Torino, 15 nov — Ha confessato il senegalese di 17 anni arrestato con l’accusa di aver preso a pugni e stuprato una studentessa ospite del campus universitario Paolo Borsellino, a Torino. Lo stupro è avvenuto in una stanza del blocco principale del campus.

Secondo le ricostruzioni il giovane senegalese si era introdotto nel residence universitario vagando per almeno un’ora e bussando a numerose camere prima che la malcapitata gli aprisse. «Non lo conoscevo. Mi ha bussato alla porta ed ho aperto. Avrà avuto circa 25 anni, di origine africana», questa la testimonianza della studentessa stuprata. «Come è entrato mi ha colpita, picchiandomi in testa», ha spiegato ai soccorritori intervenuti sul posto insieme alle forze dell’ordine. «Mi ha violentata, picchiata e ha cercato di strangolarmi». Poi per evitare che lei chiamasse la polizia, le ha fracassato il cellulare.

Il 17enne senegalese confessa: ma racconta un sacco di balle

Una versione che fa a pugni con la confessione incoerente e raffazzonata del senegalese: infarcita di elementi che definire di fantasia sarebbe un eufemismo, fino a rasentare l’infamia: il 17enne ha infatti raccontato di essere entrato nel campus per compiere una rapina ma di aver optato per lo stupro dopo che la ragazza, a suo dire nuda, gli aveva aperto la porta. Dichiarazioni che secondo il gip «piuttosto che migliorare, aggravano la sua posizione».

Lo stupratore reo confesso ha poi proseguito con l’assai poco credibile testimonianza sostenendo che in un primo momento la vittima era recalcitrante, «ma poi avrebbe cambiato atteggiamento e l’avrebbe pure ringraziato, offrendogli di fare una doccia nella sua stanza» e promettendogli di «non denunciare». Stando sempre al suo racconto i due si sarebbero congedati con lei che gli rivolgeva «una sorta di complimento per il bel viso».

E’ pericoloso e potrebbe stuprare di nuovo

Per il giudice, chiaramente, sono tutte panzane. Il ragazzo senegalese è pericoloso e potrebbe stuprare ancora, «vive alla giornata, commettendo reati per recuperare i mezzi di cui poter vivere e il costoso abbigliamento illustrato con fierezza. Mostra una felpa da lui indicata come modello unico al mondo e assai costosa». «L’ha travolta con le sue pulsioni. L’ha sopraffatta con una violenza che poteva anche ucciderla». Negli atti, il 17enne è descritto come una persona «violenta» e «insensibile alla sofferenza altrui». Inoltre viene sottolineata la mancanza di un contesto sociale in grado di sostenerlo: «Ha dimostrato di essere incontenibile», a tal punto che «la famiglia aveva cominciato ad allontanarlo» mandandolo «in Senegal a frequentare la scuola coranica».

Cristina Gauri

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