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Roma, 29 set – Sei morti sul lavoro soltanto nelle ultime 24: un bilancio di sangue in un’annata terrificante, con 680 vittime nel 2021, da gennaio a fine settembre, è una vera e propria strage. Non solo l’orrore dei due operai morti congelati, è strage sul lavoro in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Sicilia. E’ allarme sicurezza: spesso i cantieri non sono a norma. Così come non ci sono abbastanza ispettori del lavoro per i controlli.



In 24 ore sei morti sul lavoro in Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana e Sicilia

Nel milanese due operai quarantenni che lavoravano per una ditta esterna sono morti mentre rifornivano l’ospedale Humanitas di azoto: una fuga di gas li avrebbe intossicati e congelati. La procura indaga per omicidio colposo. A Nichelino, in provincia di Torino un uomo di 72 anni, titolare di un’officina è morto dopo essere scivolato da una scala. A Loreggia, in provincia di Padova, un operaio di 50 anni che lavorava per una ditta del luogo è deceduto cadendo da un’impalcatura di cinque metri. Disposti gli accertamenti per eventuali violazioni in tema di sicurezza sul lavoro. A Capaci, in provincia di Palermo, un camionista di 52 anni è rimasto schiacciato dal tir mentre stava effettuando delle verifiche fuori dal mezzo. In provincia di Pisa è morto decapitato da una trebbiatrice un uomo di 54 anni: l’incidente è avvenuto attorno alle 20.40 a Pontasserchio.

Mancanza di sicurezza e negligenze del datore di lavoro le cause principali

Età e nazionalità differenti ma un’unica tragica sorte: sono morti per negligenze del datore di lavoro e soprattutto per mancanza di sicurezza. Su questo fronte poi come non puntare il dito contro la carenza di personale nei vari ispettorati del lavoro. Un problema strutturale, ormai cronicizzato, che torna alla ribalta puntualmente quando purtroppo muore qualcuno. Secondo l’Onu, nel mondo sono quasi due milioni l’anno le vittime sul lavoro e gli incidenti sono la terza causa di morte, dopo le malattie croniche. Le regioni con più casi sono quelle del sud cui segue per numero di vittime il nord est, il centro e infine il nord ovest. Persone spesso costrette a lavori faticosi e pericolosi. Oltre ai mancati requisiti di sicurezza, pesa anche il tipo di contratto: l’86% delle aziende ispezionate l’anno scorso è stata trovata con lavoratori irregolari o in nero.

Landini: “Vanno aumentate ispezioni e sanzioni. Aziende non in regola vanno chiuse”

A sentire Maurizio Landini, leader della Cgil, “vanno aumentati i poteri ispettivi e le sanzioni. Con Draghi abbiamo condiviso la necessità che nelle imprese che non rispettano norme, o che sono soggette a incidenti, le attività possano essere sospese sino a che non si ripristinino le condizioni di sicurezza. Questo vuol anche dire, da subito, effettuare migliaia di nuove assunzioni negli ispettorati del lavoro, nelle Asl e servizi territoriali. L’incidente di Pieve Emanuele avviene nell’ambito di un appalto e, troppo spesso, le vittime sono lavoratori precari o neoassunti. Non si può restare a guardare”, afferma Landini in una intervista alla Stampa. La patente a punti della sicurezza aziendale “è la nostra richiesta – spiega il sindacalista -. Il governo si è reso disponibile a lavorarci a partire dal coordinamento delle banche dati. Abbiamo condiviso più ampi poteri ispettivi e sanzioni per chi non rispetta le regole. Nessuna azienda deve rimanere senza rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza. Il nodo è prevenzione e formazione. La sicurezza deve essere considerata un investimento, non un costo“, fa presente Landini. E sulla chiusura delle aziende non a norma non ha dubbi: “Sì. Senza sicurezza non si può lavorare”.

Ludovica Colli



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