Roma, 15 ago – “Ciò che è successo alla clinica Tavistock è la storia di come un piccolo gruppo di informatori – medici, infermieri, genitori e pazienti, con l’aiuto di giornalisti e reporter – sia stato in grado di smascherare in modo inesorabile un approccio medico portato avanti da attivisti irresponsabili. È anche una lezione oggettiva rivolta a chi è profondamente preoccupato dall’approccio a senso unico delle cure transgender e si chiede che cosa dovrebbe fare al riguardo”, scriveva così Sue Evans, ex infermiera della clinica Tavistock (NHS Gender Identity Development Service) che già nel 2005 ne aveva denunciato gli orrori.

Dopo anni di denunce e inchieste giornalistiche, alla fine di luglio, il governo britannico ha disposto la chiusura della Tavistock, accusata da una commissione indipendente di dispensare troppo superficialmente i farmaci bloccanti della pubertà ai minorenni. La struttura, inaugurata nel 1989, cesserà di operare nella primavera 2023, come confermato in una nota del Servizio sanitario inglese, “quando tutti i giovani visitati dal Gender Identity Development Service o in lista d’attesa saranno stati trasferiti in modo sicuro a nuovi servizi”. Lo staff della clinica Tavistock è stato accusato di aver incoraggiato indiscriminatamente i minori a una transizione di genere anche di fronte a casi d’incertezza, caratteristici dell’adolescenza, rispetto alla propria identità. Anche minori con disturbi dello spettro autistico sono stati avviati alla riattribuzione di genere.

Gli attivisti Lgbt dettavano l’agenda della Tavistock

“Avevo anche notato che i medici senior del Gender Identity Development Service si incontravano regolarmente con Mermaids, un gruppo di supporto dei pazienti transgender. A quel tempo, diversi gruppi simili stavano nascendo insieme ai servizi di salute mentale in modo che i pazienti potessero avere voce in capitolo in clinica (…) Con il passare del tempo, è apparso chiaro che gruppi come Mermaids stavano esercitando un’influenza su medici e clinici nel servizio, a volte dettando le aspettative di cura per i nostri pazienti”, ha evidenziato Sue Evans.

David Bell, già presidente della British Psychoanalityc Society, è stato dirigente presso la clinica Tavistock Clinic per 24 anni. Nel 2018, ha redatto un rapporto interno in cui riportava le preoccupazioni di molti medici della clinica per il modo in cui si trattavano i giovani pazienti, bambine e bambini affetti da disforia di genere. In seguito, Bell ha rassegnato le proprie dimissioni. In un’intervista a Channel 4 del gennaio 2021, lo psichiatra ha finalmente rotto pubblicamente il silenzio. Bell ha denunciato i gravissimi danni procurati dalla clinica Tavistock ai minori, il 40 per cento dei quali soffriva di disturbi dello spettro autistico. Ha pure confermato che le terapie ormonali per la riconversione di genere sono state praticate su minori gay e lesbiche, e ha attribuito pesanti responsabilità alle organizzazioni Lgbt come la Stonewall e la Mermaids che usano i corpi di bambine e bambini per i loro scopi politici.

Diversi medici che collaborarono nella clinica Tavistock, poi allontanatisi per ragioni di coscienza, raccontarono come le organizzazioni transgender avessero avuto responsabilità fondamentali nel promuovere tra madri e padri la transizione di genere come “unica cura” per i loro figli: “Mermaids dice sempre ai genitori che è una questione di vita o di morte. ‘Preferiresti un ragazzo vivo o una ragazza morta?’: la narrazione di Mermaids è ovunque”.

Keira Bell e la sua battaglia legale contro la Tavistock per difendere i bambini

Bambini e ragazzini confusi e vulnerabili sono stati avviati alla transizione di genere nella clinica Tavistock, tra questi Keira Bell. A 16 anni e, per sua stessa ammissione, “molto malata di mente”, Keira aveva ricevuto i farmaci bloccanti della pubertà dai medici della Tavistock per mettere in pausa il proprio sviluppo prima di rendersi conto, sei anni dopo e dopo aver subito una doppia mastectomia (asportazione chirurgica di entrambi i seni), che si trattava di un mastodontico errore.

“Non hanno analizzato la mia storia e la mia salute mentale. Sembrava che volessero solo accontentarmi, usando Quincy, il nome maschile da me scelto, e rivolgendosi a me come un ragazzo”, ha testimoniato la Bell. Addirittura, le hanno detto che i farmaci che bloccano la pubertà, somministrati in iniezioni regolari per sopprimere gli ormoni dello sviluppo, le avrebbero dato “più tempo per pensare”. I medici della Tavistock non le dissero alcunché circa gli effetti collaterali di lungo termine di tale trattamento, come i problemi della crescita, la riduzione della densità ossea e lo sviluppo celebrale. Keira Bell ha testimoniato anche di non essere stata sottoposta a psicoterapia prima dell’assunzione di “farmaci sperimentali” bloccanti della pubertà. A 22 anni, Keira ha preso coscienza: il cambiamento di genere non era stato, come aveva creduto, la risposta ai suoi problemi di salute mentale. Ora, a 25 anni, ha smesso di assumere gli ormoni maschili e sta tornando a vivere come una donna. Ma i cambiamenti irreversibili rimarranno per tutta la vita. Keira Bell è diventata la portavoce dei minori abusati alla Tavistock, diventando la testimone chiave nel processo contro la clinica. Nel 2020, l’Alta Corte inglese stabilì che i minori di 16 anni non potevano dare il consenso informato al blocco della pubertà. La vittoria però durò pochi mesi. L’anno successivo, Keira e i gli altri pazienti persero in appello.

Il rapporto ufficiale della pediatra Hilary Cass

Nel rapporto ufficiale redatto dalla pediatra Hillary Cass, ex presidente del Royal College of Pediatrics and Child Health, e richiesto dal governo britannico, si è riscontrato che, per anni, la clinica Tavistock ha trattato bambini vulnerabili come transgender e attraverso l’utilizzo di farmaci che avranno conseguenze irreversibili sulla loro vita, senza conoscere l’impatto a lungo termine sulla loro salute fisica e mentale. Per porre fine a tutto questo ci sono voluti più di tre anni, le dimissioni di massa di molti medici, le denunce dei pazienti in tribunale, le prime pagine dei giornali, il coraggio di un piccolo gruppo di persone che non si è arreso al furto e all’abuso dell’infanzia. Già nel 2019, il britannico Times scriveva “È in atto un esperimento di massa sui bambini, i più vulnerabili”.

Il Times riportava pure l’aumento esponenziale del numero di minori che venivano indirizzati dalla clinica Tavistock: nel 2010, erano stati 94 minori, nel 2018, erano stati 2.519, il più piccolo aveva solo tre anni. Il quotidiano britannico aveva documentato anche diverse testimonianze di medici della Tavistock, i quali poi si sono licenziati per ragioni di coscienza: “Questo trattamento sperimentale viene effettuato anche sui bambini molto vulnerabili, che hanno avuto problemi di salute mentale, abusi, traumi familiari. Ma a volte questi fattori vengono semplicemente insabbiati”.

“La dipendenza della Tavistock dai bloccanti della pubertà è stata paragonata alla mania del Ventesimo secolo per la cura delle malattie mentali con le lobotomie. Si basa su poche prove cliniche ma diventa una cura universale. I bambini sono soggetti a una miriade di fattori che influenzano la loro salute mentale: anoressia, autolesionismo, isolamento e relazioni interrotte. La dismorfia corporea dovrebbe essere inserita nel contesto dell’assistenza pediatrica generale, come sarà ora. Le preoccupazioni per l’ottusa ideologia della Tavistock sono state a lungo evidenziate dagli scrittori del Times. Finalmente il governo ha ascoltato”, chiosava un articolo del Times pubblicato il 28 luglio 2022.

Farmaci sperimentali senza monitoraggio

Il 29 luglio, il Times ha pubblicato un altro articolo che tuona contro la clinica Tavistock e il lassismo delle istituzioni e della politica: “Il danno fatto è incommensurabile. Nessuno sa come anni di dogma ideologico, trattamento inappropriato e una colpevole incapacità di considerare il benessere mentale generale dei bambini curati dalla Tavistock Clinic, influenzeranno le migliaia di persone indirizzate al suo Gender Identity Development Service”. Chiunque denunciasse le pratiche della Tavistock – medici, infermieri, genitori, gli stessi pazienti – veniva definito transfobico. La clinica, addirittura, non aveva nemmeno monitorato i bambini trattati con gli ormoni dopo la somministrazione di farmaci sperimentali.

Nessun controllo a lungo termine circa gli effetti dei farmaci sperimentali, le uniche regole erano dettate dagli attivisti transgender, la mente alveare che decideva per pura ideologia Lgbt il futuro dei bambini.

Francesca Totolo

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2 Commenti

  1. Perché l’ansa non parla di questi demoni,?.. è forse troppo impegnata a supportare il partito demoniaco e i suoi merdosi programmi.

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