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Venezi e la polemica su “direttore” e “direttrice”: così la Crusca zittisce Boldrini & co.

by Cristina Gauri
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venezi direttore orchestra

Roma, 8 mar – La Crusca mette la parola “fine” alle polemiche, innescate durante la puntata sanremese di venerdì scorso, sull’uso del termine “direttore d’orchestra” anziché “direttrice” riferito alla pianista (e direttore) Beatrice Venezi.

Venezi, direttore o direttrice?

“Chiamatemi direttore d’orchestra, è questo il nome del mio lavoro”. Così la Venezi aveva sferzato il politicamente corretto, proprio in occasione di un Festival tutto declinato secondo il paradigma della parità dei diritti e della fluidità di genere. Apriti cielo: la decisa presa di posizione della pianista aveva innescato una bufera mediatica con relative polemiche delle femministe. Capeggiate da Boldrini e dalla Conferenza delle donne democratiche-Toscana, avevano addirittura chiesto alla Venezi di scusarsi per l’affronto.

Le femministe si inalberano

Le stesse femministe che invocano l’uso dei pronomi femminili per i trans, cioè uomini che credono di essere donne, scornacchiano impazzite se una donna decide di farsi chiamare “direttore” e non “direttrice”. O ancora peggio, “direttora”. La morale della favola, è sempre la stessa: per le beghine anti-patriarcato una donna è libera di pensare e di esprimersi come meglio credono le beghine suddette.

Ci pensa la Crusca

L’intervento dell’Accademia della Crusca ha però sciolto il nodo gordiano della questione. “Ognuno ha il diritto di essere chiamato come vuole nell’ambito della pluralità degli usi esistenti nella lingua italiana. Scegliendo la definizione ‘direttore’, Beatrice Venezi ha adoperato un maschile cosiddetti inclusivo o non marcato”. Lo ha dichiarato all’Adnkronos il professore Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, riservandosi di smorzare pure gli afflati femministi delle sincere democratiche. “Una soluzione tradizionale, ben nota alla lingua italiana e che viene considerata tuttavia come una bestia nera da taluni, perché a loro giudizio non riconosce o occulta gli avanzamenti del dibattito di genere”.

Sul piano propriamente lessicale, ricorda Marazzini, Beatrice Venezi aveva tre possibilità per definirsi. “Una più tradizionale (direttore) che però taluni accusano di essere ideologicamente arretrata. Una declinata al femminile (direttrice) ed una più innovativa (direttora). Ognuno ha quindi il diritto di fare la propria scelta, ma non può pretendere di imporla agli altri in maniera assoluta. Nè può pretendere che lo faccia qualche istituzione”.

Cristina Gauri

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1 commento

Sergio Pacillo 9 Marzo 2021 - 9:07

Quando volete chiamarmi dite: Ue’.

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