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Varese, 6 mag – Un test rapido in grado di rilevare, nel giro di qualche minuto, la presenza del Coronavirus attraverso la saliva: arriva da Varese il nuovo strumento diagnostico che potrebbe determinare la svolta definitiva a favore della riapertura in sicurezza delle attività commerciali, produttive e sociali. Pratico e di facile utilizzo, funziona in modo simile ad un test di gravidanza: si applica la saliva, diluita con un reagente apposito, su di una piccola striscia di carta assorbente e si attendono da tre a sei minuti per il risultato. Se appare una banda il soggetto è negativo, se si formano due bande è infetto.

Il test è frutto del lavoro di squadra dell’Università dell’Insubria e dell’Asst dei Sette Laghi, sotto l’egida del rettore Angelo Tagliabue, professore di Odontostomatologia, e Paolo Grossi, infettivologo referente regionale e ministeriale per l’emergenza Covid-19. Tutto nasce da un’idea di Lorenzo Azzi, saronnese, ricercatore di Odontoiatria, e Mauro Fasano, professore di Biochimica. Kit e reagenti sono stati realizzati nei laboratori dell’Insubria a Busto Arsizio sotto il coordinamento della ricercatrice Tiziana Alberio.

La sperimentazione, iniziata e conclusa in tempi record – dal 16 aprile al 4 maggio – è stata condotta nel laboratorio di Microbiologia diretto da Fausto Sessa all’Ospedale di Circolo di Varese, dove sono stati esaminati i campioni di saliva di 137 soggetti sottoposti al tampone – in parte risultati sani, in parte infetti. Ogni campione salivare è stato valutato con due test: quello molecolare e quello sperimentale. «Il Test rapido è semplice e sicuro da usare – spiega Lorenzo Azzi a VareseNews – e consente di fare uno screening immediato di primo livello della popolazione. Lo scopo è di identificare i soggetti positivi, soprattutto gli asintomatici portatori del virus, da inviare successivamente a eseguire i test diagnostici di riferimento che, basandosi su metodiche molecolari, necessitano del laboratorio con tempi più lunghi di elaborazione».

Mauro Fasano, delegato del rettore al trasferimento tecnologico, aggiunge che dai dati raccolti «la sensibilità del test è risultata alta, con margini di miglioramento già previsti per la prototipizzazione industriale». Per quanto riguarda la produzione su larga scala l’Università dell’Insubria ha già preso accordi con la ditta NatrixLab, di Reggio Emilia: «l’azienda è già al lavoro per fornire in tempi rapidi alcuni prototipi con assemblaggi leggermente diversi tra loro, che saranno validati in tempi altrettanto brevi quanto quelli in cui si è svolta la sperimentazione ospedaliera. In questo modo si potrà passare alla realizzazione del test su larga scala e a costi contenuti», fanno sapere.

L’ultimo indispensabile passo prima dell’arrivo sul mercato è la certificazione: «Il nostro test salivare – puntualizza Fasano – è così semplice da poter realmente essere utilizzato da chiunque, ma la certificazione per uso autonomo richiede tempi molto lunghi, mentre sono necessari solo 15 giorni per ottenere quella sotto controllo medico. Dunque il test, come quello sierologico, sarà inizialmente gestito da una figura sanitaria, che collabori per esempio con le forze dell’ordine per controlli, oppure con un’azienda che voglia sottoporre i dipendenti all’esame. E speriamo che possa essere messo a disposizione anche dei medici di base».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Che bella notizia! Ma diciamo se ad esempio faccio il test ad una persona “scomoda” od ad un anziano che a detta della Cristina Lagarde devono morire tutti, e con una striscia farlocca faccio risultare un positivo, ricovero la persona e con le conseguenti cure sbagliate(perché le cure sono sbagliate…) la suicido di covid 19,come la mettiamo? A pensar male si fa peccato ma…

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