Roma, 31 gen – Tasso di mortalità per Covid. È scoppiato il caso dei “numeri gonfiati” dei decessi Covid in Italia, ora suffragato anche da due inchieste, uscite curiosamente a distanza di poche ore, una di Restart, programma televisivo della Rai, e l’altra di Milena Gabanelli, pubblicata sul Corriere della Sera. Si parla, nel caso del servizio di Restart, o si suggerisce, nel caso della Gabanelli, di numeri dei decessi e delle ospedalizzazioni Covid aumentati dagli ospedali per accrescere i rimborsi ricevuti dallo Stato. Durante il programma televisivo Non è l’arena, anche il televirologo Matteo Bassetti ha evidenziato che i numeri dei decessi Covid in Italia non torna, affermando: “Passare come il peggior medico d’Europa perché abbiamo una mortalità peggiore, io non ci sto”. È rilevante che il caso sia scoppiato in seguito alle analisi dei numeri dell’Istituto superiore di sanità pubblicate da Il Primato Nazionale e da La Verità. Per questo motivo, ci siamo chiesti a chi conviene veramente che il numero dei decessi Covid rimanga elevato. Prima però analizziamo i dati italiani confrontandoli con quelli di altri Paesi che hanno un simile tasso di vaccinazione.

Tasso di mortalità Covid: un confronto

Ciò che appare dal grafico relativo al numero dei decessi Covid, registrato dal 26 dicembre 2021 al 26 gennaio 2022, in Italia, nel Regno Unito, in Spagna, in Portogallo, in Francia, in Germania, nei Paesi Bassi, in Irlanda, in Svezia, in Danimarca, in Finlandia, in Austria e in Israele, evidenzia immediatamente che l’Italia ha una mortalità fortemente in crescita rispetto agli altri Paesi.

Abbiamo poi analizzato il numero dei decessi Covid dei tredici Paesi, rilevato nel periodo tra il 27 gennaio 2021 e il 26 gennaio 2022, per calcolare il tasso di mortalità (numero dei decessi rispetto alla popolazione totale) dopo l’avvio della campagna vaccinale.

Il tasso di mortalità registrato in Italia è dello 0,10 per cento. La media dei tassi di mortalità degli altri dodici Paesi, con simili tassi di popolazione vaccinata, è dello 0,06 per cento. Ciò significa che la mortalità in Italia ha superato del 67 per cento la mortalità media degli altri dodici Paesi. Addirittura, nell’ultimo mese, il tasso di mortalità in Italia è stato il doppio rispetto a quello medio degli altri dodici Paesi.

L’Italia è il Paese con il più alto numero di over 65 regge come spiegazione?

Spesso si è detto che la causa del numero maggiore di decessi Covid è da imputarsi agli indici demografici italiani, nello specifico al più alto numero di persone over 65 anni registrato in Europa. Per questo motivo, abbiamo analizzato i dati forniti da Eurostat in merito alla struttura e all’invecchiamento della popolazione.

La superiore percentuale degli over 65 anni in Italia può spiegare un più alto tasso di mortalità solo per alcuni Paesi, come Israele e Irlanda, mentre per altri no. Ad esempio, il Portogallo ha una popolazione over 65 di poco inferiore a quella italiana (22,10 per cento vs 23,30 per cento), ma un tasso di mortalità decisamente inferiore a quello italiano (0,08 per cento vs 0,10 per cento). Lo stesso vale per la Finlandia che, con una percentuale di over 65 del 22,30 per cento, ha registrato un tasso di mortalità basissimo, pari allo 0,02%, e per la Germania che, con una percentuale di over 65 del 21,8 per cento, ha registrato un tasso di mortalità pari allo 0,07 per cento.

Le possibili cause dell’elevato tasso di mortalità in Italia

Visto che la superiore percentuale di over 65 anni in Italia non riesce a giustificare il più alto tasso di mortalità Covid, diverse potrebbero essere le spiegazioni. Restart e la Gabanelli hanno additato gli ospedali come responsabili dei numeri gonfiati dei decessi per ottenere maggiori rimborsi. Questa pratica però dovrebbe essere diffusa nella quasi totalità degli ospedali. Un’altra spiegazione plausibile potrebbero essere i tagli e i definanziamenti alla sanità italiana, fatti dai governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte negli ultimi dieci anni. Quei 37 miliardi di euro in meno hanno causato la chiusura degli ospedali, la diminuzione di posti letto, anche in terapia intensiva, e la riduzione del numero di medici e infermieri.

Per i maliziosi, però, la spiegazione più accreditata riguardo ai numeri gonfiati dei decessi in Italia sarebbe un’altra: giustificare le continue proroghe dello stato di emergenza anche attraverso il numero dei decessi. A tal riguardo, abbiamo già analizzato i dati italiani pubblicati dall’Istituto superiore di sanità, evidenziando i numeri che non tornano, ad esempio la discrepanza tra ricoveri in terapia intensiva e decessi delle persone vaccinate, e confrontandoli con quelli degli altri Paesi con tassi di vaccinazione simili. L’ultima opzione sul tavolo è il fallimento del governo Draghi nella gestione della pandemia. Neppure le restrizioni, peraltro le più severe imposte nei Paesi occidentali, sarebbero riuscite a salvare la vita a tanti italiani. Ora che il vaso di Pandora è stato scoperchiato anche dal mainstream, Rai e Corriere della Sera, il presidente del consiglio e il ministro Roberto Speranza dovrebbero riferire in merito ai cosiddetti “numeri gonfiati” dei decessi in Italia.

Francesca Totolo

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