Roma, 11 nov – Fabrizio Pregliasco parla di terza dose ma anche di pessimismo per l’immunizzazione a vita. Insomma, un top del cerchiobottismo e della contraddizione sanitaria, espresso in un’intervista ad Adnkronos.



Pregliasco: “Terza dose ultima, ma sono pessimista”

Così si esprime Pregliasco sulla terza dose: “Secondo me con la terza dose si chiude il giro della vaccinazione anti-Covid universale, poi ci sarà una strategia vaccinale simile a quella dell’influenza, con la necessità di un richiamo annuale solo per alcune categorie più fragili”.

Il che condurrebbe al naturale pensiero che il vaccino – a questo punto – immunizzi o comunque non renda necessarie ulteriori inoculazioni, come pensa chi, sempre all’Adnkronos, gli chiede se esso ci proteggerà a vita. La risposta di Pregliasco è: “Questo lo scopriremo solo vivendo. Ma sono un po’ pessimista perché, dei malati di coronavirus Sars-CoV-2 della prima ondata, già qualcuno si reinfetta. Coronavirus ‘cugini’, gli altri 5 che conosciamo e che sono parte delle forme simi-influenzali, non danno protezione su lungo periodo e quindi ci si reinfetta. Però l’elemento di tenuta dell’obiettivo principale, che è soprattutto l’evitamento dei casi gravi, sembra che sia confermato. Una capacità – conclude Pregliasco – che può prolungarsi nel tempo”.

Ma se per Pregliasco la terza dose “sarà l’ultima” e le altre saranno somministrate soltanto ai fragili, allora perché sull’immunizzazione “definitiva” “l’esperto” (come lo definisce l’agenzia di stampa) è “pessimista”?

“Richiamo solo dopo almeno sei mesi”

Nel resto dell’intervista, Pregliasco ricorda che “non sono tanti quelli che hanno fatto il vaccino già da 6 mesi, quindi è una progressione e un annuncio rispetto a una necessità di rinforzo che credo sia opportuna, alla luce del colpo di coda del virus che ormai ci aspettiamo”, riferendosi alla fascia 40 – 60 anni. Poi aggiunge: “In ogni caso si dovranno aspettare i 6 mesi dalla seconda dose. Farla prima non ha senso. I dati ci dicono che una terza dose fatta a distanza di tempo rende questo simile ad altri vaccini” perché è necessario un ciclo “dove c’è una prima immunizzazione e poi c’è invece il booster in senso stretto”.

Alberto Celletti

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1 commento

  1. Osservate bene come egli dica “secondo me”.
    Cioè parla a titolo personale.
    Sono interessato a sapere dove ha conseguito il titolo di virologo.

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