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Roma, 31 mar – Hanno chiuso il canale YouTube di Byoblu e non è una bella notizia. Non lo è perché qualunque cosa si pensi di Byoblu, la campagna censoria nei confronti di chi non si allinea al verbo politicamente corretto è deprecabile. E francamente ha pure stufato. Chi scrive non era tra i 500mila iscritti al canale in questione – che in in 14 anni di attività ha pubblicato circa 2mila video – e neppure lo seguiva. E’ possibile anche che buona parte di quei contenuti, anche chi era iscritto, non li apprezzasse. Ma poco importa, perché il bavaglio imposto dai gendarmi del pensiero unico è semplicemente un insulto alla libertà di espressione.

Byoblu cancellato da YouTube, altro che regime

Checché ne pensino gli allineati al verbo dominante, che in molti casi hanno strappato la terza media per grazia di Dio ma straparlano a ogni piè sospinto di “analfabetismo funzionale”, la caccia alle streghe è pericolosa anche per loro. Come lo è per chi si riempie la bocca di inflazionate citazioni di Voltaire (in realtà erroneamente attribuite all’autore francese). D’un tratto qualunque pensiero potrebbe difatti finire nel calderone dell’inaccettabile, del deplorevole, dell’indicibile. Nel Panopticon virtuale mascherato da virtuosa Agorà, tutto può essere cancellato da un algoritmo.

“Il canale youtube di byoblu è stato oscurato, cancellato. Si può detestare byoblu. Si può essere schifati da ciò che pubblica byoblu. Ma nessuno è obbligato a guardarlo. Oltre 500.000 persone erano iscritte. Per lui era il lavoro. Da 14 anni. Siamo al regime?”, si chiede Guido Crosetto su Twitter. Non certo tacciabile di complottismo e noto per la sua pacatezza spesso rimarcata anche dagli avversari politici, l’esponente di FdI si pone un interrogativo legittimo. Eppure no, non siamo al regime. Almeno non quello evocato da Crosetto. Quello è composto da uomini, con nomi e cognomi. Si può sostenerlo venendo incensati, criticarlo rischiando di essere messi a tacere o combatterlo rischiando ancor di più. Quanto accaduto a Byoblu è invece tipico di una tirannia invisibile e per questo apparentemente inafferrabile. Non ci sono sassi da scagliare contro una piattaforma web. E’ necessario però opporsi a questa deriva, a prescindere dalle conseguenze. Assecondarla sarebbe vile e ingiustificabile.

Fa bene allora Byoblu a non mollare e tentare la sfida, provando a sbarcare in televisione sul digitale terrestre. Per acquistare un canale tv in pochi giorni dovrebbe raccogliere 150mila. “Se riusciremo a raggiungere la cifra necessaria entro il 10 aprile compreremo il canale unico nazionale ed entro i 15 giorni successivi inizieremo a trasmettere in tutte le case”, scrive il fondatore di Byoblu, Claudio Messora. In bocca al lupo.

Eugenio Palazzini

 

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1 commento

  1. Andarsene dal tubo è imperativo, ormai è diventato una merda, oltretutto scassa la minchia con i suoi pop up di invito all’accesso, il suo play next video automatico, la sua lentezza insostenibile per chi ha pc datati. Però ci sono alternative più potabili tipo Patreon e altre, quindi spillare grano con la scusa della censura regge poco, ma devo ancora trovare un soggetto politico o pseudo tale che non pianga mai miseria.

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