Roma, 01 dic – Siamo tutti colpevoli. Abbiamo iniziato per gioco a usare, qua e là, termini inglesi per esterofilia, perché ci piaceva come suonavano e per sentirci più intelligenti. Poi qualcuno di noi è cresciuto, si è trovato davanti i rampanti giovani in carriera progressisti e si è dovuto adattare; e giù di briefing, di conference call, di brainstorming e chi più ne ha più ne metta. Lungi da noi fare un’operazione misoneista perché il progresso è inarrestabile; ma preme far notare come le parole italiane siano un po’ trattate come le leggi italiane. Esistono, vanno solo fatte applicare senza andare ad attingere da vocabolari anglofoni. Vediamo qualche caso.

5) Outift

Oggi giorno amici miei se non avete Instagram non siete nessuno. Se lo avete e ne fate un uso strettamente personale, peggio ancora; non monetizzate la vostra immagine. Come dite? Non siete dei vip? Ma non importa, ciò che conta è esserci. E per darsi un tono ancor più “professionale”, una volta coordinati i capi che indossate la mattina, potrete dire fieramente di aver messo su un “outfit”. Scorrono sullo schermo dei telefonini orride immagini di fashion blogger che ci propinano i loro “morning kinda outfit” o “Christmas kinda outfit” in un pappagallame anglofono nauseante. Elevatevi, siate dei fashion blogger differenti; “questa è la mia tenuta da campagna” potrete scrivere nella didascalia della vostra gita sul monte Livata. Oppure, “questo è il mio coordinato per la sera”, illustrandoci i campioni di H&M che avrete scelto per Capodanno. Se la scelta stilistica vi deprime, non temete; sono gli stessi vestiti che indossano le “stylist” di Instagram, voi almeno spiccherete per qualcosa.

4) Deadline

Come facevamo prima degli inglesi a darci una scadenza? Incredibile a dirsi. Dandoci una “scadenza”. O un “termine ultimo”. Pensate solamente al mondo degli avvocati, in cui le scadenze sono all’ordine del giorno – o dell’ora. Chi ha mai necessitato di una deadline, ovvero di una “linea morta” oltre la quale lo spazio e il tempo si annullano? Spesso si utilizzano termini inglesi per questioni di praticità, per mettersi al passo con questa supposta velocità di scambio di informazioni e dati. Ma deadline e scadenza, signori miei: ci si impiega esattamente lo stesso tempo a dire queste due parole. Se preferite la prima rispetto alla seconda siete dei mitomani.

3) Briefing

Ricordo con piacere di aver scoperto questo termine all’epoca di Vallettopoli. In una delle intercettazioni, l’igienista dentale Nicole Minetti diceva a qualcuno (forse proprio a Berlusconi) che alla prossima occasione lo avrebbe “briffato”. Lì per lì pensai ad una pratica sessuale, visto il carattere pruriginoso di tutta l’inchiesta. Invece “briffare” altro non era che l’imbastardimento in italiano di un termine inglese, to brief, che sta all’origine del molto usato (a sproposito) briefing. Se non vado errando, prima di “briffare” in Italia si tenevano delle riunioni. In cui si faceva tutto ciò che si sottintende col termine briefing. E anche in questo caso, la “scusa” di guadagnare tempo non regge. Riunione e briefing occupano esattamente lo stesso tempo per essere pronunciate.

2) Smartphone

Veniamo al fatto spinoso. Si può usare la parola telefonino per “smartphone”? A parer mio sì. Smartphone, in fondo, non significa altro che “telefono intelligente”. Il telefono, caro vecchio oggetto a fili che potevamo permetterci di abbandonare a casa quando non volevamo sentire nessuno, si è evoluto. Rimpicciolitosi, è diventato più intelligente e presente. Andava bene telefonino. Sotto questa locuzione siamo riusciti per decenni a riassumere tutte le sue funzioni, anche perché, va da sé che ormai giusto qualche nonno un po’ orbo e restio ad abbandonarsi al progresso ha ancora uno di quei telefonini che non posseggono internet. Smartphone è più affascinante, una finestra sul futuro e magari vi invoglierà anche di più ad acquistare l’ultimo modello. Ma sempre un telefonino è.

1 Brainstorming

Adesso ci divertiamo. Non ho un equivalente per “brainstorming”, sarò sincera. E sapete perché? Perché nessuno di noi, in vita sua, ha mai necessitato di intrattenere una “tempesta di cervelli” per mettere a punto una mission, cioè uno scopo, in un briefing, ossia in una riunione. In italiano ci confrontavamo, ci consultavamo, si dibatteva, si buttavano le carte in tavola, ci si raffrontava. Questo mettere le proprie idee a disposizione dell’altro usando il termine “brainstorming” suona pretestuosamente fantascientifico – laddove per fantascientifico si intenda, appunto, il voler inventare una pseudoscienza che giustifichi le strane ampolle dai colori intensi e gli strani fumi che si vedono nello studio di ogni scienziato pazzo che si rispetti. Il sospetto è che l’utilizzo di questi termini di derivazione “manageriale” puntino soprattutto ad ingrossare l’ego di chi è il Cumenda ma vorrebbe essere Steve Jobs.

Ilaria Paoletti

23 Commenti

  1. Su smartphone-telefonino, riterrei più consono il termine cellulare visti gli arresti, i giudizi, le intercettazioni e altro di antipatico che spesso comporta.
    Brainstorming, invece, sembra quasi un invito generale alla “polverina bianca”.

  2. E sentire una ragazza che dice al suo fidanzato ” minkia, bro , to lovvo un casino”… Estremamente romantico, vero?! Meritiamo l’estinzione…

  3. Avendo lavorato per lunghi anni in ambiente anglofono (e piccandomi di conoscere un pochino la lingua della Perfida Albione), concordo onninamente con l’autrice dell’articolo… le – per me orrende – frammistioni fra Inglese e Italiano (cfr., p.es., le “ore free” della pubblicita’, che non vuol dire ‘minerale libero’ o ‘gratuito’, anche perche’ l’attributivo inglese deve precedere il nome) mi fanno solamente venire l’orticaria… ho anche trovato un simpaticissimo (vds. punto 2) dell’articolo) ‘furbofono’… ogni tanto invidio i Francesi che con la loro ‘souris’ muovono il cursore sullo schermo dell”ordinateur’…

  4. .. è il nazional-provincialismo…tipico di chi non conosce neppure la lingua italiana…ed è profondamente affetto da senso d’inferiorità…

  5. Bella idea questa odio la neolingua orwelliana infarcita di inglesismi oggi imperante già Marinetti aveva proposto di sostituire il termine bar con “quisibeve” ci vorrebbe una bella battaglia autarchica sulla lingua

  6. aggiungo, nel mondo del lavoro, specie quello impiegatizio, i termini inglesi sono uno ‘shibboleth’ (cercatelo, esiste, e la sua origine è interessante). in altre parole, se non parli così capiscono che non sei del giro, e non ne farai parte mai.

  7. Grazie. Proprio su ‘brainstorming’, se non ricordo male, avevo espresso una critica nei confronti di non so quale giornalista de ‘il primato’ colpevole di averlo usato. Mi fa piacere che vi siate ravveduti.
    Complimenti per l’ottimo lavoro che fate.

  8. Bellissimo articolo, di sicuro condivido il punto di vista (sempre che io ABBIA colto il messaggio). Certo le frasi e le espressioni in grassetto fuoriviano un po’ l’attenzione da quelle “nostrane”. Comunque io propongo in alternativa a “brainstorming” la sua traduzione letterale, TEMPESTA DEL CERVELLO; perché altro non è, non esiste un termine italiano equivalente considerando che non proviene da una matrice latina ma fu un neologismo assoluto, coniato all’interno di una struttura linguistica anglofona.

  9. Siamo una colonia…… Come tali abbiamo sostituito la vita coi reality… Il buon cibo con mcveleno…. Le riunioni con tempeste di cervelli spappolati dall’advertIsing…. American life… Signori… Abbiamo ancora un debito di guerra da pagare…

  10. Che articolo terribile, già leggere che chi non ha Instagram non è nessuno fa ridere, poi per telefonino si intende il telefono GSM che effettuava solo chiamate e inviava SMS, lo smartphone invece ha un sistema operativo più completo rispetto ai firmware antecedenti ad android ed iOS, quindi il termine smartphone è perfetto! Per il resto sono solo parole che si usano in contesti di nicchia…
    Ti consiglio di continuare la tua carriera da influencer da 4 soldi su Instagram “finché continua la moda”

  11. Io trovo l’intero articolo una mera forma di sensazionalismo. Sono profondamente orgoglioso della mia lingua ma non credo che l’italiano che parlo io, oggi, sarà l’italiano che, domani, parleranno i miei figli o i miei discendenti. Perché caratteristica fondamentale di una lingua è la sua evoluzione continua, evoluzione dovuta all’utilizzo e alle influenze esterne. La nostra lingua non esisterebbe se un’altra lingua come il latino non fosse stata contaminata da nuove parlate e nuovi termini, magari importati da altre popolazioni. La nostra lingua non ha bisogno di provincialismi per essere bella e per essere valorizzata. E se vi piace la lingua italiana com’è in questo istante, beh, sappiate che non vi piace la lingua italiana, perché nel frattempo la lingua italiana si è evoluta in qualcos’altro.

  12. La mia opinione è che il linguaggio odierno a parte questi vocaboli inglesi a volte incomprensibili sia diventato alquanto scurrile e volgare sia fra gli adulti che nei ragazzini. Ai miei tempi (1955) il linguaggio era molto più rispettoso una frase non veniva mai inframezzata con la parola caz…. mia figlia ricorda ancora la sgridata che ricevette solo x aver pronunciato la parola cavolo

  13. In realtá briefing e brainstorming non significano riunioni. Briefing deriva da brief, breve, e significa dire in poche parole l’obiettivo di un progetto da portare a termine. Quindi potrebbe essere tradotto più con spiegazione che non con riunione, o con un idiomatico ‘per farla breve’. Un brief si da anche per telefono (cosa che infatti faceva la Minetti), senza fare alcuna riunione. Brainstorming invece è un tipo di riunione in cui i partecipanti sono invitati a dire qualsiasi idea venga loro in mente, anche le più stupide o improbabili, in modo da esplorare un determinato campo d’azione e fare venire fuori una o più idee riguardo un determinato progetto. Quindi un conto è una riunione, dove le persone sono tenute a ragionare ed esprimersi in un certo modo, un altro è il brainstorming. In una riunione di condominio, o con i tuo amministratore delegato, o in uno staff meeting, comportarsi come in un brainstorming non verrebbe accettato molto bene.
    P.S. anche a me succede di sentirmi un po’ urtato e meravigliato, quando non assolutamente divertito, quando sento persone, in genere nel marketing, che parlano con molti inglesismi tecnici. Molte volte sono parole che hanno un corrispettivo italiano molto comune che potrebbe tranquillamente sostituire il termine inglese, altre volte però sono neologismi tecnici che derivano uso e nome da campi di applicazione che usano l’inglese perché dai paesi anglofoni viene a loro definizione e applicazione. Si pensi ad esempio ai termini come views, impression di internet, certo possiamo tradurre come vedute e impressioni, ma intanto dirli in inglese delimita il campo della loro applicazione, vuol dire che stiamo parlando di internet e non di panorami o quadri, e in più la maggior parte dei documenti che parlano di queste cose sono in inglese. Quindi il più delle volte è un discorso di superiorità culturale storica. Cosí come l’inglese ha assorbito dei termini latini sotto la dominazione dei romani, o l’italiano dei francesismi, quando la Francia era il paese culturalmente più avanzato al mondo, ora la nostra lingua è influenzata dall’inglese perché dai paesi anglofoni vengono la maggior parte delle innovazioni che riguardano la nostra vita quotidiana e anche quando non vengono da lí, l’inglese è cosí universale che tende ad essere usato in luogo di lingue più difficili (infatti nonostante la sempre crescente egemonia tedesca, non abbiamo termini germanici nell’uso corrente, ma può darsi che complice anche la Brexit questo cambi). In ultima analisi non trovo affatto sbagliato usare degli inglesismi, perché certe volte sono gli unici termini che definiscono esattamente un concetto. Se danno fastidio al proprio orgoglio nazionalistico però vorrei ricordare che per ribaltare questa tendenza, l’unica cosa da fare è mettersi a studiare e produrre creativitá e innovazioni che vengano accolte anche all’estero. Innovazioni a cui puoi dare un nome italiano invertendo la tendenza. Anche se ormai l’inglese è cosí diffuso e semplice, che è molto più facile veicolare idee e concetti con questo idioma che con una lingua parlata da solo 60 milioni di persone

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