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Roma, 10 giu – C’è un legame che unisce il Russiagate/Spygate americano all’Italia, alla procura di Perugia, alla Link Campus University di Roma, ad alcuni esponenti di spicco della sinistra italiana e al magistrato Eugenio Albamonte: il caso EyePyramid, che ha coinvolto i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero, arrestati il 9 gennaio 2017. Un anno dopo l’inizio dell’iter giudiziario, i fratelli Occhionero sono stati condannati in primo grado per accesso abusivo a sistemi informatici, l’hackeraggio di migliaia di account e-mail istituzionali, tra questi anche quello dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Continuando a dichiararsi innocenti, gli Occhionero hanno contrattaccato denunciando i loro accusatori alla procura di Perugia (la stessa procura che sta indagando sullo scandalo Luca Palamara). L’accusa depositata da Giulio Occhionero, circostanziata nelle sue denunce sia alla Procura di Perugia sia al Congresso degli Stati Uniti (inoltrate alla nostra redazione per conoscenza), è di essere finito in un disegno precostituito il cui scopo era quello di utilizzare i suoi server situati in territorio americano per far rinvenire elementi di collusione fra la campagna elettorale di Trump del 2016 e la Russia.

Le indagini preliminari si sono concluse nell’ottobre 2018 con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti del pm di Roma, Eugenio Albamonte, per omissione di atti d’ufficio e falso ideologico, del consulente tecnico Federico Ramondino, accusato di accesso abusivo a sistema informatico, e di due agenti del CNAIPIC (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche), Francesco Cappotto e Federico Pereno, per omessa denuncia e falso. Nel gennaio 2020, il gup del tribunale di Perugia ha prosciolto Albamonte e i due agenti del CNAIPIC. Solo Ramondino curiosamente è stato rinviato a giudizio “per accesso abusivo e detenzione abusiva di password”. Il caso EyePyramid e la mossa controffensiva degli Occhionero sono passati mediaticamente sottotraccia, sebbene abbiano risvolti internazionali e che toccano la magistratura italiana. Per questo motivo, abbiamo intervistato il protagonista, Giulio Occhionero.

Durante le indagini su EyePyramid, sembrerebbe che Eugenio Albamonte abbia utilizzato il CNAIPIC come agenzia di intelligence internazionale al di fuori del proprio mandato. Che idea si è fatto al riguardo durante le sue investigazioni difensive?

Innanzitutto, questa non sarebbe la prima volta perché vi erano precedenti casi di attacchi informatici di CNAIPIC all’Ambasciata indiana ed alla Gazprom (colosso russo del gas, ndr), già negli anni passati. Poi, la grande spavalderia con cui opera il CNAIPIC trae origine da coperture che si sono strutturate molto più in alto nella gerarchia della Repubblica. Se così non fosse, l’allora vicepresidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ndr), Giuseppe Esposito (senatore Ncd, ndr) avrebbe dato corso alle nostre segnalazioni, invece di precipitarsi ad informare il dottor Giuseppe Pignatone (allora procuratore di Roma, ndr) dei nostri ritrovamenti. E poi gli stessi agenti Cappotto e Pereno (i due agenti del CNAIPIC prosciolti dal gup di Perugia, ndr) del caso EyePyramid avevano persino già precedentemente ricevuto un encomio dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lascio a lei le evidenti deduzioni su una situazione squisitamente all’Italiana.

 

Secondo le intercettazioni riguardanti lo scandalo del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Luca Palamara e altri magistrati avrebbero fatto pressioni a Giuseppe Pignatone (ex procuratore di Roma) e ad altri magistrati per la nomina del nuovo procuratore di Roma. L’incarico sarebbe stato nelle mire di Palamara. Secondo lei, quali sono i legami tra quest’ultimo, Eugenio Albamonte e l’ex capo della procura di Perugia Luigi De Ficchy?

I miei sospetti sull’operato del dottor Luigi De Ficchy erano di gran lunga precedenti ai fatti cui assistiamo adesso, e traevano origine dal fatto che, come scritto anche alla dottoressa Gemma Miliani (sostituto procuratore della procura della Repubblica di Perugia, ndr), non era credibile che il progresso della procura di Perugia fosse sistematicamente indietro rispetto a quello delle nostre indagini difensive. Le poco edificanti descrizioni che fa poi il dottor Palamara riguardanti il collega Luigi De Ficchy rappresentano semmai, a posteriori, una vera e propria notizia di reato.

Giuseppe Pignatone, dopo aver lasciato la magistratura per limiti di età, è stato nominato da Bergoglio presidente del tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Vorrei una sua opinione al riguardo?

Non credo fosse assolutamente questa la sua aspirazione e non credo, come molti sostengono, che tale collocazione in qualche modo lo renda indenne dalle inchieste, ormai ben più che avviate. Ma naturalmente, in Italia, chi ha ancora margine per prendere le distanze non esita mai a farlo. Altrimenti avremmo visto il dottor Pignatone in qualche ennesima roboante carica dello Stato.

Passiamo allo Spygate, definito da Donald Trump “uno degli scandali politici più grandi della storia”. Che rapporti aveva Eugenio Albamonte con la Link Campus University di Roma, epicentro italiano della presunta cospirazione contro la campagna elettorale di Trump del 2016? Si possono rintracciare anche rapporti con Joseph Mifsud (professore della Link Campus sparito dopo lo scoppio dello scandalo) e con l’allora sottosegretario di Stato del ministero della Giustizia, Gennaro Migliore?

Il dottor Albamonte è un contributor della Link Campus University ma probabilmente quello che le sfugge è che anche Francesco Di Maio, responsabile sicurezza dell’ENAV (società che gestisce il traffico aereo civile in Italia, ndr)), cioè la supposta vittima del caso EyePyramid, è un contributor della Link Campus. Almeno il dottor Albamonte non si è dovuto distrarre troppo dalle sue importanti attività, visto che si è trovato le prove già pronte cinque giorni prima che il reato avvenisse (reato imputato ai fratelli Occhionero, ndr) e visto che poteva anche discorrere con Francesco Di Maio dell’inchiesta tutte le volte che lo voleva presso la Link Campus. Riguardo la conoscenza tra Joseph Mifsud e Gennaro Migliore (attualmente deputato di Italia Viva, ndr), abbiamo già assistito all’ex direttore della Polizia Postale Roberto Di Legami il quale, dopo aver fatto un intero convegno presso il Senato italiano con il professor Mifsud, è riuscito a negare di conoscerlo. Quindi, eventuali smentite di Albamonte e Migliore non mi meraviglierebbero. Riguardo all’attuale situazione del professor Mifsud, direi che la prova di un coinvolgimento “giudiziario” nella sua scomparsa sta proprio nel fatto che nessuna procura si muove; a parte ovviamente le minime attività diversive fatte proprio per eludere l’opinione pubblica. Tuttavia, spero ancora che la dottoressa Miliani non si sia dimenticata di fare queste domande al dottor Albamonte.

Perché e in quale ambito Eugenio Albamonte faceva interventi sull’interferenza della Russa nelle elezioni USA del 2016, durante i quali avrebbe pure detto che Trump abbia “rubato le elezioni”?

Nell’Aprile del 2017, il dottor Albamonte partecipò ad un convegno con l’avvocato Stefano Mele, durante il quale proiettò slide che dipingevano la manipolazione delle elezioni americane del 2016 (“Le nuove guerre degli Stati attraverso le informazioni”, International Journalism Festival di Perugia, ndr). E tutto questo avveniva addirittura un mese prima della patetica messa in scena dell’inchiesta Mueller (Robert Mueller, l’ex procuratore speciale statunitense che ha condotto l’inchiesta sul cosiddetto Russiagate, ndr). Pertanto, in primo luogo è necessario scoprire quali fossero le fonti citate dal dottor Albamonte, per fare asserzioni di tale gravità sul presidente Trump, legittimamente eletto, degli Stati Uniti d’America. In secondo luogo, trovo gravissimi sia il tenore che il contesto in cui quel convegno si svolse: utilizzare l’immagine della magistratura italiana per veicolare una “predicazione criminale” su un capo di stato straniero (Trump, ndr), ovviamente da loro considerato un avversario politico. Ritengo che quelle circostanze debbano essere riconsiderate nel più ampio contesto degli atti ostili verso uno stato estero, ex art. 244 CP, contesto che ho già ampiamente dettagliato alla procura di Perugia.

Secondo lei, perché moltissimi protagonisti della vicenda “EyePyramid” sono stati rimossi dai loro incarichi tranne i magistrati coinvolti?

Non certo per un genuino istinto correttivo. In una dinamica in cui il denominatore comune è l’aspetto corruttivo, cioè ottenere un ritorno dalla “squadra democratica” in cambio del sabotaggio dell’avversario politico, è del tutto naturale marginalizzare gli elementi in difficoltà, in quanto portatori di pericolo. Esattamente come successo nel caso del dottor Giuseppe Pignatone. Ritengo, poi, che sia una normale dinamica del potere che la struttura più gerarchica e radicata sia anche quella che collassa per ultima, in genere con il boato più fragoroso.

Cosa non torna nel proscioglimento di Eugenio Albamonte dall’accusa di accesso abusivo a sistema informatico? Come è stato possibile sottovalutare la violazione dello spazio informatico degli Stati Uniti?

Guardi, per sabotare un’inchiesta non ci si riduce al giorno della sentenza. Il procedimento contro Albamonte è annegato in più fasi. La prima è stata la decisione della procura di Perugia di non perseguire Albamonte e il CNAIPIC per gli attacchi svolti durante la fase delle indagini (indagini sul caso EyePyramid, ndr). Perché, a loro dire, durante la fase delle indagini un pubblico ministero italiano potrebbe violare lo spazio cyber di un paese straniero. La seconda è stato il miracoloso non luogo a procedere in udienza preliminare del giudice Valerio D’Andria, con tanto di argomentazioni ancora più apologetiche. Dal nostro punto di vista, invece, tutte queste asserzioni definiscono la “posizione ufficiale delle autorità italiane” e pertanto riteniamo che, come tale, debba essere valutata dalle autorità giudiziarie straniere, non solo americane.

Secondo lei, è possibile ipotizzare che la magistratura italiana sia ormai un corpo politicizzato, che opera con forti legami con la sinistra italiana e con democratici degli Stati Uniti?

Direi che i rinvenimenti di queste ultime settimane portano a concludere esattamente questo. Tuttavia, se lei legge le mie corrispondenze alla procura di Perugia, oltre un anno fa, scrivevo alla dottoressa Miliani che il quesito sul coinvolgimento della magistratura italiana in politica era da ritenersi superato. Infatti, vi erano, e vi sono, preoccupanti rinvenimenti che attestano il coinvolgimento della magistratura italiana in attività di “politica estera”. E, come sono solito ripetere su Twitter: credo non abbiamo ancora visto nulla.

Sul caso Spygate, quale scenario futuro è ipotizzabile, essendo imploso il Russiagate?

Non sono in grado di asserire “quando”, ma sono certo che i responsabili verranno perseguiti. Mi aspetto anche con l’uso della forza.

Sulla sua vicenda giudiziaria, quali saranno le prossime mosse?

Abbiamo depositato l’appello e ci difenderemo fintanto che sarà necessario. Tuttavia, quando hai assistito ad un pubblico ministero che era chiaramente partecipe della fabbricazione della notizia di reato, ad un gip il cui unico ruolo è controfirmare il falso, ripetendone persino gli errori ortografici, ad un tribunale del riesame che svolge un mero esercizio di dogmatismo giudiziario sugli atti della procura, e ad una giudice che subisce fortemente la presenza in udienza del dottor Giuseppe Cascini (membro del Csm di “Area democratica per la giustizia” portato curiosamente in aula da Eugenio Albamonte, ndr), è evidente che la tua percezione della giustizia è molto cambiata. Per me, quel palazzo di piazzale Clodio (tribunale di Roma, ndr) è molto diverso da come loro lo vogliono far apparire.

Francesca Totolo

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