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Roma, 12 mag – Emergenza sbarchi, il governo Draghi come quello di Conte: porti aperti ai clandestini. Mentre dall’opposizione Giorgia Meloni fa presente che “non stiamo salvando chi scappa dalla guerra”, il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini non lascia dubbi: “Mai porti chiusi”. E’ questa la linea del governo (che poi è l’immigrazionismo della sinistra), proprio ora che con il meteo favorevole l’Italia sta subendo un’invasione. E siamo soltanto agli inizi.

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Giovannini: “Mai porti chiusi”

In un’intervista alla Stampa, Giovannini dice senza mezzi termini che gli sbarchi non si fermeranno. “Ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid. Bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Ma ci sarà una sintesi politica complessiva, che spetta al presidente Draghi e al governo nella sua collegialità”. Secondo il ministro salvare vite umane in mare “non è in discussione” e anzi “è la prima cosa da fare. Poi certo serve un’azione diplomatica, un coordinamento europeo, considerando le diverse variabili nei Paesi di partenza dei migranti e azioni sul nostro territorio”, ha concluso.

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Draghi conta sulla Ue per la redistribuzione ma gli Stati membri rispondono picche

L’esecutivo Draghi confida nella Ue sul fronte della ricollocazione, della redistribuzione degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste. La Commissione Ue, però, lavora per coordinare i ricollocamenti esclusivamente delle persone salvate in mare, ma non per quelle sbarcate con propri mezzi in Italia. I numeri parlano chiaro e non ci sono favorevoli. Dal 2018 solo 1.273 migranti sono stati trasferiti dall’Italia ad altri Stati Ue, a fronte degli oltre 80mila sbarcati. La richiesta dell’Italia di avere, soprattutto in vista dell’estate, una strategia efficace per frenare le partenze degli immigrati dalle coste africane è rimasta (come era prevedibile) lettera morta. Così come la richiesta di disponibilità ad accogliere quote di chi arriva via mare tramite una equa redistribuzione che preveda l’attivazione di meccanismi di solidarietà. Gli Stati membri insomma rispondono picche.

50-70mila immigrati pronti a partire per l’Italia

L’emergenza sbarchi è solo agli inizi: si parla di 50-70mila immigrati che si trovano nelle aree costiere tra Tripoli e il confine tunisino, pronti a partire. E le navi Ong stanno già facendo la spola. Una situazione insostenibile, con Lampedusa invasa da oltre 3mila immigrati in pochi giorni e l’hotspot al collasso. “Le vite umane si salvano se non si fanno partire su imbarcazioni di fortuna per far fare miliardi agli schiavisti del terzo millennio. Davvero non riesco a capire la ratio di un governo che chiude in casa gli italiani e fa entrare indiscriminatamente gli immigrati“. Va all’attacco la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Meloni: “Noi non stiamo salvando gente che scappa dalla guerra”

Altro che diritto di asilo. “Delle dieci principali nazionalità di immigrati irregolari che sono entrati in Italia nei primi mesi di questo anno, triplicati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quasi nessuno ha diritto alla protezione internazionale” fa presente la Meloni. “La terza nazionalità è il Bangladesh, prendono l’aereo dal Bangladesh, arrivano in Libia per prendere i barconi degli scafisti e arrivare in Italia“, è la denuncia della leader di FdI ai microfoni di Rtl 102.5. “Noi – aggiunge – non stiamo salvando gente che scappa dalla guerra, stiamo cercando con questa politica intanto di far fare soldi alla mafia degli scafisti, dopo di che stiamo cercando di aiutare persone che sono in difficoltà economiche”.

La leader di FdI: “Non ce lo possiamo permettere, già stiamo messi molto male in Italia”

Una scelta, quella di tenere i porti aperti, fatta sulla pelle dei cittadini italiani. “Arrivati a questo punto non ce lo possiamo permettere, perché noi già stiamo messi molto male in Italia, abbiamo gente che non ha più posto di lavoro, non più ha un’attività, non ha più niente e gli Stati servono per occuparsi prioritariamente dei loro cittadini”, avverte la Meloni. La soluzione dunque è il blocco navale.

“Ci vuole il blocco navale”. Ma Lamorgese dice che “non si può applicare”

L’Europa dovrebbe attivare il blocco navale in accordo con le autorità libiche, aprire in Africa gli hotspot, rispedire indietro chi non ha diritto alla protezione internazionale e ricollocare in Europa chi ha diritto”, conclude la leader di FdI. Ma a sentire il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, intervistata da Avvenire, il blocco è “una misura di guerra” e dunque “non si può applicare, poiché contrasta con le disposizioni che vietano il ricorso all’uso della forza nelle relazioni tra Stati”.

E Draghi pensa agli accordi di Malta

Draghi invece, lascia i porti spalancati e punta sulla Ue, che finora ha risposto picche. Non sarà facile per l’ex numero uno della Bce riuscire a rimettere in piedi gli accordi di Malta del 2019 per la redistribuzione. Se veramente in Libia ci sono 70mila persone pronte a partire, senza un aiuto da parte dell’Europa, che finora non ha risposto sulla ricollocazione, l’Italia in tempi brevi subirà una invasione di immigrati che getterà il Paese nel caos più totale.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. […] Di Adolfo Spezzaferro – Roma, 12 mag – “Vi spiego perché la Lamorgese sbaglia a dire no al blocco navale per fermare gli sbarchi“: parola dell’ammiraglio (ris) Nicola De Felice, secondo il quale il flop della titolare del Viminale condanna l’Italia a dover fronteggiare ancora una volta da sola l’emergenza immigrazione. L’Italia in effetti con la politica dei porti aperti del governo Draghi rischia una vera e propria invasione, con 70mila immigrati pronti a partire per le nostre coste ora che il meteo è favorevole. […]

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