Roma, 15 dic — Ammonta a oltre quattro milioni e mezzo di euro la cifra che Roma Capitale ha impegnato in favore della coop Karibu di Marie Terese Mukamitsindo, suocera del deputato Aboubakar Soumahoro; di questi, tre milioni risultano già pagati.

Karibu, fiumi di soldi dal Campidoglio

La coop «faro» dell’accoglienza che ha gestito in modo incontrastato per oltre vent’anni migliaia di immigrati e ora è al centro di indagini per malversazione, truffa aggravata e false fatturazioni ha ricevuto dunque un fiume di soldi dall’amministrazione capitolina, nel corso di un rapporto di collaborazione durato nove anni: le ultime due fatture, da undicimila e 49mila euro, non sono state regolate perché la coop non aveva il Durc in regola.

Il Durc (Documento unico di regolarità contributiva), è  l’attestazione della regolarità dei pagamenti all’Inps, all’Inail e alla Cassa edile. E’ obbligatorio dal 2009 per le ditte che lavorano in regime di appalto o subappalto e la regolarità della contribuzione può essere controllata online. «Abbiamo fatto un intervento sostitutivo con l’Inps – ha affermato la dirigente di Roma Capitale – abbiamo fatto richiesta della certificazione antimafia e anche della cessione del credito».

Il centro di Latina

E’ stata la direzione capitolina Servizi alla persona, su convocazione del presidente della commissione Trasparenza Federico Rocca (FdI), a ricostruire i movimenti di denaro usciti dall’amministrazione di Roma verso le casse della Karibu. Per venire incontro alla cronica difficoltà di reperire posti per i ragazzi extracomunitari nei centri d’accoglienza della Capitale «ci rivolgiamo a 102 strutture fuori territorio», ha spiegato in commissione la direttrice Angelina Di Prinzio, tra cui il centro di accoglienza della Karibu a Latina, dove l’amministrazione capitolina aveva sistemato 7 minori, che alcuni giorni fa sono stati trasferiti in altre strutture. «Nonostante l’autorizzazione fosse ancora valida e nonostante, da un sopralluogo dei nostri assistenti sociali, la struttura risultasse adeguata — spiegano dal Campidoglio — quando abbiamo saputo che la Prefettura di Latina ha annullato loro l’affidamento dei centri d’accoglienza per adulti abbiamo deciso di trasferire i ragazzi in altre strutture, anche per sottrarli all’inevitabile esposizione mediatica».

Cristina Gauri

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