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Bologna, 12 mag — I trans passano alle vere e proprie intimidazioni nei confronti delle femministe di Arcilesbica, «colpevoli» del gravissimo reato di contestare l’approvazione di alcuni punti del liberticida Ddl Zan. «L’altra notte — spiega in un post su Facebook Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica — l’esterno della sede di “La Comune” a Bologna, dove la nostra associazione è ospitata, è stato imbrattato con la scritta “arcistronze”, firmato “RABBIA TRANS” e il nome di Arcilesbica cancellato con vernice nera».

I trans perseguitano le femministe di Arcilesbica

Contrarie all’utero in affitto e all’introduzione della categoria fluida di «identità di genere» che si tradurrebbe in un indebolimento della donna biologicamente tale a favore di chiunque si alzi la mattina e decida di essere, per l’appunto, donna, le femministe sono da tempo bersaglio di feroci attacchi da parte della comunità trans, che invece vorrebbe vedere riconosciuto il proprio «diritto» all’auto identificazione (self id) in tal senso.
«Diritto» al self id che si traduce nell’ingresso dei trans negli sport femminili, i quali finiscono per primeggiare ingiustamente sulle donne vere per manifesta superiorità fisica; o all’ingresso di chiunque si identifichi come donna nelle carceri femminili, come già avviene, con conseguenze tragiche — stupri e violenze commesse nei confronti delle detenute — in America.

Le donne non hanno il diritto di protestare contro il self id

«Gli insulti scritti sui muri della sede dipendono proprio dal fatto che ArciLesbica appoggia la legge contro l’omotransfobia ma con una richiesta di emendamenti sul ddl Zan». La comunità trans risponde così con le minacce e i vandalismi alle posizioni di Arcilesbica. «Ecco il clima che si respira nel movimento. — prosegue Gramolini — Niente di tutto questo fa parte della genuina cultura lgbt, fatta di ironia tagliente, leggerezza, dissacrazione intelligente: nessuno ha più il diritto di discostarsi dall’agenda trans dell’autocertificazione di genere, né da quella gay dell’utero in affitto, in particolare le donne sono rispettate solo se la approvano». 
Conclude la Gramolini: «Rattrista assistere alla penetrazione nella comunità lgbt di forme di intimidazione crescente che fanno pensare ai metodi dell’antagonismo che sta cercando di intestarsi anche la nuova generazione di femministe. Minacciare fisicamente le donne è roba di altre sponde politiche, un fenomeno di non facile interpretazione è sotto i nostri occhi». Benvenute nel mondo che avete contribuito a creare, verrebbe da rispondere loro. 
Cristina Gauri
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5 Commenti

  1. i sostenitori del DDL ZAN si presentano per quello che sono veramente “si era già capito comunque…….”.
    IMMAGINARSI COSA POSSONO FARE E……..DOPO CHE E’ STATO APPROVATO……..”Qui habet aures audiendi, audiat”

  2. Quindi i trans ammesso che siano stati dei trans a scrivere quella roba li sono i nuovi maitre a penser della destra?

  3. La Gramolini afferma che minacciare fisicamente le donne è roba di altre sponde politiche?! Che studiasse almeno gli esiti della tossicità… visto che la politica per lei appare preclusa.

  4. […] La studentessa che ha affermato che le donne sono nate con genitali femminili e ha affermato che la differenza di forza fisica tra uomini e donne “era un dato di fatto” sta affrontando un’azione disciplinare  da parte della sua università. Lisa Keogh, 29 anni, studia legge presso l’Abertay University di Dundee, in Scozia: è stata segnalata ai capi universitari dai suoi compagni di classe dopo aver detto che le donne non erano fisicamente forti come gli uomini. […]

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