di procedere con l’azione dei responsabilità nei confronti dell’ex presidente Benito Benedini, dell’ex Ceo Donatella Treu e dell’ex direttore Roberto Napoletano (noto alle cronache per il titolo a pagine intera “Fate presto” che spianò la strada al colpo di Stato a firma Napolitano-Monti), con l’accusa di aver cagionato un danno che sfiora i 5 milioni di euro.

La squallida vicenda delle copie taroccate

La vicenda è nota e riguarda lo scandalo delle copie digitali fasulle (a proposito di “fake”) che, almeno fino al 2016, il quotidiano iscriveva a bilancio con l’unico obiettivo di gonfiarne l’ammontare falsando dunque il mercato pubblicitario. Una vera e propria truffa per la quale la Procura di Milano ha chiesto lo scorso gennaio il rinvio a giudizio degli ex vertici con l’accusa di false comunicazioni sociali. A febbraio intanto si è mossa anche la Consob, che ha comminato multe per un totale di 1,75 milioni ai protagonisti della vicenda. Sole 24 Ore compreso, destinatario di una sanzione da 140mila euro.

Non parliamo di piccoli numeri. Stando ai dati Ads fino al 2015 le copie digitali assommavano a 244mila, per poi crollare l’anno successivo ed attestarsi a poco più di 85mila. Depurata dalla componente della truffa – peraltro magnificata quasi quotidianamente dalle colonne del Sole, che non esitava a fornire i risultati di questo presunto record di diffusione digitale, altra fake news “fatta in casa” – insomma, la bolla si sgonfiava. E non meglio va per quanto riguarda l’edizione cartacea, che nel corso degli ultimi cinque anni è passata dalle 343mila copie del 2013 alle 167mila del 2018. Un tracollo di oltre il 50% che ha pesato e continua a pesare su bilanci sempre più in difficoltà. Tanto che in redazione si è persino assistito a più di qualche sciopero, pratica che quando erano “gli altri” a condurla veniva dai giornalisti stessi stigmatizzata come un retaggio di un passato che doveva inchinarsi alle meravigliose sorti e progressive dell’euro e del nuovo ordine liberista.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. È palese che i siti e le associazioni (vedi ad esempio quegli altri raccontaballe di Butac) che elencano il primato fra i siti di bufalari non sono altro che i soliti guardiaporta del pensiero unico. Sinceramente al primato ho visto pubblicare ben poche notizie infondate, ed è evidente che il loro unico intento è di punire i brutti fascisti cattivi.

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