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Roma, 16 set — Presa a pugni da un immigrato africano, finisce all’ospedale con il naso rotto: è l’orribile vicenda che vede come vittima-protagonista una 70enne romana, residente di fronte alla Stazione Termini. La zona è una delle zone peggiori per criminalità, spaccio e degrado: il ballatoio di via Giolitti. Sotto la struttura, ogni giorno si presenta un crocevia di sbandati, tossicodipendenti, pusher, prostitute: quasi tutti stranieri.



Immigrato prende a pugni donna 70enne

«Sto bene grazie a Dio, per fortuna gli occhiali hanno attutito il colpo, poteva finire molto peggio», spiega la vittima ai microfoni del Giornale. La donna, di nome Carmen, racconta che quella sera stava rientrando a casa. «Erano le 19.00, c’era ancora la luce del sole», quando nei pressi del portone scorge un immigrato africano steso per terra. Scena di degrado piuttosto ricorrente negli anfratti intorno alla stazione, e per questo tira dritto e non ci bada. Purtroppo, ci si abitua (quasi) a tutto.

L’aggressione

All’improvviso la signora Carmen sente un urlo. Si volta e un pugno la prende in pieno volto. E’ stato proprio l’immigrato. Il colpo le manda gli occhiali in frantumi e le fa sgorgare un fiotto di sangue dal naso. «Ho sentito un urlo, mi sono voltata bruscamente e in quel momento mi è arrivata una botta incredibile, fulminea, non ho avuto neppure il tempo di capire cosa stesse succedendo».

L’arresto dell’immigrato

 Fortunatamente la «botta» di adrenalina dovuta allo spavento fa scattare la donna, che corre a rifugiarsi in un negozio di elettronica. «Lì mi hanno soccorsa e aiutata a chiamare la polizia», che in breve tempo riesce a intercettare e arrestare l’immigrato. «Quando sono andata a sporgere denuncia mi hanno detto che aveva già aggredito più volte, mi hanno mostrato la sua foto, lo stavano cercando ma non erano ancora riusciti ad acciuffarlo».

La Raggi che dice?

La vittima si mostra fortemente critica nei confronti del sistema di accoglienza: «Noi accogliamo questa gente ma la sola cosa che siamo in grado di offrirgli è la strada, e la vita di strada è dura, spietata, tanti impazziscono. Oltre alla repressione, servirebbe un minimo di prevenzione, fare un Tso oggi è una cosa complicatissima».

Assurdo e inaccettabile come questo episodio di violenza compiuto da un immigrato nei confronti di una donna, sia capitato «in una città amministrata da una donna e in un Municipio, il primo, amministrato anch’esso da una donna» dove abitano «donne che non si sentono libere di uscire di casa». Ma è cosa arcinota: alla signora «sindaca» in zona Esquilino interessa — o per meglio dire, ossessiona — solo quel famoso stabile in via Napoleone III al civico numero 8, fonte di tutti i problemi della Capitale, dalla violenza, al degrado, passando per i rifiuti e il collasso dei trasporti.



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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