Torino, 7 giu — Verrà sottoposto a obbligo di firma (ma niente carcere) Hamza Zirar, il 28enne balzato agli onori delle cronache dopo aver inseguito, armato di machete, un altro ragazzo magrebino nel quartiere Aurora di Torino, nei pressi della scuola primaria Parini. Finito in manette con l’accusa di lesioni aggravate, la Corte, durante il processo per direttissima, ha accolto la richiesta del suo legale di revocare la misura cautelare in carcere. Motivazione? L’immigrato si stava difendendo da un’aggressione operata da alcuni spacciatori nordafricani. L’autodifesa è tollerabile se si tratta di regolamenti tra allogeni, quindi.

Attacco con machete, il nordafricano è fuori dal carcere

Zirar era il soggetto del video che lo ritraeva mentre correva per una via del capoluogo piemontese armato di machete mentre inseguiva un connazionale ad ora senza identità. Il 28enne ha spiegato al giudice di aver preso il machete da terra, dopo che un gruppo di spacciatori lo aveva assalito con spray urticante, una stampella utilizzata come spranga, delle catene delle bici, dei coltelli e non ultimo il famoso machete. «Il machete non era mio, l’ho raccolto da terra per difendermi. Chiedo scusa per quello che è successo. Mi dispiace» ripete all’infinito Hamza Zirar durante l’udienza in cui sono stati ascoltati anche due testimoni oculari. Uno degli amici del 28enne, che al momento dell’aggressione si trova va con lui, ha confermato la sua versione.

Torino come le banlieue

Nel corso dell’aggressione è rimasta ferita anche una donna, colpita al piede da una bottiglia di vetro, e a cui Hamza ha scritto una lettera di scuse. Sull’episodio si era pronunciato anche il sindaco di Torino, Lo Russo: «Quello che dobbiamo fare è provare a risolvere alla radice la questione. Certamente con un forte presidio delle forze dell’ordine, e sono contento che il prefetto le abbia convocate in sede tecnica per verificare come meglio ottimizzare la loro presenza in quelle zone, ma non possiamo lasciare il tema sicurezza solo alle forze dell’ordine, serve un’azione coordinata che affianchi una strategia di integrazione sociale, attenzione alle periferie e alle fragilità». Il prefetto di Torino Raffaele Ruberto specifica che l’uomo, lungi da essere uno stinco di santo, «è un soggetto conosciuto, con problemi psichiatrici. Otto giorni fa è salito su un palazzo e ha iniziato a lanciare tegole all’indirizzo delle forze dell’ordine».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Quanta energia sprecata, tutti sotto il solleone… a spaccar pietre. Disintossicazione e lavoro garantiti, socialmente utilissimi. C’è tanto da demolire e rifare… I paesi di provenienza saranno poi ben contenti di riprenderseli, finalmente animati da spirito costruttivo, di ritorno dalla diaspora. Nessuno ha certo bisogno di nuovi pusher-consumatori istiganti, paganti o meno.

  2. Ma che bravo ragazzo,
    Viene in Italia e trova un macete per terra.
    Lo raccoglie per difendersi.
    Quanti maceti stanno Italia ?
    Uno stava proprio davanti a lui.
    E gli hanno pure creduto.

  3. E’ già un confidente da proteggere? Che come tale si sente in diritto di comportarsi all’ occasione “sopra le righe”? I tempi passano ma sostanzialmente nulla cambia.

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