Roma, 31 gen – Mario Draghi esce sconfitto dalla corsa al Quirinale e ora è nelle mani del capo dello Stato appena rieletto, Sergio Mattarella, per tenere a bada una maggioranza proiettata verso la campagna elettorale. La battaglia per il Colle ha inferto un duro colpo ai partiti e alle coalizioni, ora in preda alla resa dei conti. Il centrodestra non esiste più, con FdI della Meloni che non ha votato la rielezione di Mattarella. Il centrosinistra è nel caos per la guerra interna nel M5S tra il leader Giuseppe Conte e il comunque forte Luigi Di Maio.

Draghi esce indebolito dalla battaglia per il Colle: ora è nelle mani di Mattarella

Ma la battaglia per il Colle ha indebolito anche il premier, perché è evidente che i partiti – ad eccezione del Pd – hanno fatto di tutto per non fare andare l’ex numero uno della Bce al Quirinale. Ora soltanto una linea dura, “protetta” dall’alto del Colle, permetterà a Draghi di proseguire l’azione di governo. La mancata elezione al Quirinale di Mario Draghi è lo spartiacque: guidare il governo non sarà più come prima. Perché se è vero che il premier ha pregato Mattarella di restare, è pur vero che l’ha fatto quando ha capito che non avrebbe avuto i numeri per andare al Colle. E lo sanno pure i partiti, che alla fine hanno votato per Mattarella perché incapaci di trovare un accordo su un nome che non fosse Draghi.

Anche i partiti della maggioranza si sono arresi al Mattarella bis. Sarà mandato pieno di 7 anni

I partiti della maggioranza hanno votato in massa per il Mattarella bis, trasferendo di fatto al presidente della Repubblica il potere di tenere in piedi il governo. Non a caso, il capo dello Stato ha già chiarito che la sua non sarà una presidenza a tempo ma un mandato pieno. Niente Colle per Draghi per i prossimi sette anni, dunque. Ma soprattutto Mattarella terrà conto del fatto che nella maggioranza ci sono dei folgorati sulla via di Damasco che fino a un attimo prima di votarlo hanno ripetuto no a un secondo mandato.

Salvini chiede un rimpasto ma difficilmente lo otterrà

Il premier dal canto suo sa che può contare sui governisti all’interno dei vari partiti della eterogenea maggioranza, ora più che mai alle prese con le beghe interne. Così come sa da chi deve guardarsi. Visto che se il Pd l’ha assecondato in tutto e per tutto nella sua corsa al Quirinale, lo stesso non si può dire per M5S contiano e Lega salviniana. Non a caso Matteo Salvini ha già chiesto un rimpasto di governo e tornerà alla carica. Ma con ogni probabilità Draghi non toccherà i suoi ministri. Tuttavia il leader della Lega inizierà la campagna elettorale restando sempre sul filo dell’opposizione interna alla maggioranza. Anche se agli occhi di tutti è chiaro che alla fine la Lega salviniana ha votato per il Mattarella bis.

Giovedì sapremo che aria tira, con il discorso del capo dello Stato

Il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti – che come il Pd sosteneva la corsa al Colle di Draghi – resterà al governo e resterà a capo della Lega governista (che conta anche i presidenti di Regione) e cercherà di evitare che il partito si spacchi. Certo è che Salvini tirerà sempre di più la corda, alzando l’asticella delle richieste. Come da copione, visto che ora i partiti entreranno di fatto nella campagna elettorale per le prossime politiche. In questo scenario, Draghi dovrà imporsi – supportato da Mattarella – per proseguire con le riforme imposte dal Pnrr e con le misure per uscire (ma senza fretta, visto il freno a mano tirato da Speranza) dalla pandemia. In ogni caso, per capire meglio che aria tira, bisognerà attendere il discorso di Mattarella in occasione del giuramento di giovedì.

Adolfo Spezzaferro

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6 Commenti

  1. Ma non vi dice nulla che non hanno votare la Cunial, l’unica deputata che non si è sottomessa al giogo del green-pass?

  2. Ho seri dubbi su questa analisi, Draghi si crede un padreterno e firma facile da sempre. Spero di sbagliarmi ma con questa sottospecie di europa è dura. O vien giù tutto o niente.

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