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adult baby ciuccio pannolone le ieneRoma, 6 mar – Nel nostro cammino a tappe forzate verso il baratro non potevano mancare gli “Adult baby”, l’ultima pazzia sdoganata recentemente da un servizio delle Iene che ha fatto molto discutere e rilanciata dalle notizie di varie aperture di “asili” di questo tenore in tutta Italia. Di cosa si tratta? Di adulti che si ritrovano in strutture che imitano grottescamente degli asili e regrediscono allo stato neonatale. Sì, esatto: persone di 20, 30 o 40 anni che si mettono il pannolone, recitano filastrocche, prendono il biberon, usano il ciuccio, stringono orsacchiotti e, ovviamente, quando sono sporchi, si fanno cambiare dalle “maestre”. Negli annunci viene precisato che non si tratta di escort: niente sesso, solo pazzia. Pur non disponendo di statistiche di genere relativamente ai cultori di tale perversione (o parafilia, come dicono quelli bravi), è molto probabile che i clienti di queste strutture siano nella stragrande maggioranza maschi, mentre le “maestre” saranno probabilmente tutte donne.



Il che dà una bella immagine simbolica: uomini e donne adulti in una stanza, solo che i primi indossano il pannolone e si fanno cullare come lattanti dalle seconde. Ovviamente ognuno è libero di coltivare privatamente tutte le ossessioni che vuole, anche le più degradanti (e questa, francamente, è difficile da battere). Quello che però ripugna è la pretesa di rendere normale ciò che normale non è. Ma, ed è questo il punto, la nostra società non ha più alcuno strumento concettuale per tracciare una riga e dire che no, da qui in poi non c’è un normale orientamento, ma si tratta di follia. Fare una cosa del genere, lo capite, vorrebbe dire porre in essere delle “discriminazioni” e alimentare degli “stereotipi”.

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La stragrande maggioranza delle persone che vedono una cosa del genere la trovano assurda e disturbante, ma una gran parte di loro è inibita nell’esprimere tale valutazione, perché sa di non potersi più permettere, ormai, alcuna esclusione di sorta. Una volta che si è posto il “desiderio” come unico parametro, bisogna accettarne le conseguenze. Questo è il senso dello spirito del tempo: c’è un piano inclinato in cui non ci si può fermare a metà strada. È per questo che l’acronimo Lgbt si allunga periodicamente di sempre nuove lettere: se uno si alza e dice di non sentirsi rappresentato dalle categorie fin qui esistenti e si inventa un nuovo orientamento, il pensiero dominante è obbligato a farsi carico di tale gusto, orientamento, desiderio o sofferenza. E anche delle vere e proprie pazzie.

Giorgio Nigra

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4 Commenti

  1. C’è qualcosa che mi dice che se faccio sapere di non sentirmi rappresentato dalle categorie fin qui esistenti e mi invento un nuovo orientamento in base al quale la mia perversione (anzi parafilia, perchè io sono bravo!) è picchiare i negri o gasare gli ebrei, grazie al mio contributo l’acronimo Lgbt non penso proprio si allungherà periodicamente di sempre nuove lettere.

  2. C’è qualcosa che mi dice che se faccio sapere di non sentirmi rappresentato dalle categorie fin qui esistenti e mi invento un nuovo orientamento in base al quale la mia perversione (anzi parafilia, perchè io sono bravo!) è picchiare i negri o gasare gli ebrei, grazie al mio contributo l’acronimo Lgbt non penso proprio si allungherà periodicamente di sempre nuove lettere

  3. L’articolo è condivisibile e pone una questione importante chiarendone le gravissime problematiche. C’è da dire che in questo caso particolare il degrado almeno è esplicito, e rende bene l’idea di cosa sia (divenuto) l’uomo contemporaneo.

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