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Roma, 5 mag — Via i termini e le locuzioni in inglese dagli atti amministrativi del Comune di Soncino: da oggi verrà utilizzato esclusivamente il caro, vecchio — meraviglioso — italiano. E’ infatti passata la mozione, presentata dal presidente del Consiglio comunale Federica Brizio, in quota Fratelli d’Italia, con oggetto: Dante e lingua italiana. Un documento che sollecita a «promuovere l’utilizzo della lingua italiana negli atti della politica».



A Soncino via l’inglese dagli atti amministrativi: si userà solo l’italiano

Brizio si dice ispirata dal premier Draghi, che il 12 marzo scorso aveva stigmatizzato l’uso dei termini baby sitting e smart working. «Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi?», si era chiesto il presidente del Consiglio. «Proprio così. E poi quest’anno ricorre il settimo centenario della morte di Dante Alighieri, il “padre” della lingua italiana». La mozione è passata con tutto l’appoggio del centrodestra. La sinistra cittadina, in reazione alla vittoria sull’idioma d’Albione non ha saputo fare altro che replicare con un «Sembra una mozione che palesa una estrema chiusura mentale».

Mettere dei paletti alla lingua inglese

«Usiamo tante parole in lingua inglese, quando in italiano c’è la parola che corrisponde perfettamente. Al posto di budget c’è “bilancio preventivo”. Party? Meglio “feste o sagre”, Brainstorming? Utilizzeremo “scambio di idee”. Smartphone? “Telefono”. E al posto di lockdown il più comprensibile “chiusura”. Altrimenti complichiamo la vita ai nostri anziani». Sebbene Brizio non sia contraria all’apprendimento dell’inglese, ritiene sia giusto mettere dei paletti. «È giusto che i ragazzi conoscano le lingue perché significa conoscere la storia, la cultura di quel Paese. Non sono contro la globalizzazione, ma l’italiano è l’italiano. È come se noi avessimo un bel monumento senza farne manutenzione. Un monumento che giorno dopo giorno si rovina. Dante non possiamo mandarlo in pezzi».

La sinistra non è d’accordo

L’iniziativa partirà dagli atti amministrativi del Comune, ma Brizio vorrebbe proseguire nell’opera invitando le scuole e gli altri enti pubblici a unirsi in questa battaglia. Ribatte piccata il consigliere di minoranza Carla Urgesi, che ha votato contro: «Prima si parlava di tutelare i dialetti adesso siamo passati alla lingua italiana. Imparare le lingue, aggiungere termini inglesi e francesi, non porta sicuramente alla progressiva scomparsa del patrimonio linguistico italiano, anzi è sinonimo di apertura e di ampliamento di orizzonti».
Ma Brizio non cede di un millimetro. «La minoranza l’ha messa come se fosse una forma di nazionalismo per il partito che io rappresento. Non è così. La mozione è nata da un principio: l’importanza della cultura. La cultura non è né di destra né di sinistra, è patrimonio di tutti».

E conclude il suo intervento con qualche cifra: «Dal 2000, le parole inglesi confluite nella nostra lingua scritta sono aumentate del 773%, quasi novemila sono gli anglismi presenti nel dizionario Treccani su circa 800 mila lemmi e da un confronto tra quelli registrati nel Devoto Oli 1990 e quello del 2017 risulta un incremento da circa 1.600 a 3.500, con una media di +74 all’anno. Francamente troppo».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. OTTIMA IDEA.
    speriamo che la imitino in tanti,perchè non se ne può più di leggere inglese a sproposito…

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