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Bolzano, 25 ago – Continua a far discutere, a Bolzano, il caso di alcuni giovani zingari appartenenti a note famiglie sinti, arrestati mesi fa perché colpevoli di numerosi furti nel capoluogo altoatesino benché beneficiassero da anni, e ancora oggi, di importanti sussidi dalla Provincia di Bolzano, come alloggi sociali, assegni famigliari ed interventi socio-pedagogici.

L’assessore provinciale alle Politiche sociali Martha Stocker, a seguito di un’interrogazione presentata in consiglio provinciale, ha riferito che i ragazzi e le loro famiglie, tutti Sinti ben conosciuti in città, non solo dalle forze dell’ordine, hanno percepito, negli anni, più di un aiuto da Provincia e Comune.

Nel 2011 e nel 2012, una di queste famiglie è stata beneficiaria dell’assegno al nucleo familiare di 90 euro al mese, ad oggi riscuote sussidi provinciali per circa 700 euro mensili e contributi per le spese per 110 euro mensili.

Anche la seconda famiglia risulta percepire assistenza economica, mentre la terza, tra il 2010 e il 2014, ha ricevuto assegni famigliari e contribuiti variabili dai 198 ai 430 euro mensili. A questi vanno aggiunti assegni provinciali di un valore tra i 100 ed i 200 euro dal 2012 al 2015, in relazione alla presenza di figli minori nel nucleo familiare.

Due dei tre arrestati erano in carico ai servizi sociali per interventi socio-pedagogici, il primo nel distretto di Europa Novacella dal 2005 al 2015, con l’attuazione di diversi progetti sociali, finché in giugno 2015 il caso è stato chiuso per interruzione contatti; il secondo risulta in carico al distretto sociale dal 2011.

“L’amministrazione provinciale – sostiene Alessandro Urzì di Alto Adige nel Cuore – è chiamata a rivedere con urgenza la politica dei sussidi sociali che andrebbero tassativamente vincolati ad un percorso di integrazione e di legalità. Questo deve valere per tutti, nomadi compresi ed anche per loro l’assistenza economica deve costituire una forma temporanea di sostegno, non una rendita perpetua, senza nessuna contropartita”.

Interviene sul caso anche il consigliere comunale di CasaPound Italia Andrea Bonazza: “Non possiamo più tollerare situazioni dove, a carico e a danno dei cittadini italiani, alcune etnie presenti sul territorio continuano a beneficiare largamente di contributi pubblici, per i quali molti di loro non hanno mai versato un centesimo e, anzi, continuano a delinquere in nome di una falsa integrazione”. Il consigliere di Cpi propone inoltre di bloccare ogni contributo comunale a chi non si adegua alle regole civiche e civili in materia di sicurezza: “Oggi le città italiane hanno bisogno di duri deterrenti, non di continui fondi ai delinquenti” conclude Bonazza.

Roberto Derta

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