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Vicenza, 11 giu – Terremoto politico a Vicenza dopo che il Consiglio comunale ha comunicato l’abolizione della «clausola antifascista» per l’utilizzo e l’occupazione di spazi e aree pubbliche. Si trattava di una norma, adottata dall’amministrazione comunale precedente (di centrosinistra) all’interno del regolamento Cosap: per usufruire degli spazi comunali era necessario sottoscrivere una «dichiarazione di antifascismo» o il permesso non veniva accordato.

Basta clausole antifasciste

Ebbene, la giunta di centro destra ha scelto di inserire nel nuovo testo la sottoscrizione dell’adesione ai principi della Costituzione ed un generico rifiuto di ogni forma di totalitarismo. L’abolizione della clausola era stata proposta dall’assessore alle Attività produttive del Comune di Vicenza ed appartenente alla lista di centrodestra Idea Vicenza, Silvio Giovine. Così ha esultato l’assessore su Facebook subito dopo l’approvazione della modifica: «Primi in Italia! A Vicenza non c’è più la clausola antifascista!». Per occupare il suolo pubblico «Nella nostra città non ci si dovrà più dichiarare antifascisti», spiega. «Approvato il nuovo regolamento Cosap con cui abbiamo sanato le tante iniquità, incongruenze e dimenticanze del testo approvato dall’amministrazione Variati».

La sinistra insorge

Il mal di pancia della sinistra corredato dai relativi strali non si è fatto ovviamente attendere: «Abolire questa clausola significa riportare indietro le lancette ad un passato cupo e violento. Proprio chi dice, come fa l’assessore Giovine, che il fascismo è roba vecchia e si fa beffe delle minoranze che chiedono un doveroso rispetto, sta consapevolmente ponendo le basi perché nuove forme di quel pensiero buio si riaffermino», ha stigmatizzato il segretario provinciale del Pd Chiara Luisetto. Le fa eco l’ex sindaco di Vicenza Achille Variati: «Una vergogna e un brutto segnale, tanto più in un momento storico particolarmente delicato come quello che viviamo», che chiosa melodrammaticamente: «Così il regime fascista razzista, liberticida e guerrafondaio viene riabilitato dall’Amministrazione vicentina e dalla sua maggioranza, in spregio alla storia e ai valori democratici».

L’amministrazione di centrodestra ribatte immediatamente, spiegando che la decisione è stata presa proprio allo scopo di difendere il valore della libertà di espressione. «Non raggiungeremo mai una piena pacificazione nazionale fino a quando non avremo la capacità di relazionarci sul piano politico senza evocare, all’occorrenza, un antifascismo che ad oggi altro non è che un pretesto per inondare di odio l’opinione pubblica ed il dialogo fra diverse forze politiche», è quanto viene espresso nel comunicato ufficiale rilasciato dall’assessore Silvio Giovine.

Parte la rappresaglia social dei “sinceri democratici”

A dimostrazione di quanto agli antifascisti nostrani piaccia poco la tanto sbandierata democrazia viene portato da Giovine l’esempio «di offese e di minacce» con cui i profili social dell’assessore sono stati bersagliati: «centinaia di commenti contro la mia persona, un attacco ben pianificato e coordinato, iniziato tutto da un post pubblicato da quello che verrà ricordato come il candidato governatore di centrosinistra più debole nella storia del Veneto», attacca. «Questo è il vero volto dei violenti ed illiberali ‘antifascisti’ contemporanei: citano la Costituzione, si ammantano di democrazia e cianciano di libertà e poi insultano e minacciano chi si discosta dal loro pensiero unico, fatto di odio e rancore. Purtroppo, nel loro anacronismo gli antifascisti non si smentiscono mai».

Cristina Gauri

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