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Roma, 31 gen – La strategia dei vaccini Ue è lo specchio dell’Unione stessa. Sancendo il totale fallimento delle logiche comunitarie imposteci da un organismo sovranazionale. Il susseguirsi continuo di problematiche di carattere organizzativo non fa altro che causare ritardi alle singole Nazioni. Le quali ora si trovano in difficoltà nell’approvvigionamento delle dosi necessarie per il richiamo.



La controversia dei rapporti Ema-Sputnik V

Emer Cooke – direttore dell’Ema, ossia l’Agenzia europea per i medicinali – ha chiarito qualche giorno addietro la posizione dell’Ema nei confronti del vaccino russo Sputnik V. Secondo Cooke, infatti, per l’Ema è assolutamente ordinario fornire prestazioni di consulenza scientifica ai team di sviluppo farmaceutico, così da garantire standard elevati di sperimentazione.

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Il Rdif – Fondo russo per gli investimenti diretti – tuttavia, aveva pubblicamente dichiarato di aver presentato un’istanza di registrazione dei suo vaccini nell’Ue. Obiettivo essere riesaminato entro febbraio. Ciononostante, nei medesimi chiarimenti sopramenzionati ad opera della Cooke, l’Ema aveva chiarito di non avere ancora ricevuto una richiesta ufficiale di revisione del preparato russo Sputnik V.

L’offerta ufficiale del vaccino Sputnik V

Dal profilo Twitter ufficiale dei produttori del vaccino Sputnik V è arrivata, appena un paio di giorni fa, un’offerta per l’invio di 100 milioni di dosi di vaccini all’Ue. Il messaggio, corredato da un’emblematica immagine di vicinanza tra Russia ed Unione, esplicita come sia già stata effettuata una richiesta ufficiale di revisione all’Ema, con l’ambizione di fornire il prodotto entro il secondo trimestre del 2021.

Nel post si legge anche che le dosi sono sufficienti ad immunizzare 50 milioni di cittadini, perché – come i vaccini di Pfizer-Biontech e Moderna – anche Sputnik V necessita di due dosi per avere piena efficacia. A conferma dei crescenti rapporti tra Russia ed Unione Europea nell’orbita di un utilizzo del vaccino russo, oltre all’ordine dell’Ungheria di Orban, anche Angela Merkel ha disquisito con Putin circa la possibile produzione del vaccino direttamente in Germania, così da velocizzare i tempi burocratici dell’Ema.

Vaccini: Ue confusa e disorganizzata

Oltre al sostanziale fallimento del piano comune europeo firmato a giugno 2020, Bruxelles ha inscenato l’ennesimo voltafaccia come conseguenza diretta della Brexit. Appena pochi giorni fa, infatti, la Commissione Europea aveva annunciato l’attivazione di un meccanismo di emergenza per evitare l’esportazione di vaccini al di fuori dell’Unione. Dunque anche verso il Regno Unito. Bruxelles, tuttavia, ha incluso nel meccanismo anche la frontiera che separa l’Irlanda dall’Ulster – territorio soggetto alla Brexit – appellandosi all’articolo 16 del Protocollo sull’Irlanda del Nord. Dopo le vigorose proteste di Boris Johnson la Commissione europea ha fatto un passo indietro, chiarendo che non scatterà la clausola di salvaguardia. Non vi saranno perciò deroghe agli accordi raggiunti con Belfast conseguentemente alla Brexit.

Leggi anche – Vaccino, la Germania “frega” tutti e compra 55 milioni di dosi extra accordi Ue

Quest’ennesimo cambio di direzione non fa altro che attestare la confusione di un’Unione Europea disorganizzata e disunita. Incapace di gestire comunitariamente l’afflusso di vaccini alle singole nazioni.

Giacomo Garuti

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1 commento

  1. In India, senza ricorrere ai vaccini, hanno raggiunto l’immunità di gregge.
    O forse il virus ha altro da fare.

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