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Milano, 31 gen – Il banchiere italiano Andrea Orcel sarà il prossimo amministratore delegato di Unicredit. Mercoledì scorso il cda di Piazza Gae Aulenti ha scelto il sostituto di Jean Pierre Mustier. La decisione è stata salutata con vivo entusiasmo da Pier Carlo Padoan nella veste di presidente del sopracitato gruppo bancario. Per l’ex ministro “Orcel è un solido leader di respiro internazionale. Ha una vasta esperienza e una straordinaria capacità di visione strategica, che sarà essenziale per guidare Unicredit nel futuro”. Non tutti, però, la pensano, però come Padoan. Il Ronaldo della finanza (così è soprannominato il nuovo ad) ha sbagliato troppi goal a porta vuota. Ma prima di criticarlo facciamo un rapido excursus sulla sua carriera.

Chi è Andrea Orcel, il nuovo ad di Unicredit

Andrea Orcel, romano classe 1963, è un enfant prodige della finanza. A soli 25 anni viene assunto dalla Goldman Sachs, dopo poco però lascia. Nel 1992, dopo vare esperienze in grandi gruppi, entra in Merrill Lynch dove rimarrà per circa 20 anni affinando le sue capacità di “grande negoziatore”.

Il suo settore prediletto è il Mergers and Acquisitions (M&A) ossia le fusioni tra grandi gruppi e le acquisizioni. In questo campo non ha rivali: a soli 35 anni è il regista della fusione tra il Credito Italiano e Unicredito. Un’operazione da 21 miliardi di dollari che segnerà la nascita di Unicredit: il più grande gruppo bancario italiano. Questo fu solo l’inizio. Il banchiere orchestrò anche la fusione che portò alla creazione del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA) una delle più grandi banche spagnole. Anche in questo caso si parla di cifre da capogiro: un affare da 15 miliardi di dollari. Perfino Royal Bank of Scotland si è servita della sua consulenza per lanciare l’Opa sulla celebre banca olandese Abn Amro. Poi le cose si misero male per gli scozzesi, ma lui riuscì sempre a farsi pagare profumatamente (le sue erano consulenze da milioni di dollari). Nel 2008 il banchiere-negoziatore torna in Italia. Per la precisione a Siena, ma in Toscana non lascia proprio un buon ricordo.

L’affaire Antonveneta-Mps

Andrea Orcel insieme alla sua squadra targata Merrill consiglia al Monte dei Paschi di Siena di acquistare la Banca Antonveneta (allora in mano alla banca Santander) al modico prezzo di 10 miliardi di dollari. Si dice che gli spagnoli di Santander avevano valutato la stessa banca 7,4 miliardi.

Il consiglio d’amministrazione di Rocca di Salimbeni si fa convincere pagando un sovrapprezzo di circa 2,6 miliardi. A seguito di quella scelta si aprì una voragine nei conti della banca che il cda tentò di tappare con una operazione di finanza creativa. In questo contesto maturò la decisione di usare un veicolo finanziario che andrà presto a sbattere: il derivato Santorini. In tutto questo marasma il nostro eroe continuava a svolgere tranquillamente la sua professione di consulente.

Ed arriviamo ai giorni nostri. Il banchiere torna in patria proprio quando il governo sta facendo di tutto per cedere Mps a Unicredit.

Unicredit-Mps: nozze in vista?

L’istituto senese oggi come non mai naviga in pessime acque. Il capital plan da sottoporre alla Bce “è stato predisposto avendo presente l’obiettivo di trovare una potenziale soluzione strutturale per la Banca, inclusa un’operazione di M&A con un partner di primario standing”. Se questo non fosse possibile, sarà il Tesoro (principale azionista) a rimetterci. Il cda ha parlato chiaro se non si trova il partner giusto è previsto “un rafforzamento patrimoniale di 2,5 miliardi di euro che, se realizzato, è previsto avvenire a condizioni di mercato e con la partecipazione pro-quota dello Stato italiano”. Solo Unicredit al momento ha la forza di assorbire Rocca di Salimbeni. Al momento la trattativa si è arenata sui possibili risarcimenti richiesti dai risparmiatori e sul valore da attribuire ai crediti inesigibili. Fortunatamente, a Piazza Gae Aulenti è arrivato Andrea Orcel. Inoltre, al suo fianco ci sarà quel Padoan che ha gestito benissimo la crisi delle banche popolari.

La strada è dunque in discesa: il banchiere-negoziatore troverà il prezzo giusto così come ha fatto nel 2008. Parafrasando Renzi: a Siena possono stare sereni.

Salvatore Recupero

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2 Commenti

  1. Il MPS e’ una schifezza con capacita’ di reddito inferiore a quella dell’Unicredit. Visto che la sua acquisizione detrarrebbe dalla capacita’ commerciale di Unicredit, l’unico modo per aumentare la redditivita’ del nuovo gruppo sarebbe quello di ridurre in maniera massiccia il numero di agenzie e personale per tagliare i costi. Padoan dovrebbe smettere di fare politica con un gruppo privato e levarsi dalle scatole assieme a ogni altro membro della direzione che approva un’idea cos’ balorda

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