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Roma, 12 apr — Sono aria fresca le parole di Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale delle malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, uno dei pochi scienziati in prima linea contro il coronavirus a dispensare una narrazione «aperturista», invocando a più riprese l’allentamento delle restrizioni.

Lo ha fatto anche oggi, nel corso di un’intervista rilasciata al Messaggero: «Dobbiamo tornare a vivere. E sfruttare la bella stagione per far ripartire le attività all’aperto». Lo dicono anche i dati a nostra disposizione: «possiamo conquistare nuovi spazi di socialità. Allora anche noi dobbiamo fare in modo che la nostra società riapra sempre di più».

Vaia: tornare alla normalità

L’appello di Vaia è chiaro: dobbiamo tornare alla normalità: quella vera, non il «nuovo normale» che sembra attenderci e non avere più niente a che fare con la vita prima del marzo 2020. E insiste: «dobbiamo tornare a vivere. E visto che all’aperto le probabilità di trasmettere il virus si riducono, se si rispettano le distanze e si usano le mascherine, allora è venuto il momento di una graduale ripresa delle attività ricreative, culturali ed economiche».

Importanti le attività all’aria aperta

Occorre «un nuovo equilibrio tra protezioni e normalità», gradualmente spostato verso la seconda. «Per i cittadini, ma anche per le imprese». Nella sua professione una dichiarazione simile è quasi un unicum: tranne pochissimi altri scienziati, nessuno sembra interessato alla tenuta economica e sociale del Paese. E invece Vaia arriva a rivolgersi anche ai sindaci, che «sono il tessuto connettivo del nostro Paese. Anche da loro deve partire una spinta perché l’Italia torni a respirare. All’aperto molte attività possono essere consentite, ma servono comunque ragionevolezza e organizzazione». Secondo Vaia, «nei parchi e nelle aree pubbliche si possono ricostruire occasioni di ritorno alla vita normale. Dobbiamo sfruttare l’opportunità che ci offrirà la bella stagione e che ci consentirà di restare all’aperto molto più a lungo».

Si deve praticare sport

Le sindromi depressive, il confinamento forzato, la mancanza di moto contribuiscono ad abbassare le difese immunitarie: un controsenso, in tempo di epidemia. «Cittadini depressi e chiusi in casa per sempre hanno anche un sistema immunitario peggiore. Difese peggiori», ammonisce il medico. «Sia chiaro», puntualizza: «Il virus c’è ancora, non è scomparso. Ma all’aperto, nel rispetto delle regole del distanziamento e dell’utilizzo della mascherina, si devono individuare possibilità di svago. Di praticare sport. Garantire l’offerta di eventi culturali. Anche aree di ristoro».

Vaia non dimentica nemmeno l’economia, che deve ripartire al più presto. «Le possibilità di contagiarsi all’aperto sono minori: su questo penso che possiamo essere tutti d’accordo». Confidando anche in terapie alternative, come gli «anticorpi monoclonali che ormai stiamo usando allo Spallanzani. E che hanno confermato una percentuale molto alta di efficacia nell’evitare alle persone di finire in ospedale. Sia ai vaccini».

Cristina Gauri

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