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Mantova, 19 nov – “Via la cittadinanza a Benito Mussolini. Al suo posto venga conferita a Liliana Segre”. E’ la proposta della minoranza consigliare di Medole, ridente paese dell’Alto Mantovano dove i problemi evidentemente scarseggiano. Un’interpellanza urgentissima, che verrà inserita all’ordine del giorno nel consiglio di settimana prossima. Medole è uno dei comuni che negli anni Venti conferirono la cittadinanza a Sua Eccellenza. Ma dell’esistenza di questa onorificenza si è saputo solo lo scorso aprile, poco prima delle Amministrative che non hanno riconfermato la guida dell’ormai ex sindaco Giovanni Battista Ruzzenenti, al quale non è rimasta alcuna “possibilità di intervenire in merito” – leggasi “compiere l’ennesimo colpo di spugna talebano ai danni di un morto”. 

Un’imposizione autoritaria?

La cittadinanza al Duce venne concessa il 17 maggio 1924, con efficacia dal 24 maggio successivo. “Era un ordine ministeriale emanato attraverso il segretariato economico provinciale che, di fatto, imponeva a tutti i Comuni d’Italia l’adozione di tale provvedimento. Tanta era l’urgenza che non venne convocato il consiglio comunale e la giunta, che a quel tempo aveva la possibilità di deliberare per urgenza con i poteri del consiglio, adotto il provvedimento. È evidente – spiega la mozione della minoranza – che fu un’imposizione autoritaria, che indusse i Comuni italiani ad eseguire senza libertà di scelta”.

La mozione è stata firmata dai consiglieri Ruzzenenti, Franca Caiola, Silvana Vergna e Laura Beschi; contestualmente al ritiro della cittadinanza, verrà presentata un’altra interpellanza con prima firmataria la consigliera Beschi, in cui si chiede di conferire la medesima onorificenza alla senatrice Liliana Segre. Insomma, sul nome dell’89enne senatrice scampata ad Auschwitz la sinistra si sta gettando come un branco di avvoltoi per litigarsi brandelli di immagine e segnalare la propria “virtù antifascista”. E meno male che nessuno avrebbe dovuto strumentalizzarla: “Così facendo – recita la mozione – intendiamo restituire il massimo rispetto e dignità all’onorificenza stessa, affermando il grande valore della pace e della memoria e respingendo nostalgie di tempi oscuri segnati da intolleranza e odio”.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. …i “compagni”, sono come chi sta per affogare…si attaccano anche ad un rametto, per cercare di restare a galla..

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