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Roma, 23 lug — Esplode la protesta a Torino dopo l’introduzione del decreto Green pass utilizzato come grimaldello per spingere milioni di italiani alla vaccinazione, limitando in modo drastico le loro libertà: ieri sera dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto Covid circa 5mila persone si sono radunate in Piazza Castello per protestate contro le misure altamente restrittive contenute nel decreto. La protesta, che ha il nome di No paura day, è stata organizzata da Marco Liccione, 31 anni, tramite tam tam social due giorni fa. Nei prossimi giorni sono previste altre manifestazioni simili in tutta la Penisola.



A Torino va in scena la protesta contro il Green pass

«La Digos ha contato 2 mila persone e quindi siamo almeno il doppio — spiega uno degli organizzatori dal palco —. Facciamo vedere a tutti cosa vuol dire essere uomini liberi», ha gridato, mentre migliaia di persone scandivano il coro «libertà». Un oceano di fischi e cori di dissenso ha accolto il nome del commissario per l’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo. 

“Ci ribelleremo”

A Torino in migliaia manifestano dissenso contro l’obbligatorietà del Green pass. «Inconcepibile non solo dal punto di vista costituzionale e della normativa europea, ma anche dal punto di vista umano», dicono dal palco «Non andremo a mangiare fuori, non andremo al cinema. Ci ribelleremo. E si vedrà».

Sul palco anche il giurista Ugo Mattei, giurista, docente di diritto privato all’università di Torino e candidato sindaco con la lista civica Futura-Per i beni comuni alla prossime Comunali. «Il diritto non è a uso e consumo delle case farmaceutiche e del potere che vuole protrarre lo stato d’emergenza». Sui vaccini «non si sa che impatto hanno sulla possibilità di contagiare» e dei tamponi che «a volte danno falsi positivi e a volte falsi negativi. Funziona così e su questo basiamo la normativa del green pass che viola diritti della persona. Questi, invece, sono certissimi».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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