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Torino, 20 mag – Scatta la protesta degli infermieri a Torino. Dopo mesi di trincea sanitaria che li ha visti impegnati nel contrasto al coronavirus, rischiando la propria salute e quella dei propri cari, senza dpi, lavorando su turni massacranti in condizioni estreme – anche dal punto di vista psicologico – gli operatori sanitari non ci stanno più. Non ci stanno più ad essere gli «eroi» di cui presto ci si dimenticherà. Ed esigono il giusto riconoscimento economico dopo mesi di lavoro nei reparti degli ospedali.. «A marzo dicevano che avrebbero aumentato i nostri stipendi e invece a maggio gli eroi sono già dimenticati». Così attacca Francesco Coppolella, segretario regionale del sindacato Nursind che rappresenta 4mila infermieri. Stamattina, insieme a una cinquantina di colleghi, ha organizzato un flash mob davanti alla sede della Regione Piemonte, in piazza Castello, a Torino.

Gli infermieri, incatenati e indossando sacchi neri della spazzatura, si sono stesi per terra per ricordare i colleghi morti contagiati dal coronavirus mentre erano impegnati a salvare il maggior numero possibile di vite dei propri connazionali. La denuncia del Nursind è durissima: «Non ci avete fatto i tamponi – ha accusato il sindacalista – abbiamo indossato sacchi della spazzatura e pannoloni sotto le tute, perdendo la nostra dignità. A noi è toccato disinfettare i morti, a volte fare i sacerdoti. Siamo stati lontani dalle nostre famiglie, molti di noi sono stati abbandonati, ma nonostante tutto abbiamo continuato a lavorare, in prima linea tirando l’Italia fuori da questo pantano”.

Gli infermieri denunciano le precarie condizioni sanitarie, su tutte la penuria di dpi che metteva a repentaglio la sicurezza degli operatori, fino a farli ammalare, anche fatalmente: «Avevamo mascherine contate, pochi dispositivi di sicurezza, abbiamo avuto paura». Il riconoscimento promesso dalla Regione nel frattempo non è arrivato. In mattinata saranno ricevuti dal presidente Alberto Cirio che ha previsto 37 milioni di euro, da sommare ai 18 del governo, per il finanziamento del bonus in busta paga per gli operatori sanitari impegnati nell’emergenza coronavirus.

«Ci hanno anche escluso dal tavolo che dovrebbe organizzare il bonus in busta paga per i sanitari perché non abbiamo firmato il contratto nazionale», rincara la dose Coppolella «Oggi siamo qui per chiedere conto delle vostre promesse – legge nel comunicato durante il flash mob – questi che vedete alle mie spalle e rappresentano i 40 infermieri morti: hanno perso la loro vita per salvarne altre. I nostri sono stipendi inadeguati, nessun bonus e nessun premio sanerà le nostre perdite ma un segnale di rispetto lo pretendiamo».

Cristina Gauri

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