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Roma, 22 lug – Gli italiani hanno ufficialmente bocciato Immuni. E’ sotto gli occhi di tutti, basta guardare il numero dei download per rendersene conto: a un mese dal lancio l’applicazione è stata scaricata da solo 4,2 milioni di nostri connazionali. Una cifra ridicola, che rende Immuni inutile perché, stando a quanto raccomandato dalle task force governative, per essere di un qualche aiuto nel controllo dell’emergenza sanitaria – che di fatto, sappiamo non essere più tale – avrebbe dovuto essere scaricata da almeno il 60% della popolazione. Cioè almeno 25 milioni di italiani – considerato che i minori di 14 anni non possono utilizzarla. Non ci siamo quindi, non siamo nemmeno al 20% dell’obiettivo. 

E nel resto d’Europa non si canta di certo vittoria. In barba alle raccomandazioni dell’Oms, che rimarca l’importanza del tracciamento contatti in attesa del vaccino, la CoronaWarn-App in Germania è stata scaricata da 15 su 83 milioni di abitanti, mentre il corrispondente di Immuni francese non ha superato neppure i due milioni di download. 

Per metterci una pezza il ministero per l’Innovazione ha deciso di annunciare una nuova campagna di sensibilizzazione per esortare i cittadini a vincere i timori legati alla privacy e scaricare in massa Immuni. A nulla sono valse infatti le rassicurazioni di Altroconsumo, che giudica Immuni «a prova di privacy», in quanto «non richiede alcun permesso sospetto e non accede ad alcun dato personale o sensibile». Secondo l’associazione, l’app non geolocalizza la posizione Gps dell’utente, né accede a rubrica dei contatti, mail, file salvati. Ma i problemi di natura tecnica ci sono eccome. Innanzitutto Immuni richiede la presenza dei sistemi operativi di Android 6 o IOs 13.5. Quindi non «gira» sui vecchi smartphone, compresi gli iPhone6 e gli Android precedenti al 2015, come il Samsung Galaxy S4 e S3 e Lg G2. Telefoni ancora di utilizzo comune presso molte fasce della popolazione. Vi è poi la grana degli aggiornamenti: su iPhone se non si scarica il “13.6” la App segnala lo «stato di errore». Ultimo, ma non meno importante, l’utilizzo del sistema Bluetooth, scelto dagli sviluppatori per tutelare la privacy degli utenti, rischia di far scattare falsi allarmi, perché la App tende a segnalare come contatto a rischio anche chi si trova a poca distanza da noi ma è separato da un muro, un mobile, un paravento.

Cristina Gauri

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