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soros 006Roma, 18 ago – Un’attività lunga decenni, che dalla speculazione ha visto il magnate spostarsi progressivamente sul piano più politico, geopolitico e culturale. Una trasformazione continua per George Soros, il finanziere noto alle cronache per i colpi assestati a lira e sterlina all’inizio degli anni novanta, ben prima che fra le sue “passioni” entrasse la politica. Come un De Benedetti molto più grande, però, senza mai scendere direttamente nell’agone: a che pro sporcarsi le mani se qualcuno può farlo al posto tuo? E quindi via con l’appoggio ai colpi di stato, all’integrazione europea, ai gruppi di pressione parlamentari, al sostegno economico a chi sostiene temi di natura culturale oggi molto presenti nel dibattito. C’è tutto questo e molto altro nelle e-mail che DC leaks, noto alle cronache per aver sottratto messaggi di posta riservati anche al Partito Democratico degli Stati Uniti, ha hackerato dall’Open Society Foundation, braccio operativo dell’impero dello speculatore di origini ungheresi.



Difficile è cercare un punto di inizio, dato che Soros sembra occuparsi un po’ di tutto. La classificazione scelta dal sito – nove categorie: Usa, Europa, Eurasia, Asia, America Latina, Africa, World bank, President’s office, Souk – è quasi limitante, visto lo spazio di manovra della fondazione. Alcuni temi sembrano però più ricorrenti di altri. E’, almeno fra i documenti più recenti, il caso dell’immigrazione, che compare in ogni salsa. Si va dai finanziamenti milionari elargiti ai movimenti che si battono contro le frontiere dentro e fuori l’Europa, per cui è lecito ritenere che la loro pressoché totalità sia espressione della stessa Open Society Foundation. Nulla di estemporaneo: sono pressoché quotidiani i rapporti che Soros riceve sullo stato dell’arte, fra aggiornamenti statistici e reazioni politiche da parte dei leader europei. Non mancano visioni di lungo periodo, con addirittura un piano triennale sull’immigrazione che spazia da oggi al 2019. Piano apparentemente avversato da quelli che sono nemici giurati, fra i quali il premier magiaro (con cui Soros condivide i natali) Viktor Orban, oggetto di numerosi archivi rintracciati nel mare magnum, reo come altri – fra cui i movimenti populisti europei – di far leva su sentimenti patriottici che poco si confanno alle aspirazioni globaliste.

Non solo immigrazione, che comunque riveste una delle principali preoccupazioni, ma anche l’Unione Europea. Sono due (per ora) i rapporti relativi agli alleati al parlamento comunitario che Soros può considerare come affidabili: gli italiani presenti sono quasi tutti del Pd, più Barbara Spinelli della lista Tsipras. Fra i sodali del premier greco, tra l’altro, la totalità dei parlamentari di Syriza rientrano nella lista. Non compare, nel lungo dossier, alcun membro dei Cinque Stelle, i quali comunque sono in altri documenti esclusi – insieme agli spagnoli di Podemos – tra quelli aventi un profilo non rispondente alle aspettative della OSN, fra i quali rientrano invece a pieno titolo movimenti come la Lega Nord e lo Ukip britannico. Alla faccia delle velleità rivoluzionarie dal basso dei primi due. Non solo assise di Bruxelles, ma anche sostegno ai movimenti pro-Ue: nel 2014, in occasione delle elezioni europee, pur senza finanziare direttamente i partiti più di stampo europeisti, Soros ha versato qualcosa come quasi sei milioni di dollari ad ong, associazioni e gruppi impegnati nella propaganda più filoeuropea. Una strategia che colpisce, fra gli altri, anche l’Italia, della quale si parla almeno in due occasioni in merito alla procedura di infrazione relativa alla gestione delle popolazioni rom, procedura ancora in attesa e per la quale molte associazioni – fra cui Amnesty international – stanno facendo pressione sugli organi comunitari. Una pressione continua, costante, simile a quella della lobby gay, se non appoggiata esplicitamente sostenuta in più passaggi, specie nel “piano strategico 2009” nel quale si parla esplicitamente – e con anni di anticipo, con un Soros in versione avanguardista – di “riconcettualizzare la definizione di genere“. Vi ricorda qualcosa?

Potevano mancare le grandi, prime passioni (dopo la speculazione, mai interrottasi neanche negli ultimi giorni dopo la cessione della propria quota in Ferrari, mentre nel frattempo investe generosamente nelle cooperative rosse) di Soros, cioè i colpi di Stato e l’ingerenza in politica estera? Ovviamente no, ed ecco allora spuntare fra le mail raccolte approfondite di informazioni, dati, inchieste, sulla crisi Ucraina, mentre da altri documenti emerge il continuo impegno, quasi il protagonismo, a fianco delle scelte di Hillary Clinton segretario di Stato. Quelle, per capirci, che hanno portato l’Isis in Libia a controllare porzioni del paese a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste.

Nicola Mattei

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3 Commenti

  1. Concordo con Mario, ma mi domando, possibile che non ci sia un organizzazione che faccia fuori questo porco?

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