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Roma, 1 giu – “Il virus clinicamente non esiste più“. Con queste parole il direttore della Terapia intensiva del San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, ha scatenato un’accesa polemica che ha diviso i virologi e soprattutto ha chiamato in causa gli esperti schierati con il governo giallofucsia, che si sono stracciati le vesti per parole così fuorvianti e pericolose. Il medico, intervenuto a 1/2 ora in più su Rai3, ha detto: “Circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere a fine mese-inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Questo lo dice l’Università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio del direttore dell’Istituto di virologia Clementi, lo dice il professor Silvestri della Emory University di Atlanta”. Parole dalle quali sia il ministero della Salute, con l’intervento della sottosegretaria Sandra Zampa, che il Comitato tecnico scientifico, con Luca Richeldi e Franco Locatelli, hanno subito preso le distanze, affermando che “il virus ancora circola“. Anche il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, a Non è L’Arena ha commentato le parole del medico personale di Silvio Berlusconi in modo più cauto: “Zangrillo ha detto che chi è sul campo non vede più malati gravi in terapia intensiva. Ma dobbiamo continuare a usare prudenza”.

“Siamo passati da Borrelli a Brusaferro, non hanno fatto che bloccare l’Italia”

“Sono tre mesi – ha spiegato Zangrillo da Lucia Annunziata – che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero. Siamo passati da Borrelli a Brusaferro e tutti questi cos’è che hanno portato? A bloccare l’Italia, mentre noi lavoravamo”. Parole dure nei confronti degli esperti che lavorano per il governo. “Noi – ha aggiunto – chiediamo di poter ripartire velocemente, perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare. Non ce ne frega del campionato o delle vacanze ma dobbiamo tornare a un Paese normale”. Ma esistono le condizioni per tornare alla normalità? Zangrillo ne è certo, è l’evidenza a dirlo. “I nostri pronto soccorso e reparti di terapia intensiva sono vuoti“, fa presente.

“Terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere la responsabilità”

“Un mese fa – ha ricordato – abbiamo sentito in tv un professore di Boston, Vespignani, condizionare le scelte del governo dicendo che andavano costruiti 151mila posti di terapia intensiva. Domani (ogg, ndr) uscirà un editoriale a firma mia e del professor Gattinoni, in cui diciamo perché questo non va bene ed è una frenesia” utile solo a “terrorizzare il Paese”, e “terrorizzare il Paese – è l’accusa – è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere le responsabilità“. Tanto più, ricorda, che Mers e Sars, le due precedenti epidemie, sono “scomparse per sempre”. Nulla vieta, è la sua obiezione, “che capiti anche ora”. “Non vedo perché – ha concluso l’esperto -, avendo due scelte, dobbiamo utilizzare quella che ci fa più male”, ossia ritenere che questo coronavirus non sparisca. “Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l’hanno fatta – ha puntualizzato – non si può continuare a portare l’attenzione in modo ridicolo come sta facendo la Grecia sulla base di un terreno di ridicolaggine, che è quello che abbiamo impostato a livello di comitato scientifico nazionale e non solo, dando la parola non ai clinici e non ai virologi veri. Il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Ci metto la firma”.

Cts e ministero della Salute contro Zangrillo

Una tesi ovviamente considerata “fuorviante” dallo pneumologo Richeldi, componente del Cts, subito spalleggiato dalla sottosegretaria Zampa, che insieme hanno lanciato un monito contro Zangrillo di “non diffondere messaggi” che possono “confondere gli italiani” e che “non invitano alla prudenza”. Duro anche il presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Cts, Locatelli, che ha espresso “sorpresa e assoluto sconcerto per le dichiarazioni rese dal professor Zangrillo”, sottolineando che i numeri di oggi sono dovuti alle misure del lockdown, un “risultato inconfutabile che deve spingere a continuare sul percorso della responsabilità dei comportamenti individuali, da non disincentivare attraverso dichiarazioni pericolose che dimenticano il dramma vissuto in questo Paese”. “E’ altrettanto chiaro, anche a occhi non esperti – ha aggiunto -, che la gestione clinica dei malati è certamente oggi facilitata dal minor numero di casi rispetto a quelli osservati nei giorni di picco e da quanto si è imparato in questi mesi. Questi sono i fatti concreti, il resto opinioni personali“, è l’attacco a Zangrillo. Anche Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, rispondendo all’Ansa, ha sottolineato che “non vi è alcuna prova o studio scientifico pubblicato che dimostri che il nuovo coronavirus SarsCov2 sia mutato“, anche se, ha ammesso, “in Italia abbiamo ora meno casi gravi e ciò dimostra che le misure di contenimento adottate hanno dato i loro frutti”.

Il viceministro Sileri è più cauto: “Se sento Bassetti e altri colleghi dicono la stessa cosa”

Più cauto invece il viceministro Sileri che su La7 ha sostenuto “l’esperienza” di Zangrillo in quanto “clinico”, invitando però alla prudenza. “Se sento Bassetti e altri colleghi dicono la stessa cosa, quindi qualcosa è accaduto – ha detto Sileri – Noi abbiamo lavorato in tre mesi prendendo il numero dei morti e il numero dei posti in terapia intensiva come parametro. Zangrillo ha detto che chi è sul campo non vede più malati gravi in terapia intensiva e un impegno non più così massivo”. “D’altro canto dobbiamo continuare a usare prudenza, distanza, lavarsi le mani, indossare la mascherina” ha aggiunto, sottolineando che bisogna “continuare a difendersi e aspettare i risultati”. Insomma, tutti gli esperti che lavorano per il governo alimentano l’allarmismo registrato in questi mesi.

Bassetti: “Virus ora potrebbe essere diverso, non ha la stessa potenza di fuoco”

Ma che il virus non sia più lo stesso lo sostiene, appunto, anche il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, e sulla base della sua esperienza sul campo. Il virus “potrebbe ora essere diverso: la potenza di fuoco che aveva due mesi fa non è la stessa potenza di fuoco che ha oggi“.

Pregliasco: “C’è riduzione capacità virus ma non vuol dire ‘tana liberi tutti'”

Con Zangrillo “ci siamo confrontati, siamo in contatto. E’ un’evidenza la riduzione della capacità del virus di creare casi gravi. L’elemento va studiato, l’università di Brescia dovrà pubblicare i risultati sugli studi su una variante meno aggressiva”, ha detto anche Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’Ircss Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, a Non è l’Arena. “Questo non vuol dire ‘tana liberi tutti’. Bisogna continuare con prudenza e con vigile serenità. L’inizio della pandemia ci ha fregato, continuiamo a scoprire cose nuove su questo virus e dobbiamo organizzarci per la situazione peggiore, sapendo che ora siamo in grado di gestirla meglio”, aggiunge.

La controreplica: “Nessun punto di vista personale, riporto la realtà dei fatti”

Zangrillo poi ha controreplicato al presidente del Css: “Sono molto dispiaciuto che Locatelli sia sconcertato. In medicina non esistono punti di vista e chi dice che il mio è un punto di vista, sbaglia prospettiva. Io riporto la realtà dei fatti“. Quanto alle parole della sottosegretaria Zampa, Zangrillo ha risposto: “Rassicuro la sottosegretaria Zampa: non ho detto che da domani ci possono essere gli assembramenti. Ho detto che sarà opportuno essere cauti per un certo periodo. D’altronde, il viceministro Sileri, che parla la mia stessa lingua, sa che parlo a ragion veduta“. Infine, ha concluso il direttore della Rianimazione del San Raffaele, se Bassetti “la pensa come me una ragione ci sarà…”.

“Gli italiani meritano di sapere la verità: il virus non c’è più”

Zangrillo a tarda serata è tornato sulla polemica scatenata dalle sue parole e ha ribadito il suo punto di vista e la sua onestà intellettuale: “Mi viene chiesto di non fuorviare gli italiani? Sono d’accordo, il nostro dovere è proprio non fuorviarli, per questo ho detto, e confermo, che il virus clinicamente non esiste più. Gli italiani meritano di sapere la verità, e cioè che l’evidenza clinica ci dice questo”. “Il virus alberga ancora tra noi – ha aggiunto parlando con l’Agi – come decine di altri virus, ma quello che vediamo è quello che ho affermato. E’ opportuno continuare temporaneamente a osservare le norme prudenziali, ma gli italiani hanno il diritto di sapere l’evidenza clinica attuale sul virus”. Evidenza clinica che dice che il coronavirus non c’è più.

Adolfo Spezzaferro

11 Commenti

  1. Il Direttore A. Zangrillo, ha ragioni da vendere perché usa il termine “clinicamente”!! E poi, in modo molto più interessante, parla di verità della osservazione (!)… Se poi aggiungiamo la statistica, a modesto parer personale, saltano fuori dati importanti anche ben oltre ‘sto coronavirus. Alla faccia della Sanità prezzolata!

  2. Allora si mettessero d’accordo uno dice una cosa la capua ne dice un altra un altro altro ancora.. mi viene da pensare ed e’ cosi’ sicuramente che su dieci virologi e medici 7 non capiscono un cazzo e tre hanno ragione oppure viceversa la logica e’ logica.

  3. se uno dice una cosa e l’altro ne racconta un altra uno dei due di sicuro sta sbagliando ma dove cazzo hanno studiato questi medici italiani! che quando vai in ospedale la prima cosa che ti fanno e’ riempirti di sonniferi per poter riposare loro la notte.