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Anche ad approvazione avvenuta, il dibattito sul Decreto Dignità e sul blocco totale alla pubblicità del gioco d’azzardo non accenna a placarsi.
Nelle intenzioni dichiarate dal Governo Conte e portate avanti dal ministro Di Maio, la nuova misura legislativa punta a mettere il cittadino al centro affrontando quella che viene vista come una vera e propria emergenza sociale: la diffusione della dipendenza dal gioco d’azzardo.
La nuova legge ha, tuttavia, raccolto numerose critiche che si sono concentrate soprattutto su due filoni tematici: la legalità e quello delle dipendenze.
Se l’obiettivo dichiarato del decreto è quello di proteggere i cittadini, da un punto di vista della legalità, la misura secondo chi critica il provvedimento potrebbe rappresentare un passo falso. Gli operatori del settore, ma anche molti politici, hanno infatti evidenziato che è grazie alla pubblicità del gioco legale e alle informazioni sui casinò autorizzati che si trovano su siti specializzati come NuoviCasino.it, che si aiutano i cittadini a distinguere le opzioni di gioco legali da quelle che rientrano in circuiti non ufficiali e quindi non sicuri. Senza la pubblicità si corre il rischio di spingere i giocatori verso le opportunità di scommessa gestite dalla criminalità organizzata.
Da un punto di vista delle dipendenze, Di Maio ha parlato di circa 2 milioni di soggetti affetti da ludopatie, ma – afferma chi contesta il provvedimento – esiste un vero e proprio valzer di cifre sul fenomeno. Secondo il CNR, sono 400.000 giocatori problematici ed il gioco non è la dipendenza con la maggiore incidenza sociale nel nostro Paese. I dati Istat, relativi al 2017, rivelano che in Italia ci sono oltre 10 milioni di soggetti dipendenti dal fumo e più di 8 milioni di persone con problemi di alcolismo.
Un recente studio condotto da Global Burden of Desease in 195 paesi del mondo ha evidenziato come non esista una quantità sicura di alcol da bere, anche dosi minime quotidiano possono costituire un rischio per la salute. Nel 2016, a livello mondiale, l’alcol ha causato 2,8 milioni di morti ed è stata la prima causa di decesso fra le persone di età compresa tra i 15 ed i 49 anni.  Secondo il nostro Ministero della Salute in Italia ci sono 3,7 milioni di “grandi bevitori”, ed è in aumento il consumo tra i giovani. L’Osservatorio nazionale Alcol dell’ISS ha stimato che nel nostro paese ci siano stati circa 17.000 decessi attribuibili all’alcol, il 60% dei quali è attribuibile a tumore e incidenti stradali.
Davanti a queste cifre, chi esprime una posizione critica rispetto al Decreto Dignità sottolinea come il divieto completo alla pubblicità sul fumo non abbia di fatto inciso in modo rilevante sulla sua dipendenza e si chiede come mai non sia stato proposto anche uno stop completo alla pubblicità di bevande alcoliche. Gli spot televisivi dedicati a birra, vino, whisky e altre bevande – fanno notare – sono onnipresenti sia sui canali pubblici che nelle reti a pagamento. Non solo: sebbene siano noti i rischi collegati all’uso dell’alcol per chi guida, non è raro poter vedere spot e sponsorizzazioni all’interno di eventi di sport motori. Un esempio su tutti: Heineken ha da poco chiuso un contratto di sponsorizzazione triennale con il campionato di Formula 1 ed i suoi cartelloni pubblicitari sono disseminati ovunque sui nove tracciati inclusi nell’accordo, con buona pace degli appassionati di qualsiasi età che saranno seduti davanti alla TV per assistere alle gare.

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