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Mantova, 8 set — Segregata in casa per quindici giorni dal padre perché innamorata del ragazzo sbagliato: è la terribile sorte toccata a una ventenne cinese residente ad Asola, nel Mantovano. Che alla fine ha trovato il coraggio di sottrarre il telefono alla madre e chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Il padre e altre due persone sono finiti in manette.



Ventenne cinese sequestrata dal padre

«Sono 15 giorni che mi tengono chiusa in casa, venite ad aiutarmi». Questa la richiesta di aiuto della ragazza di vent’anni. La famiglia non aveva accettato la relazione della giovane con un ragazzo proveniente dal Pakistan e la teneva sequestrata in casa da due settimane. L’allarme è stato lanciato il 3 settembre scorso, quando la ventenne cinese era riuscita a contattare il proprio ragazzo che le aveva consigliato di rivolgersi subito al 112. Mentre i militari di Castiglione delle Stiviere allertavano quelli di Asola, l’operatore aveva cercato di ottenere il maggior numero di informazioni possibili per raggiungere l’abitazione della giovane e allo stesso tempo di tranquillizzarla: presto l’incubo sarebbe finito. Una volta sul posto i militari dell’Arma hanno trovato la porta di casa sprangata. A quel punto la ventenne si è affacciata piangendo alla finestra, consentendo ai carabinieri di liberarla.

Un inferno di sevizie e schiavitù

Arrivata in caserma la ragazza ha fornito un raccolto dettagliato della vicenda: un inferno di sevizie e di schiavitù lavorativa che la famiglia, titolare di un’azienda tessile, le aveva imposto da tempo. Tanto per non farsi mancare nulla, il padre era infatti già noto alle forze dell’ordine e aveva precedenti per sfruttamento. Immaginatevi quindi la sua reazione quando la figlia aveva rivelato il proprio amore per un dipendente dell’azienda, il giovane di origine pakistana. Inizialmente le aveva distrutto il cellulare per interrompere ogni tipo di comunicazione. Poi l’aveva segregata in casa finché non avesse cambiato idea.

La testimonianza della ventenne cinese ha inoltre consentito lo svolgimento di un sopralluogo all’interno della ditta tessile ad opera del Nucleo Ispettorato del lavoro. Ne è emersa una situazione di degrado e sfruttamento dove gli operai erano costretti a lavorare senza giorni di riposo, con orari massacranti e salari da terzo mondo. Il padre della giovane è quindi finito in manette, insieme ad altri due complici, con accuse che vanno da sequestro di persona a sfruttamento del lavoro, a violenza privata e maltrattamenti in famiglia.

Cristina Gauri
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1 commento

  1. La solita disinformazione. Il padre in realtà adorava il futuro genero. Cercava solo di formare la figlia come una brava moglie musulmana.

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