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Le 5 ragioni per fare l’abbonamento al Primato Nazionale

by Ilaria Paoletti
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Primato Nazionale abbonamento

Roma, 23 dic – Risorgimento sovranista”, questo è il nome della nuova campagna di abbonamento all Primato Nazionale. Un invito a ricordare le nostre origini e le nostre radici in vista delle battaglie che ci attendono in questa “nuova normalità”. Ogni mese Il Primato porta in edicola inchieste esclusive, verità non omologate e voci fuori dal coro: e tutto questo senza mai smettere di parlare di cultura, di libri, di arte e di fumetti. Insomma, abbonarsi alla rivista mensile offre una finestra su un mondo che spesso ci viene celato, ma noi vi offriamo comunque cinque validissimi motivi per abbonarsi al Primato Nazionale.

5) Perché Il Primato Nazionale combatte l’egemonia culturale di sinistra

In Italia l’informazione e la cultura sono sempre state appannaggio unico, all’apparenza, della sinistra. Noi sappiamo che non c’è via in realtà, sul “Pianeta sinistra”: è il momento di un risveglio, di un Risorgimento, appunto. E’ tempo di supportare iniziative come Il Primato Nazionale per batterli sul loro stesso campo. Un cambiamento è possibile

4) Per far incazzare i benpensanti

In Italia c’è la democrazia, si dice, eppure sembra sempre a senso unico. Iniziative editoriali come quelle di Altaforte si trovano a dover combattere contro manifestazioni e boicottaggi da parte dei sedicenti “buoni”. Quando si dà fastidio, significa che si dice la verità. Ecco una buonissima ragione per abbonarsi.

3) Perché Il Primato Nazionale non scende a patti col politicamente corretto

Il Primato Nazionale è l’unica pubblicazione dichiaratamente sovranista: sulle pagine del mensile è possibile trovare con una chiave di lettura alternativa al politicamente corretto di attualità, cultura, approfondimento, storia e geopolitica. Solo sul Primato Nazionale è si possono trovare inchieste scomode ed interviste esclusive a chi veramente merita di avere una voce.

2) Perché abbonandoti supporti l’informazione indipendente

Nel panorama editoriale italiano è difficile emergere e imporsi come ha fatto Il Primato Nazionale. Spesso ci lamentiamo di come nessuno sia veramente una voce fuori dal coro: abbonandosi al mensile si può sostenere attivamente un tipo di informazione indipendente, innovativa e vitale.

1) Perché ci scrivono firme illustri e non allineate

La rivista mensile del Primato Nazionale annovera fra i suoi collaboratori volti noti e firme illustri come Vittorio Sgarbi, Adriano Scianca, Francesco Borgonovo, Alessandro Meluzzi e Paolo Bargiggia. Pensatori come Simone Di Stefano, giornalisti e saggisti come Antonio Rapisarda e Fabrizio Vincenti, reporter come Francesca Totolo e prossimamente Franco Nerozzi.

Ilaria Paoletti

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2 comments

Fabio Crociato 24 Dicembre 2020 - 10:59

A sinistra hanno egemonizzato il nozionismo, non la cultura!
Senza sgarbi… Diego Fusaro dove è? Manca qualche “pratico”…
Se si può è meglio comprare in edicola e stuzzicare il vicino curioso.
Buon lavoro e buona campagna d’ inverno.

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Anton 24 Dicembre 2020 - 10:59

Molti lettori del PN sicuramente non la conosceranno ma tra la metà degli anni ’60 e gli anni ’70, in edicola (quando la si trovava!) usciva una bellissima rivista che si chiamava “Il Conciliatore”. Io ne possiedo tre annate complete, dal 1969 al 1972. Anche in quel caso, da parte di alcuni lettori scontenti, giungevano in redazione lettere polemiche riguardanti sia i redattori che i contenuti dei loro articoli: da Adriano Romualdi a Pino Rauti, da Julius Evola a Gianfranco De Turris, passando per Mario Bernardi Guardi, Leo Negrelli, Barna Occhini, etc., la formazione spirituale, culturale e politica dei quali era piuttosto eterogenea anche se, in qualche maniera, affine.

E ovviamente, per una rivista di quel tipo, era difficilissimo accontentare tutti, anche se la sua missione – quella di conciliare, appunto, l’universo non-conforme dell’epoca costituito da monarchici, fascisti, liberali di destra (nazionalisti), cattolici tradizionalisti e seguaci della Tradizione – era manifestata proprio dalla testata. Diversi anni più tardi, più o meno lo stesso tipo di polemiche attraverseranno, di tanto in tanto, la vita editoriale di un’altra rivista non-conforme: “l’Italia Settimanale” (io la ricordo diretta da Marcello Veneziani).

Ora è il turno del PN. Io, pur non essendovi abbonato (ho spiegato altrove i motivi), sono comunque un suo lettore, a volte critico nei confronti di alcuni punti di vista espressi negli articoli oltre che in merito alla presenza di alcuni redattori (Fusaro e Sgarbi su tutti). Questo, però, non mi impedisce di leggerla da cima a fondo e di formarmi un’opinione personale.

Auguri di buon Natale a tutti.

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