Venezia, 18 dic – Prima minaccia e aggredisce i passanti in transito nel sottopasso della stazione ferroviaria di Mestre, poi attacca gli agenti della Polfer e quelli della questura di Venezia intervenuti successivamente. Il colpevole appartiene alla grande famiglia delle risorse tunisine installate nel nostro Paese: senza fissa dimora, pluripregiudicato, e già noto alle forze dell’ordine locali per simili exploit violenti. 

Le aggressioni

I fatti sono accaduti durante il tardo pomeriggio dello scorso lunedì 16 dicembre, quando una donna che aveva appena avuto la sfortuna di incrociare lo straniero sui suoi passi, si è recata negli uffici della Polfer di Mestre per chiedere aiuto. I poliziotti sono quindi giunti al sottopasso dove il nordafricano aveva infastidito la signora, per ritrovarsi davanti lo “spettacolo” del tunisino che, con una grossa griglia metallica in mano, minacciava e intimidiva i passanti, fendendo l’aria con dei colpi. Alla vista delle forze dell’ordine, l’uomo non ha esitato a scagliarsi anche contro di loro. Da qui la decisione dei poliziotti di chiamare i rinforzi, contattando direttamente la questura di Venezia. Una pattuglia della squadra volanti è arrivata sul posto dopo alcuni minuti, riuscendo a bloccare l’immigrato dopo una breve colluttazione e a portarlo negli uffici della locale Polfer.

Doveva essere espulso

Dalle operazioni di identificazione è emerso il nome del ragazzo: è il 18enne Koubyb Bkhairia, arrivato al terzo arresto in un solo mese, e il secondo nell’arco di pochi giorni. Il giovane straniero aveva già subito condanne per reati precedenti, ed in passato era stato destinato trasferimento al Cpr ed alla successiva espulsione: ma per un contrattempo burocratico la procedura è saltata. Il giorno in cui si sarebbe dovuta verificare l’operazione, infatti, mancava il medico legale per effettuare la visita sanitaria obbligatoria. Lo straniero è stato sottoposto a giudizio direttissimo durante la giornata di ieri: il giudice del tribunale di Venezia ha stabilito per lui 10 mesi di custodia cautelare in carcere.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. quando un immigrato (anche regolare)
    commette un reato,è colpa sua.
    quando commette il secondo reato,è colpa dello stato…
    che non gli ha dato una scarpata nel sedere e non lo ha rimandato a casa sua subito dopo aver scontata la pena per il primo reato.

    quindi tutti i cittadini italiani che vengono danneggiati da pregiudicati immigrati dall’estero,
    dovrebbero fare una bella causa collettiva contro lo stato che non fa il suo dovere,
    e farsi risarcire da lui…
    a colpi di miliardi di euro all’anno.
    poi vediamo,se non si decidono a muoversi….

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