Mantova, 10 ago — Cerca di difendere una capotreno dalle molestie e dalle minacce di quattro giovani magrebini, ma loro lo aggrediscono in branco mandandolo all’ospedale: è accaduto nel primo pomeriggio di ieri nella stazione di Poggio Rusco, nella bassa Mantovana al confine con l’emiliana Mirandola. La vittima è un macchinista, colpito dall’ennesimo branco formato dai «nuovi italiani» a cui la sinistra non vede l’ora di dare la cittadinanza.

Quattro magrebini molestato la capotreno

L’episodio è accaduto sul binario presso il quale sostava il convoglio della linea Verona-Bologna. La capotreno, una 26enne di Faenza si accorge di alcuni ragazzi nordafricani in atteggiamento sospetto sul binario accanto: stanno armeggiando con una chiave tripla, in dotazione al personale delle ferrovie, nel tentativo di aprire un vagone. Alcune «situazioni anomale» verificatesi nelle carrozze sono la spia di questi strani movimenti: continua accensione e spegnimento dell’aria condizionata e apertura dei finestrini bloccati, azioni che è possibile compiere solo da chi è in possesso della tripla.

«Con calma e pazienza», sottolinea la Cisl in un comunicato, la giovane dipendente di Trenitalia «ha cercato di dissuadere i malintenzionati, spiegando la pericolosità di quegli atti, ma purtroppo le uniche risposte sono state ingiurie e palpeggiamenti». In quattro le si avventano addosso toccandola nelle parti intime, insultandola e minacciandola nel classico stile del «branco» reso tristemente noto da molteplici fatti di cronaca, da Peschiera del Garda a Piazza Duomo a Capodanno, a Milano.

Il macchinista arriva in soccorso

A questo punto entra in scena il macchinista, attirato «dalle urla della ragazza, accerchiata e derisa dai quattro stranieri». Si avvicina in soccorso della capotreno ma «è stato massacrato di calci e pugni, con uno dei quattro aggressori che» da bravo sciacallo, approfittando della situazione «si è introdotto persino nella stessa cabina per cercare di rubargli il cellulare». I quattro raccolgono da terra l’orologio dell’uomo, caduto a terra nella colluttazione, e se la danno a gambe. Stando a quanto riferito dallo stesso sindacato, dalla denuncia agli atti, sembra che una chiave tripla identica fosse stata rubata alcune ore prima nel Milanese.

Dieci giorni di prognosi

Allertate dei testimoni arrivano sul posto un’ambulanza per soccorrere il macchinista — a cui i medici daranno dieci giorni di prognosi per le numerose ferite alla testa — e i carabinieri di Poggio Rusco, coordinati dal comando di Gonzaga, che si mettono al lavoro raccogliendo le testimonianze dei presenti e controllando le immagini delle telecamere di videosorveglianza. I militari dell’Arma stanno cercando i 4 magrebini, tutti minorenni.

«La situazione non è solo critica, anzi ribadisco per l’ennesima volta che si tratta di una vera e propria emergenza. Capitreno e personale sono terrorizzati e allo stremo», dichiara Aldo Cosenza, segretario regionale Fit. «La vera soluzione per il problema aggressioni riguarda le infrastrutture e non ci stancheremo mai di chiedere a tutte le parti in causa (Rfi, Regione e aziende) che l’accesso ai binari delle stazioni, e quindi ai treni, avvenga solo con il biglietto. Otto aggressioni su 10 non ci sarebbero più. Bisogna installare i tornelli, ma non solo, anche porte che si aprono solo con l’inserimento del codice del biglietto».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. La soluzione di blindarsi con tornelli, barriere, sbarre, paratie, fossati e quant’altro è fallimentare solo a pensarla. Il modo di risolvere certi problemi è evidentemente un altro. La distribuzione di calci in culo prima dell’espulsione sarebbe solo il primo gradino seguito da molti altri per cui anche l’espulsione non sarebbe più necessaria.

Commenta