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Roma, 19 nov – “Questa relazione è l’unico studio del suo genere volto ad esplorare il volto dell’immigrazione irregolare su tale scala – compreso l’esplorazione completa dei dettagli biografici delle esperienze dei migranti, dalla vita ‘a casa loro’ alla vita ‘in Europa’. L’analisi tempestiva e unica è stata realizzata per informare sulle politiche migratorie che guardano oltre, per migliorarne la gestione e comprendere i vantaggi dell’immigrazione africana irregolare in Europa per gli immigranti, per le loro famiglie rimaste nei Paesi di origine, e per i Paesi dove iniziano le loro nuove vite” con questa premessa si apre il rapporto di Unpd (Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo) del 2019 intitolato “Voci degli immigrati africani irregolari in Europa”.

La sostituzione etnica come orizzonte

Ancora una volta, le Nazioni Unite vorrebbero dettare le regole sulle politiche in merito all’immigrazione, dopo aver già diffuso nel 2000 il rapporto “Replacement Migration” (“Immigrazione sostitutiva”), in cui si consiglia all’Italia di importare 6.500 immigrati ogni milione di abitanti all’anno, come strumento per sopperire alla crisi demografica. Quindi nessuna politica per sostenere la natalità interna italiana, ma una vera sostituzione etnica. Facendo una semplice stima (390.000 immigrati all’anno a cui si aggiungono ricongiungimenti familiari e nuove nascite), in 50 anni di “Replacement Migration” la popolazione autoctona, diventerebbe straniera in Patria.

Già dal grafico nella sezione introduttiva del rapporto di Undp si comprende che quanto successo negli ultimi anni non è un fenomeno spontaneo causato da un fattuale peggioramento delle condizioni di vita nei Paesi di origine dei migranti.

Le cosiddette Primavere Arabe, che hanno destabilizzato Medio Oriente e Nord Africa sono scoppiate repentinamente nel 2011, ma il flusso immigratorio più sostanzioso parte nel 2014 e non riguarda abitanti provenienti da zona di guerra, come del resto è facilmente verificabile analizzando le percentuali di richieste di asilo degli immigrati che hanno ottenuto il diniego in Italia. Percentuali che sono diventate ancora maggiori in seguito all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza di Matteo Salvini che ha limitato la “protezione umanitaria” a specifici e circoscritti casi, eliminando un’anomalia che era solo presente in Italia.

Tre immigrati su quattro arrivano dall’Africa occidentale

Le interviste degli immigrati arrivati in Europa sono state condotte dai ricercatori di Undp al momento del loro sbarco. L’85 per cento avevano un’età compresa tra i 18 e i 39 anni (età media di 24 anni), il 77 per cento erano maschi (il 74 per cento single), e il 75 per cento provenienti dall’Africa occidentale. Dati che infatti rispecchiano perfettamente gli arrivi in Italia di questi ultimi anni.

Il 91 per cento sono arrivati sui barconi/gommoni e ben il 96 per cento non hanno nemmeno provato a raggiungere l’Europa utilizzando le opportune vie legali. Il 57 per cento si sono imbarcati in Libia (la percentuale sale al 67 per cento dopo il 2012), mentre il 57 per cento sono approdati in Italia.

Chiariti le caratteristiche demografiche degli immigrati, ovvero la quasi totalità degli immigrati sono maschi single in età da leva militare e provenienti dall’Africa subsahariana, il rapporto passa ai dati che riguardano le condizioni socioeconomiche nei Paesi di origine. Il quadro che viene descritto non è certamente quello raffigurato dalla stampa e dalle organizzazioni umanitarie: non si scappa dalle guerre, dalle carestie, dalle torture e da condizioni economiche disagiate. A spingere i migranti a partire, è la ricerca di una vita più agiata e confortevole in Europa.

L’85 per cento degli intervistati da Undp provengono dalle aree urbane (il doppio della media africana), mentre il livello medio di istruzione sono più alti di quelli dei coetanei rimasti in patria.

In media più ricchi e istruiti dei loro connazionali

Il 49 per cento degli immigrati aveva un’occupazione sicura e stabile al momento della partenza e percepiva un reddito concorrenziale nel contesto nazionale. Addirittura, il 63 per cento aveva un salario più elevato rispetto alla media nazionale. Nonostante ciò, per i due terzi degli intervistati, possedere un lavoro ben retribuito e regolare non è stato un fattore per modificare la decisione di emigrare verso l’Europa. Anzi, l’aumento del benessere nel proprio Paese di origine, ha spinto le giovani generazioni verso la volontà di partire illegalmente per cercare un’agiatezza superiore altrove.

Il rapporto di Undp passa ad analizzare le motivazioni che hanno spinto gli immigrati a partire dal proprio Paese di origine. L’81 per cento degli intervistati ha risposto che è emigrato per cercare un altro lavoro in Europa e inviare denaro alle proprie famiglie rimaste in Africa.

L’elevato costo del viaggio dal Paese di origine all’Europa, che può raggiungere i 4.250 dollari e va ad ingrossare il business dei trafficanti di esseri umani, è stato spesso finanziato dalla famiglia di chi si apprestava a partire. In media, gli immigrati maschi beneficiano del 47 per cento dell’aiuto economico familiare, mentre le immigrate del 75 per cento.

In pochi “scappano dalle guerre”

Quindi l’immigrazione di massa non è stata l’estrema ratio di “chi scappava dalle guerre, dalla fame e dalla persecuzioni” come è stata descritta dai principali media in questi ultimi anni, ma è stata una scelta ragionata come un investimento personale e familiare per un futuro economicamente migliore rispetto agli standard del Paese di origine.

Peraltro, le persone intervistate, così come le loro famiglie, hanno affermato che i potenziali vantaggi nel raggiungere illegalmente il Vecchio Continente sono stati notevolmente superiori rispetto alla pericolosità della tratta.

Infatti, solo il 2 per cento degli immigrati intervistati non sarebbero partiti se fossero stati a conoscenza della rischiosità del viaggio. Quindi le presunte “inimmaginabili torture subite nei lager libici” e le relative violenze e gli stupri, non sono stati così insopportabili come hanno sistematicamente raccontato le Ong, le stesse Nazioni Unite, gli esponenti politici della sinistra e la stampa allineata.

Conclusioni

Concludendo: l’immigrato è maschio, ha 24 anni in media, è single, aveva un lavoro stabile e sicuro nel proprio Paese di origine, mediamente ben retribuito, ha un’istruzione superiore a quella dei suoi coetanei connazionali, è stato aiutato dalla propria famiglia per finanziare il viaggio, non avrebbe rinunciato a causa della pericolosità della tratta, e la motivazione che lo ha spinto illegalmente in Europa è stata la volontà di cercare un futuro più agiato.

In sintesi, è un immigrato economico, in altre parole un clandestino entrato illegalmente in territorio italiano, senza nessun requisito per ottenere un qualsiasi tipo di protezione internazionale.

Francesca Totolo

7 Commenti

  1. Non è solo la ricerca di un’ulteriore agiatezza economica che spinge centinaia di migliaia di africani a venire qua in Europa. Loro vengono qua per fare il “ratto delle bianche”, perché per loro la priorità è la congiunzione carnale con le donne bianche. E purtroppo molte di esse gli si concedono, perché se fossero “chiuse” da questo punto di vista, non verrebbero affatto.

    Tra l’altro, come vediamo, è offensivo paragonarli agli emigrati italiani, i quali invece partivano (o partono) perché non riuscivano a trovare lavoro in patria.

  2. Ottimo articolo! Purtroppo i “benpensanti” buonisti e sinistri non lo leggeranno mai… e se lo leggessero, tenterebbero di stravolgerlo o di non riconoscerne la portata!

  3. Ce gia una bella schiera di volontarie, assistenti sociali, centri sociali, avvocatessa,tutte pronte con le gambe aperte, ad aiutarli. Tempo 10 anni e in Italia scoppia un casino senza precedenti, altro che fascismo!

  4. Bon ok… Tutto questo si sapeva già… Ma la domanda rimane: cosa possiamo fare??? Ci date possibili soluzioni per difenderci o buttiamo tutto nel cesso??? Attendo risposte esaurienti….

  5. Aprite gli occhi e vedrete quante giovani italiane vanno sucando piselli ai giovani immigrati superdotati di muscolatura .

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