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Roma, 24 nov – E’ bello essere fieri delle proprie origini ed è consolante, spesso, vedere nella vita di tutti i giorni piccoli gesti, piccole consuetudini che ci sono state tramandate da un passato remoto. I modi di dire italiani di certo non fanno eccezione; usiamo quotidianamente locuzioni e frasi talmente radicati nelle nostre conversazioni che hanno fatto tanta strada per venire a noi. Eppure, spesso, non ne conosciamo l’origine. Saperla, forse, ci direbbe qualcosa di più su noi stessi e su dove stiamo andando. Scopriamone alcuni.

5) Piantare in asso

Secondo alcuni esperti, la locuzione deriverebbe dal gioco delle carte nel senso di rimanere con poche carte da giocare. Ma c’è un’alta spiegazione molto interessate, secondo la quale  “piantare in asso” deriverebbe per corruzione dell’espressione mitologica “piantare in Nasso”. L’origine sarebbe quindi dalla storia di Arianna, colei che dopo essersi innamorata dell’eroe greco Teseo  lo aiutò a sconfiggere il Minotauro (col famoso filo d’Arianna) per poi essere abbandonata dall’eroe sull’isola di Nasso. Anche Luciano De Crescenzo era d’accordo con questa interpretazione, cosa che ribadì in numerose opere.

4) Il bicchiere della staffa

Ancor oggi che ci si sposta in motorino e in auto si va, a modo nostro, in taverna: ci si ritrova ancora attorno a un tavolo per bere con gli amici (qualche volta forse un po’ troppo). E quando “l’ultimo amico va via” per dirla alla Califano, ci si concede il bicchiere della staffa. Spesso promettiamo che sia così, e non è vero; e spesso altresì diciamo questa frase senza saperne l’origine. Secondo molte fonti pare che l’espressione sia nata nell’Ottocento, quando chi si andava a fare un bicchierino nelle locande beveva l’ultimo proprio quando era pronto ad andare via, ovvero quando avevano già un piede nella staffa (e per fortuna per questi avventori all’epoca non c’erano gli alcool test).

3) Essere al verde

Essere al verde non è mai bello e ci cruccia tutti, ma quasi nessuno di noi “spiantati” sa cosa significa questo modo di dire. Ci sono diverse spiegazioni per questo modo di dire così “infausto”: c’è chi fa lo fa risalire alle aste pubbliche tenute nella Firenze del Rinascimento dal Magistrato del Sale. In queste cerimonie pubbliche, si usavano candele di sego colorate di verde nella parte inferiore. E l’asta terminava quando la candela, sciogliendosi, giungeva al verde. Tempo scaduto quindi: e se si arrivava a quel punto significava che i partecipanti non avevano il becco di un quattrino per giocare al rialzo. Secondo altre fonti, il modo di dire affonderebbe le sue radici nel Medioevo, quando cioè si usava accendere una lanterna verde per segnalare che era pronto il pasto per chi si ritrovava in povertà (e si parlava di persone non nate in condizioni di indigenza). In questo modo ricevevano beneficenza senza “umiliarsi” davanti a tutti – ma essere al verde, dunque, significava non potersi più permettere nemmeno il cibo. Ma una terza origine del nome ci ricondurrebbe, di nuovo, al gioco, questa volta d’azzardo; essere al verde significherebbe essere arrivati al tavolo “verde”, vuoto, senza più carte da giocare – e presumibilmente, con le tasche vuote.

2) A babbo morto

Questa frase fatta ancor oggi molto usata spesso sta per prestare un servizio senza speranza di incassare molto presto il credito dovuto. Ma come mai si tira in mezzo un genitore morto? Secondo molte fonti, il detto avrebbe un’origine toscana e deriverebbe dalla consuetudine di un  periodo in cui i “giovin signori” di paese una volta contratti debiti con degli usurai, erano costretti ad attendere che il proprio padre passasse a miglior vita per poter mettere le mani sull’eredità e sanare i debiti.

1) Darsi all’ippica

Lo avrete detto ma speriamo non abbiano invitato voi a darvi all’ippica, poiché significa, in breve, che è meglio cambiare mestiere per i disastrosi risultati ottenuti. Ma perché proprio all’ippica, bisogna “darsi” per trovarsi altro da fare? La ragione è ben precisa; questa “frase fatta” è nata durante il periodo fascista e c’è addirittura un anno di nascita. Siamo nel 1931 ed Achille Starace, in veste ufficiale, doveva presenziare ad un convegno di medicina. Ma arrivò con forte ritardo. Quando qualcuno glielo fece notare, la leggenda vuole che Starace sostenesse di non poter rinunciare alla sua cavalcata quotidiana, cosa che lo avrebbe fatto indugiare più del dovuto generando il ritardo. Non solo: Starace, amante della vita sportiva, pare che esortasse i presenti a uno stile di vita meno contemplativo e più attivo: “Fate ginnastica e non medicina. Abbandonate i libri e datevi all’ippica“.

Ilaria Paoletti

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