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Bergamo, 26 mar – Il bar di Treviglio si chiama Al solito posto, è aperto da 33 anni e non intende chiudere, nemmeno in zona rossa. Nel locale, infatti, nonostante i Dpcm “anti-Covid”, ci si può ancora sedere ai tavoli – distanziati – e consumare il caffé al banco.



Treviglio, il bar tiene aperto e sfida i Dpcm

Al solito posto ha deciso di sfidare i Dpcm e le loro disposizioni anti-Covid spesso contraddittorie dal primo marzo. Quasi un mese dopo Marco Novaria, titolare con la moglie Rachele Caironi a cui è intestato il locale, non è affato pentito della decisione, anzi: “È un mese che siamo aperti, scrivete che la nostra è una protesta civile” dice al Corriere. “Facciamo rispettare la Costituzione italiana e basta. E, sia chiaro, noi non siamo negazionisti del virus. So cosa vuol dire il Covid, la scorsa primavera ho perso due zii in un solo giorno. E qua dentro si rispettano tutte le misure di sicurezza. Da 14 mesi i posti a sedere sono dimezzati, tutti devono indossare la mascherina e c’è il gel disinfettante”.

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Le multe e i verbali comminati al bar

Di chiudere o lavorare con l’asporto i tenutari del bar non ne vogliono sapere e contestano queste decisioni del governo e questo nonostante, solo sabato, siano stati multati 10 clienti in una sola volta. Mercoledì scorso, invece,  i carabinieri hanno multato il bar. Ogni volta che il bar viene multato si dispone anche la chiusura di 5 giorni, sulla quale Marco non batte ciglio. Il bar non chiude.  il verbale è accompagnato dalla disposizione di chiusura per 5 giorni ma il locale non la osserva. E questo anche se a carico della moglie è arrivata anche una denuncia per il mancato rispetto dell’ordinanza del sindaco , reato penale che prevede fino a un massimo di tre mesi di reclusione e 206 euro di multa. I legali delbar hanno per tutta risposta inviato una diffida a Polizia locale, Questura e sindaco.

“Lavoriamo in 4 e siamo aperti da trent’anni”

«Ormai abbiamo ricevuto una trentina di verbali. La nostra però non è un’iniziativa che abbiamo improvvisato, ci sono sotto ore di lavoro con il nostro legale di Roma. Facciamo parte del movimento libertario italiano “Io apro” a cui aderiscono molte categorie. Tuteliamo la nostra famiglia e i nostri dipendenti” dice Marco “A lavorare qui siamo in quattro. Portiamo avanti questo locale da 33 anni e vogliamo continuare a farlo. I clienti finora ci sostengono anche se vengono contravvenzionati”.

“Aspettiamo la decisione del prefetto”

“Aspettiamo la decisione del prefetto” dice il gestore del bar “che dopo un mese però non è ancora arrivata. È quello l’unico ente che può decidere la chiusura di un locale. Per chiuderci dovrebbe avere motivazioni importanti che non sono quelle del Dcpm, noi non abbiamo mai servito alcol ai minori, mai avuto spaccio di droga o problemi di ordine pubblico o igiene. Quando deciderà il prefetto faremo le ferie anche se abbiamo già deciso con i legali che faremo ricorso. Per il resto andremo avanti. Tenendo la nostra linea. Con le forze dell’ordine siamo sempre molto rispettosi. Loro fanno il loro lavoro e noi andiamo avanti a fare il nostro”.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Ma ritenete che il prefetto, organo di governo, possa prendere una decisione che va contro le sue disposizioni ?

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