Roma, 31 ott – Con uno scarto rosicato, 50,90 per cento vs 49,10 per cento, Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto le elezioni in Brasile battendo il presidente uscente Jair Bolsonaro. La sinistra italiana, la Cgil e i giornalisti allineati, reduci dal fallimento elettorale, si stanno consolando con la vittoria del compagno brasiliano.

Si consolano inneggiando al presidente Lula, colui che ha dato asilo e si è opposto all’estradizione dei terroristi rossi scappati in Brasile.

Lula, il santo protettore di Cesare Battisti

Eletto presidente del Brasile nel 2002 e riconfermato nel 2006, Lula venne arrestato nel 2018 per corruzione. La vicenda si riferiva a presunte tangenti ricevute dalla Petrobras, società petrolifera brasiliana. Tre anni dopo, venne prosciolto da ogni accusa dal Tribunale Supremo Federale del Brasile, tornando quindi eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici. Per questo motivo, Lula si è potuto ripresentare alle elezioni. Durante i precedenti mandati presidenziali, l’eroe della sinistra italiana si spese personalmente per evitare l’estradizione dei terroristi rossi condannati in Italia che si rifugiarono in Brasile. Il caso più eclatante riguardò Cesare Battisti, membro del gruppo terrorista Proletari Armati per il Comunismo e condannato all’ergastolo in via definitiva per quattro omicidi, due commessi materialmente e due in concorso con altri. Fuggito in Brasile nel 2004 in seguito alla revoca della naturalizzazione in Francia, Battisti ottenne lo status di rifugiato politico nel 2009. Il ministero brasiliano della Giustizia, in un comunicato, annunciò la decisione “a favore della concessione dello status di rifugiato all’italiano Cesare Battisti a causa dell’esistenza fondata di un timore di persecuzione” per le sue opinioni politiche. Un anno dopo, il presidente Lula annunciò il rifiuto definitivo all’estradizione in Italia e concesse al terrorista rosso il visto permanente in Brasile. Nel 2019, in seguito alla caduta politica dei suoi sostenitori brasiliani, Cesare Battisti fuggì in Bolivia dove venne arrestato ed espulso in Italia. Condotto nel carcere di Oristano, il terrorista rosso ammise per la prima volta di essere colpevole dei reati per cui fu condannato, dichiarando di non essere “mai stato vittima di ingiustizie”. Nel 2021, Lula si giustificò per il sostegno dato al terrorista rosso: “Chiedo scusa al popolo italiano, credevo che non fosse colpevole ma dopo la sua confessione posso solo scusarmi. Mi sono sbagliato”.

L’autore del rogo di Primavalle coccolato in Brasile

Altri terroristi rossi fuggirono in Brasile in seguito alla condanna in Italia. Tra questi, ricordiamo Alvaro Lojacono, brigatista e figlio dell’esponente romano del Pci Giuseppe Lojacono, che fu condannato per l’omicidio dello studente greco Miki Mantakas, e Achille Lollo, membro di Potere Operaio. Prima della fuga, quest’ultimo era stato condannato a 18 anni per il rogo di Primavalle a Roma, dove erano morti i fratelli Mattei, Virgilio e Stefano Mattei rispettivamente di 22 e 8 anni, figli di Mario Mattei segretario locale del Movimento Sociale Italiano. Arrivato in Brasile nel 1986, grazie al sostegno economico e logistico del Soccorso Rosso Militante di Dario Fo e Franca Rame, Lollo collaborò come giornalista ed editore di tre diverse riviste politiche della sinistra brasiliana. Rientrò in Italia nel 2005, quando fu dichiarata prescritta la sentenza. Anche in questo caso, lo stragista rosso fu coccolato dalla legge brasiliana e dal presidente Lula. Achille Lollo non pagò mai per la vile uccisione dei fratelli Mattei.

L’album di famiglia della sinistra

I festeggiamenti in Italia per la vittoria di Lula rievocano ciò che Rossana Rossanda, giornalista e dirigente del Pci, definì “l’album di famiglia” della sinistra italiana: “In verità, chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle Br. Sembra di sfogliare l’album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria”.

Francesca Totolo

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2 Commenti

  1. Non sono molto d’ accordo a dare tutte le responsabilità al Lula di turno…, se avessero veramente voluto li andavano a prendere con le buone o con le cattive…, così come è stato fatto in Francia, in Bolivia, in Costarica, nella Rep.Dominicana (le prime che ricordo). La questione è ben altra. E in Nicaragua si è fatto pure il reclusorio per finta e per spettacolo televisivo.

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