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Roma, 18 gen — Da lunedì 21 la zona bianca si estende al 99% della Penisola. Le restrizioni anti Covid subiranno allentamenti significativi per le ultime regioni rimaste in zona gialla tranne la Val d’Aosta: per Sicilia, Marche, Toscana, Calabria, Basilicata, Campania e provincia autonoma di Bolzano stop al coprifuoco dalle 24 alle 5 e più libertà nei ristoranti pur conservando l’obbligo della mascherina e il divieto di assembramento.



Zona bianca: cosa cambia

In questa zona i bar, i ristoranti e le attività di ristorazione rimangono aperti senza limiti di orari ed è possibile consumare al loro interno, seduti ai tavoli. Le regole della zona bianca prevedono l’abolizione del limite di persone ai tavoli all’aperto previo il mantenimento della distanza di un metro, mentre al chiuso il limite è di sei persone salvo conviventi.

Speranza: continuiamo a essere cauti

Sono attesi per il pomeriggio di oggi i dati del monitoraggio settimanale dell’Iss (Istituto superiore di sanità) che verranno discussi dalla cabina di regia. Poi, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà l’ordinanza che decreterà il passaggio alla zona bianca. «Da venerdì avremo il 99% del Paese in zona bianca, siamo in una fase diversa» affermava giorni fa Speranza, precisando che «c’è un percorso di ripartenza e di riaperture, ma dobbiamo tenere un approccio di cautela e gradualità».

La questione mascherine all’aperto

Rimane il nodo della mascherina all’aperto dopo il via libera al green pass contenuto nel nuovo Dpcm firmato da Draghi. «Tempo fa ho detto che avremmo potuto mettere nel taschino la mascherina all’aperto quando saremmo arrivati a metà della popolazione vaccinata, ora ci siamo. Dai primi di luglio sarebbe opportuno far cadere l’obbligo», ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.

Se al ministero della Salute permane la linea della cautela, in casa centrodestra si preme per lo stop all’imposizione. A maggior ragione adesso che il 99% della Penisola si trova in zona bianca. «Si possono riaprire tutte le attività che sono ancora chiuse e togliere l’obbligo delle mascherine, almeno all’aperto», ha dichiarato Matteo Salvini al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il premier Mario Draghi. «Vedere bimbi e nonni imbavagliati senza motivazione scientifica, mi sembra un supplizio inutile. Liberiamo almeno gli italiani da questo simbolo che era utile in fase di emergenza, adesso non lo è più».

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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