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Roma, 11 gen – Breve, ma neanche tanto, storia triste. Lo scrittore Massimiliano Parente ha scritto mercoledì un articolo su Il Giornale sul fenomeno delle book influencer, ossia donne, ragazze, signorine che campano postando su Instagram foto di libri accanto a tazze da tè, posatine, dolcini e il tutto su letto di meravigliose tovaglie primaverili. Lavoro onesto, per carità, ma che a Parente fa ridere se non addirittura piangere. E lui ha fatto notare come questa professione sia in mano quasi esclusivamente a donne che parlano di libri scritti da altre donne. Roba che se fosse fatta da uomini, come ha giustamente fatto notare Parente, già avrebbero tuonato le paladine delle pari opportunità.

“Il punto dei book influencer è un altro, o meglio è sempre lo stesso anche fuori dalla Capria – una del club rosa -. È che sono tutte donne”: Massimiliano Parente non ci gira attorno, il dramma è che colpisce nel segno poiché effettivamente sono tutte donne, immancabilmente donne. La descrizione di Veronica Giuffré, in arte Icalzinispaiati, riportata correttamente da Parente, è carina come le foto che lei pubblica: “Creator digitale. Faccio incontrare libri e persone. Sono molto social”. Può stare però sulle palle oppure, siccome lei (donna) fotografa i libri di Elsa Morante (altra donna) non è passibile di critica? La risposta è scontata, e ci domandiamo come si possa ingabbiare la letteratura (perché lei e quelle come lei si presentano come grandi esperte di tale materia) in un regime censorio di questo tipo, con questa forza, con questa mediocrità. La storia dei libri è fatta da scrittori dissacranti, violenti, eretici, anche ammanettati durante la loro epoca per ciò che scrivevano, ma oggi dovremmo sorbirci le book influencer che fanno incontrare libri e persone senza potergli dire che il modo stridulo con cui mettono i libri in vetrina fa ridere. Ma andiamo oltre.

L’allucinante attacco a Massimiliano Parente

L’effetto all’articolo è consistito in un attacco frontale e di massa, avvenuto ovviamente sui social e soprattutto su Twitter, contro il buon Massimiliano Parente che è stato chiaramente accusato di essere un maschilista della peggior specie, uno che “si vede che non tromba”, con lo scivolamento verso l’argomento sesso che se effettuato da un uomo dà origine come minimo a un’interrogazione parlamentare targata Boldrini. Ma loro sono donne.

Gipi, il noto fumettista, è amico di Parente, e Parente lo aveva citato nel suo articolo. Da quanto dice Parente, con Gipi si intrattiene giocando a Call of Duty, tutto qui. Ecco, tanto è bastato a Gipi per ricevere le richieste delle femministe book influencer di prendere le distanze da quell’individuo maschilista di Parente. Dunque questa gente legge così tanto da avere un’apertura mentale tale da ritenere un rapporto di amicizia un tale peccato da doverne chiedere venia.

Poi, siccome le fan delle book influencer sono anch’esse altamente istruite, è stata bersagliata anche la figlia di Massimiliano Parente, sotto la cui foto su Instagram le garbate signorine hanno scritto che si ritrova un padre di merda, che è una poveretta e che deve stare attenta perché chissà di cosa è capace un uomo come Parente. E, per rimanere su Instagram, l’account di Parente è stato cancellato a causa delle numerose segnalazioni effettuate da questo esercito di pazze.

Vittimismo femminista

E se lo avessero fatto degli uomini? Purtroppo ciò non accade perché negli uomini, che pure sporcano la tazza del cesso, non alberga questo settarismo violento, questa riscossa proletaria, il facciamoretismo contro il nemico indesiderato colpevole d’aver espresso la propria opinione. Negli uomini, anzi in noi uomini, non esiste questa vigliaccheria, il vittimismo perpetuo femminile anzi femminista. Questa è una novità tutta rosa nata nel momento in cui le donne si sono volute catalogare come specie in via d’estinzione, tipo panda, degenerando velocemente verso motti come “anche uno sguardo è violenza” e trovando in soggetti quantomeno opinabili come Asia Argento il generale che conduce la rivolta.

Massimiliano Parente ha scritto un altro articolo sul Giornale per spiegare la follia delle signorine che dicono di battersi per la dignità delle donne ma che poi si divertono a calpestare quella di un uomo. Anche se Parente con queste loro opinioni ci si pulisce all’incirca le scarpe.

Quando Marco Travaglio disse del governo Gentiloni che avrebbe voluto vederlo sciolto nell’acido, insorsero in molte perché il direttore del Fatto Quotidiano aveva mancato di rispetto verso le donne sfregiate con l’acido. Un guascone ovviamente uomo rispose loro che allora Travaglio avrebbe fatto bene cambiare cognome per rispettare a pieno le donne morte durante il parto. Quelle che oggi hanno tentato di massacrare Parente, riuscendo in tutto ciò ad eliminare la sua libertà di usufruire di Instagram, sono state denominate “fasciofemministe” da alcuni coraggiosi commentatori. Ma forse sarebbe il caso di chiamarle solamente femministe.

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. Fasciofemministe, Femministe…. Io, personalmente, le chiamo con il loro nome: ” IDIOTE! “. Casalinghe frustrate, residui dementi da centro sociale, che poi copulano con i peggiori esponenti del genere maschile: negroidi ed islamici. Persone che non hanno niente di meglio da fare che passare l’esistenza a controllare ciò che fanno e dicono gli altri, solo per non occuparsi della loro, inutile, vita. Sicuramente, un buon numero di esse, avrà fatto passerella in piazza con le ” Sardine “, quelli che non divulgano odio e che ritengono che il linguaggio politico, dei loro nemici immaginari, sia intriso d’intolleranza. Stiano pur tranquille, le signorine in questione, quando i loro amici islamici saranno la maggioranza, probabilmente, non potranno neanche più accedere ad internet.

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